Omaggio all’astrofisica: “…e noverar le stelle ad una ad una…”
Quando Margherita Hack venne a Recanati per presentare il suo libro scritto a quattro mani con... Giacomo Leopardi
di Donatella Donati
Nel 2001 Margherita Hack era a Recanati per la presentazione del libro “Storia dell’astronomia –dalle origini ai nostri giorni”, scritto a quattro mani da Giacomo Leopardi e da lei. Vestita di rosso com’era sua consuetudine, con la inconfondibile voce un po’ roca e il tratto affabile, parlò della soluzione originale del recupero di un lavoro di minuziosa ricerca, quello fatto da Leopardi all’età di quindici anni. Aveva ritenuto di non toccare niente, di non aggiungere inutili note perché il giovanissimo scienziato aveva scritto tutto quanto a quell’epoca si sapeva sull’argomento, con una apertura quasi visionaria sul futuro delle nuove scoperte. Ne ha confermato la validità nella riedizione fatta dalla stessa casa editrice Dell’Altana nel 2011. Inutile dire con quanta passione e precisione la Hack conduce il lettore lungo il cammino fatto dalla scienza astronomica dal tempo dove l’ha lasciata Leopardi, l’apparizione della cometa nel 1811, ai nostri giorni. Quella che potrebbe sembrare, paragonandola alle credenze e alle informazioni del passato, una leggenda affascinante, è invece la storia vera del cammino della scienza e delle scoperte che allargano a dismisura il nostro orizzonte e costeggiano l’infinito. Quanto a Leopardi la sua opera, frutto di sei ininterrotti mesi di lavoro, matto e disperato, come lui stesso lo definiva , parte da Talete e arriva ai primi anni dell’ottocento. Divisa in cinque capitoli, prende in considerazione vari punti di vista, quello scientifico, quello filosofico, quello artistico, quello delle credenze popolari e non ultimo quello della poesia. Centinaia di note, duemila nomi, tutto con il rigore della ricerca e l’entusiasmo della nascente poesia.
La sua precocità non è nuova tra i grandi. Ricordo una mostra a Parigi nella sede della vecchia Biblioteca nazionale –Le printemps du génie- nella quale venivano raccontate storie di precocissimi inventori. Cito tra loro per la sua vicinanza a Leopardi Blaise Pascal che a sedici anni pubblicò lo studio sulle sezioni cubiche e a diciassette inventò la pascalina, la prima addizionatrice meccanica.
Anche oggi sono i giovanissimi, quasi ancora adolescenti, a innovare nell’ informatica tramite quella rete globale, l’etere, che Leopardi e la Hack hanno amato per tutta la vita.

