Quella volta che il premio Nobel
arrivò a San Ginesio

Il ricordo di Rita Levi Montalcini

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di Maurizio Verdenelli

“Io ho quel che ho donato”, uno dei più famosi motti dannunziani venne  adottato da Rita Levi Montalcini divenendo uno dei suoi messaggi che le sarebbe sopravvissuto  “quando questo mio piccolo corpo scomparirà” come dirà lei in una delle sue ultime interviste televisive. E fu proprio a San Ginesio, nello splendido auditorium Sant’Agostino (stracolmo fino all’inverosimile con la gente a fare una lunga fila fuori) che questo messaggio dannunziano fu ‘rivelato’ dal Premio Nobel per la Medicina come leit motiv della sua vita e del suo operare. Eravamo sul finire degli anni 80 e Rita Levi Montalcini era da poco divenuta famosa in tutto il mondo dopo che la cerimonia di Stoccolma aveva rivelato quale incredibile passo in avanti avesse fatto fare quella minuscola dottoressa italiana alle scienze neurologiche. “Non amo eccessivamente, devo confessare -disse lei a San Ginesio – Gabriele D’Annunzio, ma condivido perfettamente quel suo “Io ho quel che ho donato”. Il Vate aveva fatto iscrivere quel suo motto sul frontale di Villa Cargnacco sul lago di Garda, poi rinominata Vittoriale degli Italiani dove visse dal 1921 fino alla sua morte nel 1938, intendendo affermare che ogni cosa che aveva avuto in vita gli erano venute esclusivamente dal suo lavoro letterario e pertanto tutto ciò che aveva percepito economicamente era stato il frutto di ciò che aveva precedentemente donato artisticamente.

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La visita di Rita Levi Montalcini a San Ginesio

Chiaro il parallelismo che Rita Levi Montalcini parlando a San Ginesio aveva voluto istituire con la sua vita e il suo lavoro: un dono per tutta l’umanità la sua scoperta sulla ‘riparazione’ delle cellule cerebrali. A San Ginesio, era arrivata su invito del preside dell’Istituto Magistrale, professor Giovanni Cardarelli certamente ‘non nuovo’ a simili colpi. Tanti erano stati i suoi ospiti, testimoni del tempo, prestigiosi protagonisti che avevano accettato i suoi pressanti inviti. Piero Angela, uno di questi, mi confessò (erano i tempi in cui ancora non c’era la comunicazione globale: nè internet nè cellulari) che il prof. Cardarelli riusciva ogni volta a contattarlo dovunque andasse: “squillava il telefono ed era il professor Cardarelli, non potevo non accettare”. Così era accaduto per la Montalcini. Altri grandi ospiti di San Ginesio sarebbero stati cantanti, attori (Giulietta Masina), giornalisti famosi: su di tutti naturalmente il Premio Nobel della Medicina, ricevuta naturalmente in Comune ed  immortalata dal fotoreporter Pietro Baldoni che ne avrebbe poi tenuto sempre quella foto in redazione. Erano diventati ‘un pò amici a San Ginesio, il fotografo e il Premio Nobel, tanto che Pietro inviava alla professoressa ‘fervidi auguri’ ogni Natale’ cui lei rispondeva puntualmente! Incontrai successivamente, nelle Marche, Rita Levi Montalcini. A Palazzo degli Anziani, ad Ancona, agli inizi del 2000, quando insieme al ‘fraterno amico Mikhail Gorbaciov (parole sue, tanti gli abbracci davanti ad una platea plaudente) presentò la ‘Carta della Terra’. “E’ un documento eccellente, un grande progetto’ mi disse lei all’uscita mentre tentavo di seguirla lungo le ripide scale di pietra dell’antico palazzo. Era al solito ‘rapita ed entusiasta’ come una ventenne…tanto da non accorgersi che la scalinata medioevale faceva a quel punto un’improvvisa giravolta. I piedi del Premio Nobel annasparono nel vuoto per un’istante prima di venire… salvata in extremis dagli assistenti/guardie del corpo che desolati si lasciarono andare ad uno sgomento, probabilmente abituale; “Ma professoressa…!!!”. Ma lei, al solito, non si era accorta di nulla. Qualche minuto più tardi, Rita e Mikhail parlarono agli studenti dell’Università nell’Aula Magna. Lei per la verità doveva dire solo ‘alcune parole’. Parlò invece per quasi un’ora perchè gli studenti chiedevano che ‘la professoressa continuasse’. Disse cose bellissime. Invitò tutti ad una civile ribellione contro il mercato, la speculazione, le lobbies, gli interessi che ‘ti vorrebbero vendere anche l’acqua dei fiumi e l’aria: allora è giusto ribellarsi a qusta situazione e magiare magari l’erba, l’insalata che crescono libere sui fianchi delle strade, sulle ripe, in terra di nessuno”. Ci fu alla fine una standing ovation. Per l’inviato del Messaggero, io, ci fu ancora da far la fila prima di parlare con Rita Levi Montalcini circondata dai ‘suoi’ ragazzi. Quando arrivò il mio turno, mi congratulai per l’entusiasmo che esercitava sui giovani. Mi rispose con un sorriso: “Nonostante l’evidenza della mia età…” prima che arrivasse l’amico Gorbaciov e se la portasse via sotto braccio…”Ma presidente” protestai io leggermente. E Gorby ridendo “E’ da tempo che l’osservo, da due giorni lei ci segue (Il tour della presentazione della Carta della Terra era infatti iniziato due giorni prima a Loreto, da mons. Comastri ndr)”. Il giorno dopo a sottrarre Gorby a me che l’intervistavo, ai tanti suoi ammiratori e alle autorità, a Porto d’Ascoli, fu un’improvvisa telefonata di Putin che lo fece rientrare subito in patria (si disse per una recrudescenza del caso Kursk), Ma questa è un’altra storia…
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