“Anche Manuela Arcuri era nella banda”
Dichiarazione choc di Marco Schiavi

CIVITANOVA - Il processo alla Mafia della movida è continuato oggi al tribunale di Macerata. Il collaboratore di giustizia ha fatto il nome dell'attrice: "Faceva parte dell'associazione". I difensori: "Testimonianza piena di contraddizioni"
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La bellissima Manuela Arcuri

La bellissima Manuela Arcuri

 

di Gianluca Ginella

Il pentito Marco Schiavi tira in ballo un nome eccellente che avrebbe fatto parte del presunto sodalizio di cui era a capo: quello di Manuela Arcuri. La nota attrice è attesa al processo, nei prossimi mesi, come testimone della difesa. Intanto oggi il processo della Mafia della movida, che si sta svolgendo al tribunale di Macerata, è proseguito davanti ad un nuovo collegio di giudici. Criticato dai legali dei 17 imputati il fatto di aver scoperto la cosa solo una volta entrati in aula. Respinte le richieste dei legali di riascoltare i tre collaboratori di giustizia, al centro del teorema d’accusa.

Marco Schiavi, il figlio del “Mastino” Gianfranco, condannato all’ergastolo per la strage di Sambucheto di Montecassiano e oggi collaboratore di giustizia, torna a fare dichiarazioni choc in aula. “Manuela Arcuri era a disposizione della nostra associazione” ha riferito Schiavi, senza precisare né il ruolo, né in che modo la nota attrice sarebbe stata, a suo dire, legata alla Mafia della movida. Si tratta di una cosa che il pentito aveva già riferito nelle sue dichiarazioni alla procura antimafia di Ancona e che oggi ha ripetuto nel corso del controesame condotto dall’avvocato Massimo Di Bonaventura, e che in certi punti è stato un vero duello verbale tra Schiavi e il legale. Va detto che Schiavi anche in passato aveva tirato in ballo nomi di persone che però non sono poi risultante coinvolte in alcuna indagine.

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L’avvocato Massimo Di Bonaventura

“Sì, Schiavi dice che Manuela Arcuri faceva parte della loro associazione, e infatti è citata nella mia lista dei testimoni. Ancora non c’è una data per quando verrà in aula” ha riferito l’avvocato Di Bonaventura. Estorsioni ai locali notturni della costa, spaccio di droga, incendi, detenzione di armi (episodi avvenuti nel 2009) sono tra i 47 capi di imputazione che a vario titolo vengono rivolti ai 17 indagati, per 9 di loro la procura contesta l’associazione per delinquere di stampo mafioso. Numerose le domande che sono state rivolte a Schiavi affinché spiegasse come era nata e come agiva l’associazione. Dichiarazioni in cui a detta dei difensori “Schiavi oggi si è contraddetto sempre. Sia su come è nata l’associazione, sia dove, sia su chi c’era, sia su chi ne era a capo” ha detto l’avvocato Di Bonaventura. Le contraddizioni di Schiavi oggi in aula sarebbero cominciate sin da quanto ha parlato dei suoi rapporti con Salvatore Perricciolo, ritenuto uno dei leader del sodalizio. E anche su come avvenne la nascita della banda. “Stavamo all’Open gate, un night di Civitanova – ha detto Schiavi –, era l’aprile del 2009”. A quell’incontro, Schiavi ha riferito che con lui erano presenti tre degli imputati (Salvatore Perricciolo, Alessandro Cavalieri, Francesco Maenza) e “Antonello Lise (collaboratore di giustizia, ndr) e Smaali Tarek”. Ma pochi minuti dopo in aula Schiavi ha detto che Lise non c’era, “non era nell’accordo associativo, non esiste”. E quando gli è stato fatto notare che nelle dichiarazioni alla procura antimafia aveva detto che Lise faceva parte di quella associazione, Schiavi ha detto: “Allora all’epoca ho sbagliato”. Ma contraddizioni ci sono state anche sulla location dove ci sarebbe stato l’incontro per creare la banda. Perché Schiavi ha citato sia l’Open gate che un bar, la Tazza d’oro di San Benedetto. Schiavi avrebbe cambiato versione anche sul rapporto tra un titolare di un night club di Civitanova, e un maresciallo dei carabinieri. Nelle sue dichiarazioni alla procura il collaboratore di giustizia disse che il proprietario del night pagava un maresciallo dei carabinieri per avvertirlo di quando avvenivano i controlli. Ma l’udienza di oggi è stata caratterizzata, oltre che dalle dichiarazioni di Schiavi, anche dal cambiamento del collegio dei giudici. “Ne prendiamo atto, ma ritenevamo opportuno che il precedente collegio terminasse l’attività istruttoria visto che i collaboratori di giustizia erano già stati sentiti. Abbiamo fiducia in questo nuovo collegio” ha commentato l’avvocato Di Bonaventura, che aveva chiesto proprio che i collaboratori venissero risentiti. Una richiesta però respinta dal nuovo presidente del collegio, il giudice Daniela Bellesi. “Era meglio se fossero stati risentiti – ha detto l’avvocato Gian Luigi Boschi, che assiste due degli imputati –. E’ un processo complesso che dura da 3 anni. E’ vero che la richiesta andava circostanziata ma è anche vero che i difensori hanno appreso questa mattina del cambio dei giudici”.

I 17 imputati sono Nicola Bella, Alessandro Cavalieri, Margherita Linardelli, Francesco Maenza, Giuseppe Perricciolo, Salvatore Roberto Perricciolo, Alessandro Petrolati, Agostino Porcelli, Filippo Riggio, Mauro Amidei, Rosario Arienzo, Mirco Calvari, Salvatore Fontana, Agostino Giacchetti, Roberto Olivieri, Sandro Sabini, Domenico Sanfilippo.  Sono difesi tra gli altri dagli avvocati Gianluca Gattari, Anna Indiveri, Vando Scheggia, Massimiliano Cingolani.

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LE PRECISAZIONI – Manuela Arcuri: “Non so chi sia Marco Schiavi”. (leggi l’articolo).



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