Le regole del sistema nazionale di valutazione dell’istruzione
IL GRANDE QUADERNO - Ventitreesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
Il Grande Quaderno presenta l’iter del complesso percorso legislativo teso a regolamentare il sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione. Nell’estate 2012 il Consiglio dei Ministri ha predisposto lo schema di Regolamento sul sistema nazionale di valutazione. Per la prima volta si è costruito un sistema organico di valutazione delle scuole che in Italia mancava. Questo era previsto e annunciato da tempo (in particolare nel Testo Unico sull’istruzione del 1994, nel decreto legislativo n. 286 del 2004, istitutivo del Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, fino alla legge n. 10 del 26 febbraio 2011 (mille proroghe), nella quale si prevede il Regolamento attuativo sul sistema nazionale di valutazione, denominato in sigla Snv). Il nuovo sistema previsto dal Miur è un sistema integrato, in cui sono tre gli elementi portanti dell’azione valutativa. Si tratta dell’Invalsi (www.invalsi.it), che attualmente rileva gli apprendimenti degli studenti attraverso gli appositi test, dell’Indire (www.indire.it), che si occupa di formazione e quindi di azioni di miglioramento dei docenti, e del nucleo di valutazione esterna (contingente ispettivo ed esperti). In sostanza il procedimento di valutazione delle istituzioni scolastiche si articolerà in quattro fasi: autovalutazione d’istituto; valutazione esterna; ispezione e programma di miglioramento; rendicontazione sociale. In tal modo sarà possibile valutare tutta l’organizzazione, dai dirigenti ai docenti.
Era importante concludere tale processo. Il vuoto esistente nel campo della valutazione è stato parzialmente colmato nel tempo dai tentativi di volenterose scuole, che hanno esplorato percorsi tesi a superare l’autoreferenzialità e a qualificare l’organizzazione. Sono state realizzate esperienze di bilancio sociale, di certificazione della qualità nell’offerta formativa e svolte altre attività simili. Si coglie la vicinanza di queste sperimentazioni al modello ministeriale, nell’ottica di una accountability, cioè rendicontazione, responsabilità rispetto agli esiti. Appena il provvedimento avrà il suo varo definitivo, tutte le scuole d’Italia saranno egualmente monitorate e sottoposte ad una valutazione di sistema che darà spazio anche a processi di autovalutazione interna. Il testo del Regolamento ha già affrontato i passaggi formali previsti (parere della Conferenza Unificata, del Consiglio di Stato, che ha approvato presentando minuziosi ed utili rilievi, del Cnpi) ed è arrivato in Parlamento. Il 6 febbraio ha avuto il parere favorevole della Commissione cultura della Camera ed il 14 febbraio quello della 7° commissione cultura del Senato, a sorpresa, visto l’orientamento, motivato, di una parte politica e di alcuni sindacati, a rimandare tutto alla prossima legislatura.
Ora il Governo deve procedere alla delibera definitiva e ad emanare un decreto ad hoc, si spera che ciò sia realizzato entro i tempi brevissimi a disposizione. C’è fretta, l’Unione Europea a più riprese ha sollecitato l’Italia a dotarsi di un adeguato sistema nazionale di valutazione, necessario sia per intervenire sulle scuole con difficoltà, sia per ottenere l’assegnazione dei Fondi europei per il prossimo settennio di programmazione. L’Italia deve assolutamente allinearsi, non perché lo chiede l’Europa o verrebbero meno i fondi strutturali. L’Europa delle culture deve prevalere e il sistema della valutazione, per quanto imperfetto, fa parte della cultura. La trasparenza e l’internazionalità dell’insegnamento e dell’organizzazione si impongono. Colmare definitivamente il grave ritardo vuol dire: costruire un sistema nazionale di valutazione all’altezza del compito, promuovendo al tempo stesso l’esercizio responsabile dell’autonomia da parte delle scuole. La cultura dell’autonomia è ormai diffusa e condivisa: essa deve armonizzarsi con quella delle regole, che non vogliono togliere spazio all’autonomia, ma le danno un senso ed un impulso nuovo. Le scuole sono veramente autonome se supportate da un meccanismo regolatore di accountability e verifica. Si continuerà a lavorare con trasparenza e passione, per il resto parleranno i dati ufficiali, il cui obiettivo non è fare la graduatoria delle scuole o enfatizzare le migliori e penalizzare le più sfortunate, ma sostenere tutte egualmente nella loro autonomia, che deve confrontarsi con il sistema nazionale di valutazione.
Nel numero monografico Sistemi di valutazione dell’istruzione in Europa del dicembre 2012, a cura dell’unità italiana della rete Euridyce, reperibile nel sito www.indire.it, e a cui si rinvia per il suo interesse, appare con chiarezza che Italia e Croazia sono rimaste uniche a disporre di un sistema di valutazione solo interno. Tutti gli altri paesi europei, pur con variazioni, sono sottoposti a valutazione esterna, relativamente alle scuole, ai singoli docenti, alle autorità locali che devono organizzare l’istruzione. Quasi la metà dei paesi europei utilizza criteri standardizzati stabiliti a livello centrale. Sempre più paesi europei pubblicano regolarmente i risultati della valutazione esterna. Il modello italiano prevede la valutazione esterna integrata dall’autovalutazione e dalle azioni di miglioramento: un indirizzo nuovo e produttivo, che deve divenire realtà al più presto.

Invece di pensare a come valutare perchè non raccontano delle condizioni penose in cui ci costringono a lavorare:tagli di ore,accorpamenti di materie:quest’anno mi hanno dato una materia che si chiama Complementi di matematica con un ora settimanale.Che cosa pensano che abbia la bacchetta magica? E mi vogliono pure valutare? Bla,bla,bla….e i loro test a risposta multipla di stampo anglosassone …………Per parlare di scuola bisogna starci dentro ,non pontificare in linea teorica mandando noi allo sbaraglio.Progetti,progettiamo,ma chi ,che cosa che non ci danno una lira…….Aria fritta e noi in prima linea a mettere insieme le poche risorse che abbiamo per tirarci dietro tutti e lottando contro la dispersione.La classe è diventata il sacco di Babbo Natale:dentro c’è di tutto e di più.Dobbiamo essere educatori,psicologi,babysitter,governanti ,organizzatori di gite e di eventi e chi più ne ha più ne metta e dimenticavo ,qualche volta riusciamo a trovare anche il tempo per insegnare qualcosa.Ma via ,siamo concreti.Dateci più risorse e più ore di scuola,classi meno numerose e vedrete i risultati.Basta con la pretesa di algoritmi fantasmagorici con la pretes adi valutare oggettivamente:tanto in qualsiasi formula ,anche la più organica e completa possibile,il punteggio grezzo ce lo mettiamo noi e lo facciamo secondo il nostro personale modo di valutare che è soggettivo e che scaturisce dal lavoro fatto con la singola classe e per fortuna varia proprio in dipendenza da questo binomio :insegnante e classe che seguono insieme un percorso e insieme determinano gli elementi di reciproca crescita e reciproca valutazione ma soprattutto di reciproco e profondo legame umano e culturale.
Eliana Leoni