Ode al monumento a Garibaldi
Macerata (opera di Ettore Ferrari) XXX aprile 1895”, composta da Paolo Vitali
di Mario Monachesi
Il 30 aprile di ogni anno, nel corso di una cerimonia che ha luogo presso il monumento a Garibaldi, Macerata ricorda la presa di Porta San Pancrazio, avvenuta a Roma il 30 aprile 1849 (leggi l’articolo).
La vittoria garibaldina, “data memorabile negli annali della storia, e primo trofeo di Roma repubblicana”, verrà presto dedicata a Macerata, come promesso dall’Eroe dei Due Mondi: “Addio maceratesi! Voi avete meritato che ci dividiamo commossi, riconoscenti”. (…) “…e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d’armi…”. A tal proposito, quale omaggio al monumento ancora così “sentito” in città, trascrivo (in quanto rinvenuta presso la biblioteca comunale) una poesia datata almeno 118 anni or sono:
“Ode per l’inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi in Macerata (opera di Ettore Ferrari) XXX aprile 1895” composta da Paolo Vitali (violinista e poeta, Macerata 1854 – Milano 1927).
Da un Prassìtele sculta ecco l’imagine
sorger de ‘l Prode ne ‘l mio suol nativo,
de ‘l Prode a la cui fama angusti limiti
à l’Universo. Il vivo
fervido voto è pago. Elvia che accolseti,
ed ebbe, o Eroe, da Te gloria sì grande,
ora, eternato ne ‘l bronzo, in un giubilo
che in tutti i cor’ si espande,
ti risaluta. O donzellette, o giovani,
voi verserete certo a nembi i fiori
su ‘l bronzo augusto, ed amorosi ed ansii
vi adatterete allòri,
come ne i dì che, da vittoria reduce,
il popol ti accoglieva, o Prode, in festa,
ebro di gioia. Ah! Che non val la clamide
regale la tua vesta.
Ave! O d’Italia orgoglio. Io pure il gaudio
da lungi esprimo, io pur, e co la mente
mi unisco a questa splendida apotèosi
io pure riverente;
e sovra il plinto getto fiori, e intreccio
un lauro pe ‘l tuo caro simulacro:
quivi lo appendo, quivi m’inginocchio
come ad altare sacro.
Le tue virtudi e i tuoi gesti ch’evòcansi
Li narra il bronzo. Narra l’alte audacie
inaudite, i feri assalti e sùbiti,
il fausto scampo, l’acie
poca, inegual, coronata di gloria,
e tutta, o Eroe, la tua Epopea stupenda
che à nullo esempio il valor prisco, e a’ posteri
parrà mera leggenda.
Salute! O sacra legion di velìti,
che a Lui correste aneli a squadre a squadre,
lieti di dare generosi il sangue
per la comune madre.
Salute! O strenui Aiaci, e Laerzìadi,
spirti immortali da ‘l fiorente aprile,
voi che moriste co ‘l nome d’Italia
sovra il labro gentile.
E Tu, gran Viro – pura Gloria – indìgete
or fatto, spira ognor liberi sensi,
sii sprone acerbo a gesti alti, magnanimi
ed a pensieri intensi!
Milano, aprile 1895

