“Le richieste di accesso agli atti non sono elementi di disturbo”

La nostra lettrice Selene Cimica racconta la sua vicenda finita sulla scrivania del Difensore Civico regionale
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Selene Cimica

Dalla nostra lettrice  Selene Cimica riceviamo:

«Sono un funzionario di un ente locale. Le descrivo alcuni fatti che mi sono capitati, anche di recente, sul posto di lavoro.
Da anni, dopo un concorso pubblico esterno , sono a capo di una Divisione amministrativa, molto vasta e impegnativa, comprensiva di varie tipologie di strutture, anche asili nido, e ricopro, insieme ad un’altra sola collega, la qualifica giuridico-economica più elevata dell’organico. Nell’ambito di varie riorganizzazioni strutturali, sono stati attribuiti vantaggi economici aggiuntivi allo stipendio a questo e a quel collega, dovendo per altro faticare per l’assegnazione di risorse -non a me- ma al mio settore, pur riconoscendo l’impegno dell’amministrazione.
Secondo voci di corridoio, tali incentivi sarebbero stati fortemente incrementati , in alcuni casi, raddoppiati e tra i beneficiari , già percettori di discrete somme, vi sarebbero stati parenti di amministratori: magari meritatamente, non volendo porre in essere, con ciò, dubbi sulla regolarità dell’operazione o insinuare favoritismi ma, non sarebbe stata più opportuna una astensione?- specie in tempi di crisi economica e di difficoltà per tutti.
Non solo, il Ministero delle finanze e dell’economia ha mosso rilievi in relazione ad alcune spese e gestioni. Quanto sopra è stato oggetto di una circostanziata richiesta di accesso agli atti da parte mia, finalizzata anche ad un’eventuale tutela giuridica, non già fatta per “curiosità” o volontà di esercitare un controllo generalizzato; tuttavia, la stessa è stata reputata insufficiente nell’interesse e nella motivazione: così, dopo il secondo diniego, sono stata costretta a presentare richiesta di riesame al Difensore civico regionale, pienamente accolta.
Quanto accaduto mi porta a riflettere.

Se la legge non impedisce, agli uffici di un ente pubblico, di rigettare, con pervicacia, delle istanze di accesso agli atti –per altro pubblici- ai sensi dell’art. 10 del Tuel-avanzate da una dipendente, con motivazioni ed interesse ben esplicitati e, in ogni caso, rinvenibili nelle funzioni da anni svolte dalla dipendente stessa,(a capo di una divisione molto vasta e problematica), sarebbe un fatto di sensibilità personale che la trasparenza ed il diritto di accesso , principio e materia ormai alla base di ogni attività pubblica ,- anche interna,- venissero opportunamente valorizzati e approfonditi , da chi, di mestiere, ha il compito di curare la consulenza legale dell’Ente, con l’aiuto di uno stuolo di avvocati e, per giunta, percependo fior di quattrini.
Le esigenze di migliore e più puntuale comunicazione interna, oltre che le esigenze di partecipazione e condivisione dei processi di riscontro e verifica, attraverso legittime richieste , non possono e non debbono essere sistematicamente percepite come elementi di disturbo o invadente perdita di tempo, ma il loro rispetto costituisce lo strumento, finanche obbligatorio, di realizzazione del buon andamento dell’attività amministrativa e di ottimale organizzazione/ gestione dei servizi, ai quali, ove messi nelle condizioni, è possibile apportare, con maggiore efficacia, il proprio contributo professionale.

E’ così che la pensa anche il Professor Italo Tanoni, Difensore Civico regionale, che mi ha dato piena ragione per essermi vista rifiutare la possibilità di conoscere atti e dati connessi incarichi sindacali e pareri di deliberazioni finalizzate all’ attribuzione, anzi, in alcuni casi al raddoppio, di indennità; dati su una consulenza esterna; contenuti di un’ispezione ministeriale. Dopo ben due dinieghi( giustificati con la genericità di interesse e motivazione, e con l’esigenza di riservatezza: sarebbero bastate semplici accortezze grafiche,in tal caso!) ed un inevitabile ricorso, curato dall’avvocato Luca Forte di Macerata, si è chinato il capo sotto la sferzata del Difensore civico, in ossequio ad un diritto fondamentale e ampliamente garantito.
E se fino ad oggi la legge non impedisce, ad ogni livello, di amministrare la cosa pubblica, a chi ha legami con Tizio, Caio e Sempronio, sarebbe un fatto di sensibilità personale che si lasci decidere ad altri il riconoscimento discrezionale di incentivi economici ed organizzativi ai suddetti, -quantunque regolari e merita= ti, attraverso un’opportuna astensione; infine, se la legge non impedisce che si eserciti, anche in maniera energica, un diritto di replica , sarebbe veramente e semplicemente un fatto di sensibilità personale che le cose venissero rappresentate con opportuna completezza».



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