Applausi per Baccini e i magnifici 16 di Musicultura

Esibizione al teatro Persiani di Recanati

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Con l’esibizione di Francesco Baccini al Persiani di Recanati sono stati presentati in anteprima nazionale i magnifici 16 di Musicultura: 16 artisti per 16 canzoni protagonisti  dalla XXIV edizione del Festival. Applaudissimi, i finalisti hanno regalato al pubblico una indimenticabile serata di grande musica live. Una parentesi di particolare suggestione è stata offerta poi dalla numerosa  presenza femminile che ha aperto il suo mondo interiore alla platea coinvolgendola direttamente.

Selezionati per mesi con l’ausilio di audizioni dal vivo, i finalisti dell’autorevole concorso sono stati presentati nel tardo pomeriggio in conferenza stampa nell’aula magna del Comune di Recanati dal direttore artistico Piero Cesanelli alla presenza del Sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, dell’assessore alla cultura di Recanati Andrea Marinelli, Il Presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari, l’Assessore alla cultura della Provincia di Macerata Massimiliano Sport Bianchini, il Sindaco di Macerata Romano Carancini, l’assessore alle politiche giovanili del Comune di Macerata Federica Curzi, l’Assessore regionale alla attività produttive Sara Giannini, e gli amici di Radio 1 Rai Gianmaurizio Foderaro e Carlotta Tedeschi.

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MIU_5233I 16 FINALISTI

 ALESSIO ARENA – Napoli- Tutto quello che so dei satelliti di Urano: Un lessico nuovo riveste antiche melodie, che rimbalzano tra le sponde del mare nostrum e che trovano nell’incanto di una voce il perfetto centro di gravità. Esibizioni muscolari e piroette non servono, parla l’anima.

 SIMONE CICCONI – Macerata – Privè: Viaggio di andata e ritorno graffiato di rock nel pruriginoso, promiscuo erotismo dei privè. Il prima, il durante e il dopo sono efficacemente tratteggiati dal testo, che si dipana in forma di  ritmico scioglilingua. Finale “tradizionalista” a sorpresa.

ALICE CLARINI Roma – Meno di zero: Una canzone dal carattere piacevolmente enigmatico, un caso di simbiosi riuscita tra parole e melodia, un’interpretazione intrigante, che senza un grammo di enfasi apre le porte all’evocazione.

GABRIELE DORME POCO – Roma- Inchiostro simpatico: Un elegante e originale intreccio melodico-lessicale disegna il “non detto” di un rapporto sentimentale che non decolla. L’arrangiamento misurato,  la precisione e il calore dell’interpretazione donano al brano un’evocativa circolarità.

DUCADOMBRA –Urbino- Verità e inferno: Forme musicali e di canto trecentesche diventano fonte di ispirazione per un moderno trovatore, che sperimenta oculate, suggestive simbiosi tra strumenti antichi e moderni, sfoderando una intrigante vocalità cristallina.

FLEXUS –  Carpi, Modena- Satelliti inversi: Una canzone-film. La scena: un bar, un drink. Il soggetto: l’incontro con la donna amata e poi perduta. Un linguaggio efficacemente “oggettivo” racconta il riaffiorare e lo sgretolarsi dei frammenti del discorso amoroso che fu davanti all’ inadeguatezza del presente e dei suoi dettagli.

ROBERTA GIALLO Senigallia –  Cinque schiaffi e una carezza: La voce si fa caleidoscopico strumento e accompagna l’ascoltatore in un altrove fantastico, dove giocosità e profondità sono sorelle, dove giunge solo un’eco piacevolmente trasfigurata  della spigolosità degli affanni quotidiani.

ALFREDO MARASTI – Ponte Buggianese, Pistoia- Monicelli: Mario Monicelli ricordato da un ventitreenne con una canzone che molto probabilmente gli sarebbe piaciuta: asciutta, irriverente, tragicomica, in fondo tenera. Una  dimostrazione di come gli “scambi intergenerazionali” non vivano nei proclami, ma nei cuori.

GIANLUCA MASSARONI – Voghera, Pavia – La lavanderia a gettoni: Una canzone che afferma i diritti dell’immaginazione anche nei “non luoghi” che tappezzano le periferie urbane. Il tutto reso vivo e palpabile da una voce che non teme di camminare sul filo con malinconica consapevolezza.

MUTANTE – Muro Leccese, Lecce- In dono: Le mille facce dell’identità, i contorcimenti dell’ego costretto con le spalle al muro prendono vita in una canzone che catapulta in uno scenario di grande impatto sonoro una voce capace di inerpicarsi in territori di frontiera.

OS ARGONAUTAS – Giovinazzo,  Bari- Lo stivale: Rigore stilistico, inventiva, sensibilità espressiva sono le frecce all’arco di una canzone che evoca il fascino del fado senza farne un esercizio e che aggiunge un piccolo suggestivo capitolo al libro di racconti-metafora dei naviganti.

ILARIA PASTORE – Paullo Milano- Ora: Una riflessione quasi zen sul tempo, sviluppata con freschezza vocale e vivacità di immagini. Spazi e sensazioni si dilatano grazie anche al delicato intrecciarsi di sonorità tipicamente acustiche con pennellate di suoni effettati con gusto.

L’ARCANO PATAVINO – Termoli, Campobasso – Maichentò: Un’invenzione: sublimare il nucleo della musica popolare  tradizionale molisana, inclusa la sua gestualità, in una forma espressiva attuale, di respiro internazionale. Raramente tanto rispetto, conoscenza, cuore convivono in un progetto artistico.

CASSANDRA RAFFAELE – Vittoria , Ragusa  – Le mie valigie: Liberarsi del superfluo, ascoltare la voce più intima del proprio sentire sono scelte che sentiamo poeticamente vive in una canzone che non millanta sentimenti, dove immaginazione e duttilità espressiva si prendono deliziosamente per mano.

MARGHERITA VICARIO – Roma – Nota bene: Una quasi filastrocca inanella come piccole perle una fila  di deliziose, imprevedibili immagini, fino a trovarsi coinvolti da un dolce inno alla vita, da una contagiosa raccomandazione a non perdersi per strada.

WINSTON MCNAMARA – Ancona – La gabbia: L’Italia dei nostri giorni fotografata con lucido disincanto da una canzone tosta e moderna. Lo scenario sonoro personalissimo, l’atteggiamento interpretativo, la visionaria forza delle parole si fanno marchio di fabbrica.

Presentato inoltre il nuovo volume Sciuscià Album 2012, un album realizzato con il contributo del laboratorio giornalistico degli studenti delle Università di Macerata e di Camerino. Curato nella veste grafica da Paola Promisqui, Sciuscià Album 2012 condensa in 150 pagine immagini, cronache, interviste, volti e storie dell’ultima edizione del festival. È il nono capitolo di una apprezzata e richiestissima serie di volumi stampati a partire dal 2005.

 


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