San Filippo: tutto pronto per la grande riapertura
IL REGALO DI NATALE - Anche il ministro della cultura per la due giorni di celebrazioni a Macerata. Sabato a mezzogiorno la chiesa sarà restituita alla città, 15 anni dopo il terremoto
di Maurizio Verdenelli
Maya permettendo, sabato ‘riapre’ San Filippo Neri. La ‘gran fabrica’ ha lavorato come un cantiere giapponese per rispettare i tempi stretti del 22 dicembre annunciati ad inizio novembre dal vescovo. Lo stesso monsignor Giuliodori, tra lo stupore un po’ allarmato degli operai, è piombato ieri sera alle 23 nella chiesa dalla quale in queste ‘certi notti’ salivano alti i rumori dei lavori in corso quasi da nascondere gli ‘schiamazzi’ rituali dei tanti giovedì sera dai bar circostanti che mettono sempre a rischio ‘sonni’ eccellenti. Infatti molte sono state in questo periodo le proteste dei residenti – ha detto don Gianluca Merlini– abituati da sempre al silenzio delle preghiere della chiesa, la prima eretta nel mondo (1624, un bel primato finalmente per i maceratesi) in onore di San Filippo Neri a due anni appena dalla sua canonizzazione. Per la verità il tempio non era quello attuale, ma situato all’incirca all’angolo di vicolo dei Catenati, lungo il corso.
Data la devozione crescente dei fedeli, fu costruita una seconda chiesa e poi la terza, quella bellissima e definitiva a pianta ellittica, ‘firmata’ dall’architetto Gian Battista Contini, allievo del grande Bernini. La prima pietra? Il 17 dicembre 1679. Ed ora quelle pietre, percosse dal terremoto, torneranno a risplendere e cantare sabato e domenica nel concerto barocco che si farà (trovati i 30.000 euro occorrenti): direzione artistica di Marco Mencoboni, musiche di Bach e del maceratese ‘ritrovato’ (emerse le carte attestanti il battesimo in cattedrale il 4 aprile 1626), il celebre Giuseppe Peranda. Il quale, ora, avrà diritto a dare il proprio nome ad una bella via del centro storico, anziché essere ‘confinato’ con lo stesso Contini in estrema periferia sulla strada per Colbuccaro.
A reggere la chiesa “che non è solo tale, ma è anche monumento, pinacoteca, biblioteca, insomma magna pars della cultura e della storia di Macerata” (ha detto il vescovo) sarà lo stesso don Merlini, priore della Confraternita della sacre stimmate di San Francesco in collaborazione con i consacrati “Figli del Sacro Cuore di Gesù” dell’associazione mariana “Regina dell’Amore’. Che tutti assieme succedono così ai Passionisti, che avevano retto la chiesa per 45 anni fino alla chiusura post sisma, 15 anni fa. Il nocciola chiaro della confraternita prende posto, anche nella cromatica ‘araldica’ (testimoniato in un pezzo di affresco lungo appena 50 cm., riemerso dai restauri) al nocciola scuro dei Passionisti, all’azzurro dei Barnabiti e alla decorazione (il colore è scomparso) a lacunari dei filippini. “Che hanno fatto la storia della città dal ‘700 a quasi oggi” ha detto monsignor Giuliodori a conclusione di un incontro con la stampa nell’ex Oratorio di San Filippo Neri, dove da moltissimo tempo si recita molto più laicamente, essendo come noto lo spazio dalla magnifica acustica, riservato all’aula consiliare della Provincia.
Un doppio dono, un doppio ‘miracolo’ a Natale per ‘Pippo Buono’: la Chiesa e la Provincia ‘salva’. Tanto che, tra i presenti, il sindaco Romano Carancini ha potuto rivolgersi, quasi coccolandoselo, ad Antonio Pettinari così: “Il mio presidente”. “L’attesa è finita” ha annunciato in apertura la collega Francesca Cipolloni che ha coordinato gli interventi. Un fuoco di fila aperto dal ‘padrone di casa’, lo stesso presidente della Provincia che poi al termine è andato insieme con mons. Giuliodori nel ‘cantiere giapponese’ dove in queste due mesi pare che si sia quasi battuto il record di alacrità a Macerata. “Privilegio, onore, soddisfazione, attesa trepidante, evento straordinario, appuntamento di fede per l’intera città” ha dichiarato Pettinari. E Carancini: “Emozione, fibrillazione positiva che si percepisce tra la gente stessa”. Inoltre un ringraziamento a Giuliodori per la “grande determinazione nel volere questo recupero. Un insegnamento per chi opera nella vita pubblica”. Il sindaco ha chiuso facendo suo l’insegnamento all’umiltà del santo che se disprezzava i beni del mondo, non disprezzando alcuno, e disprezzando se stesso, disprezzava di essere eventualmente disprezzato (“spernere se sperni”).
