“La ferrea logica di don Carnevale e la lapide che ricorda la morte di Carlo Magno”

Domenico Antognozzi, collaboratore del salesiano che sostiene che Aquisgrana sia a San Claudio, racconta la meticolosità degli studi fatti e sostiene la tesi
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Don Carnevale durante l'inaugurazione della lapide a San Claudio

Don Carnevale durante l’inaugurazione della lapide a San Claudio

Sono tante e diverse le reazioni alla tesi di don Giovanni Carnevale, salesiano nato a Capracotta ma da decenni a Macerata, che nel 1990 ha sollevato quello che può essere definito un  ragionevole dubbio sul fatto che l’Aquisgrana di Carlo Magno non sia ad Aachen ma a San Claudio. Da allora il religioso non ha smesso mai di studiare per cercare elementi che confermassero la sua tesi. Intanto molti hanno iniziato ad interessarsi alla sua rilettura della storia, altri invece l’hanno criticato, altri ancora hanno  risposto con una certa indifferenza. E’ comunque innegabile che la sola idea fa discutere. E quando si discute di cultura, è sempre buona cosa. Interviene sulla questione Domenico Antognozzi, collaboratore del centro studi San Claudio al Chienti.

«Da tempo si discute su San Claudio, su Carlo Magno e sulla sua tomba. Anche una voce autorevole quale quella di Giancarlo Liuti si leva a chiedere alla “cultura alta” di scendere un pochino (leggi l’articolo).
Certo, l’argomento è avvincente ed al solo pensiero che sia vero quanto afferma il professor Carnevale fa volare la fantasia.
Ma perché questa tesi non dovrebbe essere vera? E perché dovrebbe essere creduto quello che viene detto ad Aachen? Nella ricostruzione storica del Carnevale non esiste alcuna contraddizione archeologica o storica; c’è una ferrea logica in cui si collocano perfettamente tempi, luoghi ed eventi.
Come mai gli amici d’oltralpe, sempre pronti ad attaccare l’Italia per la corruzione, la mafia ed anche la pasta asciutta tacciono ed i loro accademici non portano validi argomenti in contrapposizione alle affermazioni del professor Carnevale?
Si sta anzi, verificando che proprio dalla Germania comincia a levarsi qualche voce, comprensibilmente timida, che ammette le contraddizioni della storia ufficiale originatesi nel clima dello storicismo romantico del secolo decimonono.
Chi segue gli studi di Carnevale fin dall’inizio, cioè dal lontano 1990 ed ha letto, anzi studiato ed approfondito le sue dieci pubblicazioni, può essersi reso conto della meticolosità, oserei dire della pignoleria tipica dei teutonici con cui il professore ha portato avanti le sue ricerche.
E’ giustificato e comprensibile lo scetticismo di qualcuno perché per comprendere a fondo le ragioni che hanno portato Carnevale a queste conclusioni dovrebbe, studiare, approfondire, verificare ed analizzare documenti, reperti, monumenti, edifici e molto anche del territorio.

Abbazia di San Claudio

Abbazia di San Claudio

Fino ad oggi tutta la storia medioevale è stata insegnata secondo la ricostruzione fatta dai tedeschi i quali hanno incentrato le ricerche su Aachen: “Carlo Magno è sepolto qui in Germania, quindi Aquisgrana è questa !” e nel 1800 ne hanno ricostruito la storia interpretando luoghi ed eventi su questo dato falso. Per scoprire la verità bisogna mettere in dubbio proprio ciò di cui si è più sicuri: Aachen non e mai stata carolingia e questo è quello che ha fatto il professor Carnevale.
Le sue lauree, anzi direi, al di là delle stesse lauree ed abilitazioni all’insegnamento, la conoscenza del tedesco, del latino, del greco, del francese, dell’archeologia, della storia antica e moderna, della storia dell’arte e della storia della chiesa affrontata per divenire sacerdote e che ha anche insegnato alternandole per tutta la vita nei licei Salesiani, ha permesso al professor Carnevale di interconnettere le notizie che via via ricavava dall’esame dei documenti.
Anche se egli stesso inizialmente era incredulo piano piano tutto questo lo ha portato ad affermare con assoluta certezza che la Basilica Palatina di Carlo Magno, la “Sancta Maria Mater Domini”, è oggi la chiesa di San Claudio al Chienti. I documenti dicono che Carlo Magno è stato sepolto non come tutti gli altri morti ma seduto “in Solium” sotto un’arcata addossata all’ingresso della Cappella Palatina costruita “inter vineta”, in aperta campagna, come dice Alcuino e come vediamo oggi in San Claudio.
Perché l’alta cultura, come l’ha definita il Dottor Liuti, non ci spiega come mai dopo anni ed anni di scavi fatti davanti all’ingresso della Cappella Palatina ad Aachen, dal professor Andreas Schaub setacciando la terra palmo a palmo, non e stata mai trovata la tomba del sovrano? Anche gli scarsi reperti venuti alla luce non vanno oltre l’epoca sveva.
A San Claudio è stato sufficiente utilizzare il georadar sotto l’arcata del suo ingresso per localizzare non una tomba ma il tugurium con all’interno il trono, visto nell’anno mille dall’Imperatore Ottone III ?
Al momento della sepoltura del sovrano, il 28 gennaio 814, sopra alla tomba fu posta questa sdicitura: Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magniatque orthodoxi imperatoris qui regnum francorum nobiliter ampliavit et per annos XLVII rexit – Decessit septuagenarius anno domini DCCCXIIII indictione VII V kal. Febbr. (da: Vita et gesta Karoli Magni – Einhart – Cap. 31)
La stessa è stata riprodotta sulla lapide che il 28 gennaio 2014 è stata apposta a San Claudio. Questo per ricordare che in quel giorno, 1.200 anni fa, moriva l’Imperatore, non per garantire che nel tugurium, sul trono c’è ancora seduto Carlo Magno, come probabile.
Sulla effettiva presenza dei resti di Carlo Magno all’interno della tomba il dubbio può esistere. Occorre allora chiarire: La descrizione dell’apertura del sepolcro fatta dall’Imperatore Ottone III e dal Conte di Palazzo Ottone di Lomello riporta dettagli talmente precisi che viene difficile ritenerli non attendibili. (Chronicom Novaliciense, libro III,32)
Federico Barbarossa, nella ricerca della tomba per traslare il corpo di Calo Magno e battere sul tempo il cistercense Suger, non riuscì a trovarla. Scrisse che il corpo era stato collocato in un nascondiglio ma che lui per divina ispirazione lo aveva ritrovato. Avrà certamente aperto una sarcofago e vi avrà trovato forse il corpo dell’Imperatore Carlo il Grosso? Non sappiamo se ha barato o se credeva anche lui che fosse il vero Carlo Magno.
Quelle ossa che sono ad Aachen di chi sono? Recentemente, studiosi dell’Università di Zurigo, dopo 26 anni di analisi su quelle ossa hanno detto che non c’è la certezza che si tratti delle ossa del sovrano, ma probabile .
Per concludere, se nel “tugurium” di San Claudio c’è ancora o non c’è più il corpo del sovrano, questo potrà chiarirlo solo l’apertura della tomba.
Per ora la Sovrintendenza di Ancona non ne da il permesso».



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