14 marzo 1986, Mandela era in carcere
E da Macerata arrivò
la cittadinanza onoraria

IL MONDO PIANGE MADIBA - In consiglio comunale si espresse negativamente il Msi, si astennero Dc ed un consigliere del Pri. Unanimità invece per il vescovo anglicano, Desmond Tutu. Il sindaco Carlo Cingolani dichiarò: “Questo gesto lega Macerata a due combattenti contro l'intolleranza ed il sopruso”. Ed oggi dice a Cronache Maceratesi: “La storia ci ha reso giustizia, il nostro gesto era provocatorio: Mandela allora era ancora detenuto e non aveva rinunciato alla lotta armata. Quattro anni dopo, finalmente liberato, divenne l'eroe della riconciliazione”
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nelson mandela

di Maurizio Verdenelli

Nelson Mandela, morto ieri a 95 anni nella sua casa di Johannesburg, pianto e celebrato nel mondo, dai potenti (a cominciare da Barack Obama che al suo esempio tutto doveva) e dagli umili che lui privilegiava, colui che venne definito leggenda vivente contro l’apartheid, il ‘Gandhi nero’, l’eroe di una nazione oppressa che pur dopo 27 anni trascorsi nelle galere mai aveva pronunciato la parola ‘vendetta’, il ‘padre’ del nuovo Sudafrica riconciliato che nel ’93 avrebbe ricevuto il Premio nobel per la Pace insieme con il presidente bianco che l’aveva liberato, Frederik Willem De Klerk, quest’uomo glorioso per il quale Desmond Tutu ha ringraziato ‘Dio per averlo dato all’umanità’, divenne con grande fatica e in un clima di sospetti ‘cittadino onorario’ a Macerata. Accadde nel pomeriggio del 14 marzo 1986 nel corso di una seduta straordinaria del consiglio comunale, che si era protratta per due giorni. All’odg, tra gli altri punti, il conferimento della cittadinanza onoraria a Nelson Mandela e all’arcivescovo anglicano (il primo nero) Desmond Tutu  “due indomiti combattenti -recitava il comunicato- contro la discriminazione razziale del popolo nero in Sud Africa”.
Questa la motivazione per colui che sarebbe stato, fino al ’99, presidente del Sud Africa: “A Nelson Mandela, fondatore della Lega della Gioventù, presidente dell’African National Congress, organizzatore del movimento della resistenza anti-apartheid, condannato nel 1962 ai lavori forzati ed al carcere a vita, per la coerenza morale, il sacrificio personale, la dedizione assoluta con cui si è reso interprete e protagonista della giusta lotta che il popolo nero in Sud Africa conduce per il riconoscimento della propria dignità e dei propri fondamentali diritti”.
“Prima di procedere alle votazioni -continuava la nota dell’ufficio stampa diretto mirabilmente dall’indimenticabile Fabrizio Liuti- sull’argomento si era svolta un’ampia discussione con gli interventi dei consiglieri Valerio Calzolaio (Pci), Giulio Conti (Msi), Ivano Tacconi (Dc), Anna Guzzini (Dc), Pietro Marcolini (Pci). Discussione che aveva evidenziato pieno accordo sul conferimento della cittadinanza onoraria al vescovo anglicano Desmond Tutu, ma netto dissenso, in particolare da parte del Movimento sociale, su Nelson Mandela in quanto -si è sostenuto- conduce la lotta contro l’apartheid, istigando alla violenza. Queste differenzazioni hanno trovato puntuale riscontro in sede di votazione. Infatti, mentre la proposta di cittadinanza onorari a Tutu è stata votata all’unanimità, con l’astensione di Cappellacci e Centioni della Dc, quella a Nelson Mandela è stata approvata con il voto contrario del MSI (due, ndr) e l’astensione di 13 consiglieri (12 della Dc ed uno del Pri)”.
Tante astensioni e ‘no’ dunque, contro Madiba ‘cittadino di Macerata’: chissà come sarebbe andata a finire se la sua ‘pratica’ non fosse stata legata al cristiano monsignor Tutu, cui si deve la definizione di ‘nazione arcobaleno’ tesa ad armonizzare le diverse realtà del Sudafrica di cui era il primate per la Chiesa anglicana!
A Macerata, decine e decine di migliaia di km da Johannesburg, contro Mandela si espresse in pratica la lunga linea grigia conservatrice che legava le pur diverse ideologie connotando tuttavia le scelte ‘che contavano’ a Palazzo, anche se il sindaco Carlo Cingolani intese spazzare via ogni polemica dichiarando: “Il gesto ha un grande significato ideale e morale perché, legando la popolazione maceratese a due combattenti contro l’intolleranza ed il sopruso, consolida e riafferma i valori della solidarietà e del rispetto dei diritti umani che da sempre sono radicati in questa città”.

