Omicidio Brandi: la difesa di Muscolini presenta appello
I legali del tolentinate condannato in primo grado a trent'anni di reclusione, ribadiscono l'innocenza del loro assistito e preannunciano battaglia
di Cristina Grieco
La difesa contrattacca. Non si è esaurita, infatti, con la sentenza di primo grado la vicenda che ha visto Sauro Muscolini condannato dalla Corte d’Assise di Macerata a trent’anni di reclusione per l’omicidio del vicino di casa e amico Felice Brandi con diverse coltellate al petto e al volto.
Una volta letta la motivazione della sentenza i difensori di Muscolini hanno depositato nei giorni scorsi l’atto di appello, considerando la motivazione della condanna “illogica e contraddittoria”. “Manca la prova scientifica” questo hanno ripetuto gli avvocati Pierlorenzo Ariozzi e Roberta Barabucci e su questo concetto è incentrata la prima parte di un appello che si preannuncia difficile travagliato. “Questo caso poteva essere risolto attraverso i riscontri scientifici sia quelli raccolti ma ignorati sia quelli – ha continuato l’avvocato Ariozzi – che ci sono stati negati”. Convinti che la soluzione sia da ricercare sulla scena del crimine, la difesa punta ancora l’attenzione sul mistero delle ormai tristemente note perline ritrovate oltre che sul pavimento dove è stato ritrovato il cadavere, anche tra i vestiti di Felice Brandi e che sicuramente devono essere cadute per terra durante la lotta tra l’aggressore e la vittima. Con l’analisi del Dna delle tracce biologiche presenti sulle perline si potrebbe accertare se le stesse appartenevano a Brandi (che peraltro indossava un braccialetto dello stesso genere anche se di diverso colore perfettamente integro al braccio), oppure, come sostiene la difesa, ad un altro soggetto diverso dal Muscolini. Se infatti sulle stesse dovesse, a seguito degli ulteriori accertamenti, rinvenirsi un Dna diverso da quello di Brandi e Muscolini, sarebbe evidente l’intervento sulla scena del crimine di un terzo soggetto. Ciò anche in considerazione del fatto che non sono state rinvenute né sul manico del coltello né sulle scena del crimine tracce biologiche del Dna del Muscolini. La difesa sostiene che l’analisi del luogo in cui Brandi è stato ucciso non corrisponde assolutamente alla ricostruzione dei fatti ed in particolare dell’aggressione omicidiaria così come fatta dalla pubblica accusa. In effetti la difesa ha rilevato come sulla scena del crimine siano state rinvenute numerose tracce di altri soggetti non identificati tra cui il Dna femminile rinvenuto sul coltello che l’accusa ha identificato come l’arma del delitto. Insomma molti dubbi a cui corrispondono poche risposte per quello che ad oggi ha ancora tutti i contorni di un mistero da svelare. La Corte D’Assise di Macerata ha dichiarato l’imputato colpevole di omicidio: ora non si può che attendere il verdetto della Corte D’Assise di Appello se deciderà di confermare la sentenza di primo grado o non la riterrà corretta. La difesa si è detta pronta a dare battaglia “aspettiamo di vedere cosa scriverà l’accusa per incrementare con la prossima memoria l’impianto difensivo” ha concluso l’avvocato Ariozzi.
