Lecturae Dantis: Canto XIII, Pier delle Vigne
RECENSIONI - L’Associazione Dantesca di Civitanova ha chiuso il ciclo invernale dedicato alla prima parte della Divina Commedia
di Walter Cortella
Con la lettura guidata del Canto XIII dell’Inferno, l’Associazione Dantesca di Civitanova chiude il ciclo invernale dedicato alla prima parte della Divina Commedia. Ancora una volta il commento è stato affidato alla prof. Luisa De Luca la quale ha illustrato, con la consueta chiarezza e proprietà di linguaggio, il canto dedicato a Pier delle Vigne. Nativo di Capua, fu uomo politico, scrittore e letterato e visse nell’XIII secolo, esercitando la sua professione di protonotaro presso la corte dell’imperatore Federico II di Svevia. Stimato assai dal sovrano, era considerato uno dei suoi più stretti collaboratori. Grazie alla sua vasta competenza giuridica, prese parte attiva alla stesura della celebre Costituzione di Melfi del 1231,ma la sua fulgida stella tramontò bruscamente nel febbraio 1249, quando venne arrestato a Cremona con l’accusa infamante di tradimento nei confronti dell’imperatore. I motivi dell’arresto non sono mai stati chiariti: si è ipotizzata una congiura o una vile accusa di corruzione, frutto dell’invidia che serpeggiava tra i cortigiani. Fu fatto accecare dall’imperatore nella Rocca federiciana di San Miniato. Per la disperazione, si suicidò fracassandosi la testa contro il muro della cella. Per questa ragione lo incontriamo nel VII Cerchio dell’Inferno, dove Dante colloca i violenti contro se stessi (i suicidi) e quelli contro il patrimonio (gli scialacquatori). Il Poeta e la sua guida, superato con l’aiuto del centauro Nesso il fiume infernale Flegetonte, si trovano dinanzi una tenebrosa selva che nulla ha a che vedere con quella peraltro «oscura, selvaggia, aspra e forte» citata nell’incipit dell’opera. È mostruosamente intricata. Gli alberi hanno un colore scuro, i rami sono privi di frutti, nodosi e contorti. Su di essi nidificano le Arpie, gli orribili mostri dal corpo per metà donna e per metà uccello. Acuti lamenti umani terrorizzano i due visitatori.
Ma questa selva non nasconde alcun essere vivente. È talmente inospitale che non vi dimorerebbero neppure le bestie selvagge della Maremma toscana. Gli alberi racchiudono le anime dei dannati che in vita oltraggiarono il loro corpo. Per questo sono stati trasformati in piante, decadendo verso una forma di vita inferiore. Dante, su invito del Maestro, spezza un ramoscello e trasecolato ode la voce del cancelliere imperiale dal quale apprende che,avendo rifiutato col suicidio la sua condizione umana, non potrà riunirsi al suo corpo, per la dura legge del contrappasso, neppure nel giorno del Giudizio Universale. Pier delle Vigne dichiara la propria innocenza e prega Dante di riabilitare la sua fama nel mondo quindi, sollecitato da Virgilio, spiega come i corpi dei suicidi si trasformano in piante. Nella selva incontriamo altri due personaggi: Lano da Siena e Jacopo da Sant’Andrea che in vita dilapidarono stoltamente le loro fortune finanziarie. Il canto di Pier delle Vigne è un esempio di stile alto e solenne, pieno di raffinatezze e ricercatezze retoriche ed offre al lettore molti spunti di riflessione. Stimolato dal presidente Francesco Sagripanti, appassionato studioso dell’opera dantesca, l’uditorio ha dato vita ad un serrato dibattito sollevando molti interessanti interrogativi. Numerose e pertinenti le riflessioni sul tema del suicidio, una piaga che ogni giorno miete vittime in ogni angolo del mondo. A conclusione della serata, un quintetto di giovani studenti, composto da Mattia Storani, Mariano Gasparroni, Elena e Lucio Sagripanti e Marco M. Piras ha letto con passione l’intero canto. Con questa consueta performance,sempre molto apprezzata dal pubblico, l’Associazione Dantesca dà appuntamento ai suoi iscritti per la metà del prossimo mese di agosto, nella zona del porto, per la tradizionale lectura dantis all’aperto.