L'ex sindaco Carlo Cingolani

L’ex sindaco Carlo Cingolani

“C’è da dire -dice ora l’avv. Carlo Cingolani- che il gesto di Macerata aveva un significato di altissima, nobile provocazione. Nelson Mandela, in quel mese di marzo di 27 anni fa, era ancora detenuto (sarebbe stato liberato nel febbraio 1990 ndr). Sulla scia di questo spirito ‘provocatorio’ inviammo la nostra delibera consiliare all’ambasciata sudafricana a Roma. La risposta fu un gelido silenzio. Le ‘resistenze’ contro Madiba all’interno del nostro Consiglio derivavano dal fatto che lui, appena un anno prima, aveva rifiutato pubblicamente la libertà condizionata offertagli dal governo apartheid in cambio alla rinuncia della lotta armata. Poi, finalmente libero, è diventato il campione della riconciliazione. Che dire? La Storia ci ha reso giustizia, ci ha dato ragione: Macerata aveva visto lontano!”.
Prima di Mandela e Tutu, oggi ottantanduenne  – anch’egli premio Nobel, undici anni prima di Madiba- erano stati cittadini onorari l’educatore prof. Virgilio Brocchi (1946); il medico prof. Rinaldo Astolfi; Enrico Mattei (1960, “per la sua attività diretta al rilancio economico ed industriale della terra maceratese”); Montserrat Caballè (1982, “per la sua attività artistica e promozionale in favore dello Sferisterio e della città di Macerata”) mentre due anni dopo, fu la volta del leader di Solidarnosc, poi presidente della Polonia, Lech Walesa.
Nell’elenco ufficiale, in Comune, dopo Mandela e Tutu (’86), non si fa cenno ad altri ‘cittadini onorari’. In realtà, il cronista ricorda almeno altri due nomi. Nel 2004, pronubo il sindaco Giorgio Meschini, ecco il cardinal Ersilio Tonini, scomparso quest’anno, e sette anni più tardi il riconoscimento toccò al ‘figliol prodigo’, il ‘maceratese di ritorno’ Dante Ferretti.
Una grossa ‘frenata’, in ogni caso, da Mandela e Tuti in poi voluta peraltro espressamente nelle delibere di quello stesso anno ’86 dove si confermò la scelta di limitare il numero dei conferimenti della cittadinanza onoraria maceratese attribuendola “a chi si fosse distinto per doti morali, altezza d’ingegno e nobiltà di agire nella difesa dei fondamentali diritti umani e/o per lo sviluppo civile, culturale della comunità locale”.
All’idea di avere Mandela e Tutu propri ‘concittadini’, la città si mostrò al solito freddina. I giornali diedero più spazio a Ray Charles che sarebbe stato la guest star in estate all’Arena e al furto di uno dei due grifoni di ghisa ai cancelli.  La notizia che campeggiava sui quotidiani, in quei giorni, era sopratutto il rimpasto in Comune. Su ‘spinta’ del capogruppo dc, Giuseppe Sposetti, il lunedì successivo sarebbero entrati in giunta i socialisti! Nel Psdi l’on. Flavio Orlandi (Flaviuccio per il celebre corsivista dell’Unità, Fortebraccio) lasciava il posto ad Alfredo Monteverde, volto affidabile e noto per il Bilancio, mentre le new entry socialiste rispondevano al nome di Enrico Brizioli e Bruno Mandrelli. Il primo era accreditato, alla vigilia, della delega allo Sferisterio (al tramonto la stella di Davide Calise, per il quale si sarebbe potuto dire come per Ovidio ‘carmen sive error’…) ed anche della carica di vice sindaco che peraltro la sinistra del partito, guidata da Giovannino Saverio Casale, rivendicava per il proprio ‘poulain’.  Brizioli divenne in effetti vice dell’inamovibile Cingolani, ma perdette in extremis l’ambito assessorato che era stato di Calise, finito a Mandrelli. Bruno, come hai fatto a farcela? Gli chiesi. “Semplice. Sono andato a casa di Enrico. ‘Scusa, non puoi pretendere tutto… Ha capito, da buon compagno socialista. Adesso siamo più amici di prima”.
La nuova amministrazione (in ordine d’importanza in relazione alle componenti) Dc-Pri-Psi e Psdi fu avviata qualche giorno dopo la cittadinanza onoraria ai due campioni anti-apartheid. Anche i giornali trattarono con un po’ di snobbismo la notizia su Mandela e Tutu e ‘il travaglio’ dei lavori consiliari che li aveva riguardati. Il Messaggero (chi scrive, ahinoi!) e il Corriere Adriatico si limitarono a pubblicare l’ottimo ed esaustivo, al solito, comunicato di Liuti. Titolando sui due nuovi illustri ‘maceratesi’ mentre Il Resto del Carlino titolò sull’ennesima crisi della società di calcio Maceratese, anch’essa all’ordine del giorno del Consiglio. Estrapolando in una ‘breve’ (tre righe tre) la news sul riconoscimento ai due leader sudafricani. In questo tuttavia interpretando, come sempre, il comune sentire della maggioranza della popolazione di cui era il giornale più letto.

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