L’incontro con la stampa che se aveva uno scopo recondito ma principale (quello di confermarci nella fine di un’attesa durata tanto) era pur sempre stata convocata per presentare un bellissimo libro. Uno dei due che attualmente circolano su San Filippo Neri, la cui figura è così grande da attrarre l’interesse di religiosi, di laici e,pure, dichiaratamente non credenti. Si tratta di “Prima in Orbe” (stampato molto bene dalla tipografia sangiuseppe) a cura dell’architetto Stefano Pasquali, con l’architetto Giacomo Alimenti e la premessa del professore Gabriele Barucca, soprintendente delle Marche. “La riapertura di questa chiesa è davvero un evento come quello che ha visto il restauro di palazzo Buonaccorsi: due capolavori assoluti del Settecento marchigiano restituiti alla fruizione di tutti. Un ottimo viatico per la tutela effettiva di tutti i beni artistici della regione. Ed ora aspettiamo il recupero della chiesa di San Giovanni”.
Dopo Pasquali, applausi anche per l’altro autore del testo, Alimenti. Con alcune rapide slides con le foto Balelli, ringraziando il dottor Corrado Anelli per la preziosa consulenza scientifica, il giovane architetto ha ripercorso la storia della chiesa che nel 1949 vide un primo intervento di mantenimento e restauro interno a cura di don Otello Gentili. Alimenti, soffermandosi sulla copertina del libro, nella quale con la cupola filippina ellettica, si scorge sullo sfondo quella di San Giovanni, ha tenuto a ribadire il ‘primato’ del tempio filippino sull’altro celebre monumento maceratese. “San Filippo Neri ha riaperto gli occhi su Macerata…come ha voluto don Merlini” ha detto Alimenti riferendosi al restauro del bel reliquario dorato voluto dal rettore che quasi fa spalancare le orbite a Pippo Buono..
Se la riapertura di San Filippo Neri è stata confermata grazie ad un tour de force straordinario (con il direttore arch. Massimo Fiori, l’ing. Gianfranco Ruffini) ribadita la presenza del ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, al convegno sui Beni culturali, a San Paolo, propedeutico alla riapertura ufficiale a mezzogiorno di sabato. Alle ore 17, poi, la solenne concelebrazione eucaristica. Alle 21 di sabato e alle 17 di domenica il concerto “Da Peranda a Bach, da Macerata a Dresda”. Erano quelli i tempi di …’Macerata granne’, qualche secolo fa.




Finalmente ! Io non me la ricordo neanche piu’ com’è fatta …..
Per me è una grande emozione. San Filippo – che tra l’altro è anche il santo del mio onomastico, il 26 maggio – è sempre stata la chiesa che ho frequentato di più da ragazzo. Ci andavo alla messa con mia madre alle 19, perché era comodissima. La chiesa era molto illuminata, felicemente calda d’inverno (a dispetto di tutte le altre, invece, generalmente sul gelido andante…) e frequentatissima. Sulla destra c’era l’organo, di fronte le spoglie mortali di San Vincenzo Maria Strambi, che riposavano lì essendo lui proveniente dall’ordine dei Passionisti; ma ora giustamente riportate in Duomo, in una ben più idonea collocazione.
Dietro l’organo, in una nicchietta, c’era un grande crocifisso ligneo dove amavo fermarmi dopo la Comunione (chissà se ce l’hanno rimesso).
Ricordo anche quel tremendo 27 marzo 1998, quando alle 17:30 di pomeriggio la terrà tremò così forte (più forte di tutte le altre volte che aveva tremato dal 26 settembre del ’97) che crollarono alcuni calcinacci dall’arco trionfale di San Filippo e da lì si procedette alla chiusura della chiesa.
Resse fino all’ultima scossa (perché quella fu l’ultima scossa dello sciame sismico che ci vide coinvolti in prima persona), ma alla fine cedette, fino a sabato prossimo, quando finalmente potremo rimetterci piede.
Sì, l’inagibilità di San Filippo si ebbe il 27 marzo 1998 e non – come erroneamente è stato da più parti scritto – il 26 settembre dell’anno precedente. Di queste date sono certo al 3000%. Ma ormai dice poco: finalmente San Filippo, secondo patrono di Macerata insieme a San Giuliano (anche questo lo sanno in pochi…), riapre i battenti.