Morrovalle prega per i ragazzi
colpiti dalla meningite

IL CASO - I due giovani che hanno contratto il tipo batterico sono ricoverati in terapia intensiva: meno grave il caso virale. Gli specialisti Alessandro Chiodera e Tiziana Bentivoglio: "Nessun focolaio epidemico in paese"

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meningite ospedaledi Filippo Ciccarelli

Ha suscitato paura e allarmismo la notizia di tre casi di meningite registrati a Morrovalle che hanno colpito giovani trentenni del posto (leggi l’articolo). Ieri sera a Trodica la comunità si è riunita in chiesa per pregare per i tre ragazzi. Tra la popolazione si era anche diffusa l’idea che dal paese potesse partire una vera e propria epidemia, ipotesi che non trova conferma da parte delle autorità sanitarie. “Un tipo di meningite registrata è la meningoencefalite virale, che anche se certamente impegnativa non è contagiosa e non è collegata agli altri due casi, di tipo batterico” spiega la dottoressa Tiziana Bentivoglio, direttore del dipartimento prevenzione di Civitanova. “Dalla puntura lombare effettuata ad uno dei pazienti che è ricoverato a Camerino, abbiamo trovato il meningococco C, mentre conosceremo con precisione il tipo di batterio che ha colpito l’altro ragazzo lunedì, con i risultati degli esami del sangue. Nel suo caso non abbiamo potuto effettuare la puntura perché si è manifestato uno choc settico ed emorragico, per cui c’erano rischi concreti per la sua salute nel caso di una puntura spinale”.

Come stanno i due ragazzi colpiti da meningite batterica?
“Le loro condizioni sono gravi, ma stazionarie. Al momento sono entrambi ricoverati in terapia intensiva, nei prossimi giorni potremo valutare l’efficacia della terapia antibiotica a cui li stiamo sottoponendo. Sono giovani ed hanno un fisico forte”.

Perché non c’è focolaio epidemico a Morrovalle?
“Perché si possa parlare di focolaio epidemico servono almeno due casi in cui il contagio è accertato: parlando con familiari ed amici dei giovani che abbiamo in cura è emerso che i due non si sono mai frequentati. Inoltre, abbiamo effettuato la chemioprofilassi ad un centinaio di persone, quelle che ci hanno detto di avere avuto contatti prolungati in ambienti chiusi con i pazienti negli ultimi dieci giorni, familiari conviventi, amici che avevano usato gli stessi bicchieri per bere. Ho saputo che molti abitanti di Morrovalle si sono recati in farmacia per chiedere i farmaci con cui effettuare lo stesso trattamento, pur non avendone bisogno. Si tratta di un comportamento sbagliato, perché indebolisce le difese del corpo senza motivo”.

C’è un vaccino contro la meningite batterica?
“Sì, è disponibile solo da alcuni anni; diciamo che è relativamente recente ed è stato consigliato per un po’ di tempo. Dal 2010 il piano regionale ha messo il vaccino antimeningocco C come “raccomandato” per i ragazzi fino ai 18 anni, si tratta di uno step intermedio tra la vaccinazione obbligatoria e quella consigliata. L’indicazione è quella di vaccinare al compimento dell’anno: a Morrovalle i nuovi nati a partire dal 2010 sono quasi tutti coperti, sono pochissimi i genitori che hanno rifiutato il vaccino. Dopo i 18 anni è possibile fare il vaccino con un contributo da parte del paziente: non c’è il limite oltre il quale la vaccinazione è impedita. In ogni caso servono comportamenti corretti: per esempio, non bisogna bere dallo stesso bicchiere dal quale hanno bevuto altre persone, anche se sono nostri amici che conosciamo e con cui siamo in ottimi rapporti”.

Il dottor Alessandro Chiodera

Il dottor Alessandro Chiodera

Quali sono i sintomi con cui si manifesta solitamente la meningite? Risponde il dottor Alessandro Chiodera, direttore dell’unità operativa di infettivologia a Macerata: “Sono sintomi simili a quelli dell’influenza, con mal di testa e vomito; peculiare la rigidità del collo e la difficoltà a muovere la testa. L’accertamento, in ogni caso, si può fare solo con la puntura lombare e il prelievo del liquor, oppure con l’esame colturale”.

Quali sono le meningiti più gravi?
“Solitamente quelle di tipo batterico, perché la meningite virale è generalmente benigna. Ad esempio noi trattiamo dai 10 ai 30 casi all’anno di meningiti virali causate dai pappataci. Esistono anche meningiti causate da altri batteri, come lo pneumococco, che non sono contagiose da persona a persona ma purtroppo sono in aumento perché le persone non si vaccinano. In questo caso a rischio sono gli anziani, per le meningiti batteriche i più esposti sono i bambini”.

Perché?
“Perché il meningococco è un batterio che spunta quando, all’interno di una comunità, trova persone non protette. Allora può degenerare in malattia, ma non è detto che sia la meningite: può essere un banale mal di gola, una faringite. Molte delle persone che oggi si preoccupano sono immuni,  mentre il rischio maggiore è per quegli individui che, non avendo avuto contatti col batterio, possono sviluppare meningiti, come i bambini; ecco perché è importante la vaccinazione”.


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