Il pubblico si diverte con «La zia di Carlo»

Grandi risate al Comunale di Treia

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Maria Cristina D'Abbraccio e il cast

Maria Cristina D’Abbraccio e il cast

di Walter Cortella

Se è vero che «il riso fa buon sangue», come recita un vecchio proverbio, beh! allora possiamo tranquillamente affermare che sabato scorso per gli spettatori del teatro Comunale di Treia, assistendo a La zia di Carlo, l’esilarante commedia scritta dall’inglese Thomas Brandon nel lontanissimo 1892 e messa in scena dalla Compagnia Teatrotredici di Norcia, è come se si fossero sottoposti ad una bella e ricostituente trasfusione… di buonumore. Nell’arco di oltre un secolo, la divertente pièceè stata rappresentata un’infinità di volte in tutti i teatri del mondo, anche a Broadway e a Londra sotto forma di musical, e ne sono state realizzate anche tre versioni cinematografiche, tra il 1913 e il 1943. La zia di Carlo fu portata al successo in Italia per primo dal grande Macario negli anni ’40, seguito in tempi più recenti da big del calibro di Lando Buzzanca e Tullio Solenghi. È una farsa che nell’adattamento curato dalla regista Maria Cristina D’Abbraccio abbandona l’ambientazione originale (Oxford) per trasferirsi nella solatìa Napoli, dove due gaudenti studenti del locale ateneo (Giacomo e Carlo) sono attratti più dalla goliardia che dallo studio. Secondo un cliché consolidato, i due sono sempre a corto di quattrini e sperano di risolvere i loro problemi economici corteggiando Amy e Kitty, due graziose ragazze di buona famiglia, vigilate strettamente dal loro tutore, don Vincenzo, un simpatico avvocato napoletano. L’imminente arrivo di donna Lucia, la ricchissima zia di Carlo, sembra poter assicurare un favorevole esito ai progetti dei giovani innamorati: grazie ai suoi soldi, ognuno risolverà il proprio problema esistenziale, tanto i ragazzi quanto le ragazze che, in fondo, non cercano altro che il «buon partito» col quale raggiungere l’ambìta sistemazione. Ma un contrattempo sembra compromettere i loro progetti: la anziana signora, partita dal Brasile per conoscere il nipote, ritarda e allora i due studenti, messi alle strette dal precipitare degli eventi, coinvolgono un loro amico, il simpatico e gaudente Federico, che volentieri si presta al gioco ed assume il ruolo della zia Lucia. Inutile dire che a questo punto succede di tutto, nel rispetto della migliore tradizione della commedia degli equivoci. La vicenda attuale finisce per intrecciarsi con avvenimenti del passato e la situazione diviene talmente ingarbugliata che sembra essere sempre sul punto di degenerare in un pasticcio colossale. Per fortuna, le cose si rimettono a posto e, dopo una serie di esilaranti e imprevedibili colpi di scena, arriva il sospirato lieto fine. Le due coppie di giovani possono coronare il loro sogno d’amore, ma anche la vecchia zia Lucia ritrova il suo spasimante d’un tempo, nella persona dell’ammiraglio Crespi, padre di Giacomo. E pure Federico, l’amico burlone, ritrova Ela, la «brutta cozza» conosciuta molti anni prima e immediatamente abbandonata. Ma la ragazza è ricca, e quindi la sua bruttezza passa decisamente in secondo piano.

Giuseppina Perla e Luciano Gubbini

Giuseppina Perla e Luciano Gubbini

La commedia è una vera macchina da risate. Le gags, sempre brillanti e garbate, nel più puro stile anglosassone, si susseguono fin dalle prime battute. Il pubblico capisce subito il gioco e ride divertito durante l’intero arco dello spettacolo. Il testo della commedia è stato adattato e attualizzato dalla regista. Sua la «trovata» finale: Federico, ovvero la falsa zia Lucia, è in realtà un attore brillante che, poco prima della chiusura del sipario, riceve la comunicazione che aspettava da tempo: il Teatro di Montecarlo lo dichiara vincitore di un concorso artistico, in virtù del quale viene scritturato per rivestire il ruolo di…..zia Lucia nella omonima commedia. Non c’è che dire: un vero coup de théâtre. Nonostante gli anni, la commedia conserva tutta la sua carica di elegante comicità, senza mai perdere i ritmi della farsa classica. Per questo suscita ancora vivo interesse e ottiene lusinghieri consensi da parte del pubblico che ride di gusto, come detto dall’inizio alla fine.

Emanuela D'Abbraccio e Stefano Rastelli

Emanuela D’Abbraccio e Stefano Rastelli

Alla regista va riconosciuto il merito di aver saputo amalgamare il folto gruppo di attori, alcuni dei quali alla prima esperienza, caratterizzando con precisione i singoli personaggi, interpretati con bravura e sobrietà da tutti i componenti del cast. Su tutti primeggia, per importanza del ruolo rivestito (Federico), Luciano Gubbini, perfettamente a suo agio sulla scena che domina con grande padronanza. Possiede una spiccata vis comica e notevoli doti interpretative che raggiungono l’acme in occasione del suo travestimento, ma accanto a lui fanno la loro bella figura anche Roberto Moretti (Giacomo) e Stefano Rastelli (Carlo), Vincenzo Nardo (don Vincenzo) e Francesco Rossi (l’oste Pasquale) e le due ragazze, Emanuela D’Abbraccio (Amy) e Giuseppina Perla (Kitty). Una citazione a parte merita Bianca Ciani per la sua riuscita e misurata caratterizzazione di Mami, la cameriera brasiliana, un personaggio di secondo piano, interpretato nella giusta maniera. Spettacolo decisamente di buona qualità, da parte di una formazione amatoriale di alto profilo qualitativo.


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