“La Cultura si mangia”
Presentato a Macerata il libro di Pietro Greco e Bruno Arpaia
Una delle cause principali del declino economico , sociale ed ambientale del nostro Paese è il costante e crescente disinvestimento di risorse economiche ed umane dall’Economia della Conoscenza; proprio mentre il resto del mondo si muove in direzione opposta. Un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e ad alto contenuto di conoscenza, è però possibile anche da noi, ed i segnali ci sono.
Queste considerazioni sono state esposte da Pietro Greco , giornalista e autore del libro “La Cultura si mangia”, e da altri convinti conferenzieri, in un incontro , breve ma particolarmente stimolante, che si è tenuto nei giorni scorsi a Macerata presso la sala Abside dell’Università a cura della Associazione Nuovo Riformismo .
Ripercorrere le tappe ed i numeri della scellerata strategia che ha contribuito a provocare il declino che stiamo vivendo fa davvero male . Anche perché le responsabilità sono comuni (la politica ma anche la società civile ed imprenditoriale devono farsi la loro bella autocritica) ed i segnali premonitori evidenti , ma ignorati.
Per essere chiari bisogna definire che cosa si intende per Economia della Conoscenza. E’ l’insieme di valori economici e sociali generati dall’ industria culturale (che comprende artigianato, arti visive , design , nuovi media , spettacolo e altro ancora) , dalla Formazione (quella scolastica ed universitaria ma anche quella che accompagna il ciclo lavorativo) esoprattutto dalle attività di ricerca e sviluppo (la più importante per l’impatto economico e per gli effetti sullo sviluppo) . Un ambito all’interno del quale non si può distinguere, anche in termini di rilevanza, fra cultura umanistica e scientifica viste le continue e feconde contaminazioni.
Ebbene negli ultimi decenni in Italia, sia il settore pubblico che quello privato non hanno fatto altro che disinvestire risorse dall’Economia della Conoscenza. Convinti evidentemente che si potesse campare di rendita sui tesori della nostra storia , del nostro territorio (che abbiamo saccheggiato, entrambi) e sul nostro genio , “creativo” , ma sempre più povero di conoscenze. Nel frattempo inoltre vengono anche meno i tradizionali punti di forza della nostra economia e cioè il basso costo del lavoro prima e la possibilità di svalutare poi.
Bello è che il mondo nello stesso periodo andava in direzione completamente opposta . Non solo gli Americani , i Tedeschi ed i Giapponesi ma anche e soprattutto le nazioni a più recente sviluppo. Della Cina sappiamo tutto se non che sbagliamo a considerare solo i suoi bassi costi di produzione senza valutare gli ingentissimi investimenti nell’industria hi-tech, ma prendiamo un esempio più a scala “italiana” come ad esempio la Corea. Impietoso il confronto con questo paese che negli ultimi venti anni ha ribaltato tutte le posizioni nei nostri confronti . Più ricerca e sviluppo , più industria culturale, più laureati. Attualmente, se prendiamo la classe di età fra 25 e 40, anni ci sono 60 sudcoreani laureati su 100 mentre noi superiamo di poco i 20 . Ed il numero degli iscritti all’università è perfino in calo assoluto e percentuale! Nello stesso periodo la Corea è riuscita anche a ridurre le diseguaglianze. Indovinate un po’ come sono andate le cose da noi ?
Ed i trend globali continuano ad andare in una unica direzione. La necessità dello sviluppo sostenibile non farà altro che accelerare la transizione verso una economia sempre più “immateriale” dove si cercherà di soddisfare le esigenze crescenti della popolazione mondiale utilizzando sempre meno risorse per unità di prodotto (meglio ancora per unità di funzione) puntando su scienza, design , information tecnology, sull’accesso in alternativa al possesso. Rivoluzioni che richiedono maggiori competenze scientifiche e anche umanistiche (vedi il ruolo dell’innovazione sociale). Insomma altro che meno laureti!
Non abbiamo più speranze ? No di certo. A ricordarcelo ci hanno pensato Fabio Renzi, segretario generale di Symbola, impegnata nel promuovere il nuovo Made in Italy che punta sulla cultura e sulla innovazione sostenibile, e Pietro Marcolini, Assessore delle Marche, regione che prova ad invertire la tendenza tanto da essere oggi quella con il più alto investimento pro capite in cultura del nostro Paese. Troppo poco ancora per essere decisiva ma abbastanza per risultare un esempio da seguire.
Per chi volesse capire ancora di più e meglio cosa significa oggi per l’Italia puntare su un modello di sviluppo sostenibile e ad alto contenuto di conoscenza avrà una bella opportunità, la prima settimana di Luglio, visto che proprio la Provincia di Macerata ospiterà una versione Extra large del Seminario estivo di Symbola. Una scelta della location tutt’altro che casuale evidentemente.
Insomma, se vogliamo risolvere i nostri grandi problemi cerchiamo pure di strappare qualche concessione all’Unione Europea, abbassiamo qualche tassa certo; ma dobbiamo tornare ad investire subito, non solo soldi, per accrescere il patrimonio della nostro cultura. Questa è una responsabilità che spetta soprattutto alle nostre classi dirigenti ma nel frattempo per favore, continuiamo a mandare i nostri figli all’Università!
*Mario Iesari, GreenActions
