La realtà educativa e i suoi piccoli e grandi protagonisti
Diciottesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
di Maria Luisa Lasca
Si è parlato, nella puntata precedente, delle novità che l’anno scolastico in avvio porterà all’interno delle scuole. Le risorse limitate, gli accorpamenti e ampliamenti degli istituti scolastici, le numerose scuole in reggenza costituiscono un dato di fatto con cui confrontarsi. Ci vorrà molta pazienza, per chi dovrà organizzare e per chi sarà dentro l’organizzazione e ne patirà disguidi e disagi. Si chiederà perciò a ciascuno capacità di adattamento, buona volontà e attivazione delle doti umane. Occorre dare forza alle persone: docenti, bambini in crescita, genitori, giovani in cerca della propria identità.
Il Grande Quaderno si pone interlocutore attento e riflessivo, nella speranza di offrire un sostegno morale, nel flusso degli eventi che chiamiamo scuola. Esempi tratti dai classici possono facilitare il percorso.
Un primo riferimento può essere costituito dalla figura del donatore nel Rinascimento. Si trattava di un mecenate, spesso mercante, talora chierico, che metteva a disposizione i mezzi necessari per far dipingere un quadro in onore della Madonna o di un santo protettore. Chiedeva spesso all’artista di essere ritratto nell’opera. Veniva in genere riprodotto in primo piano, in basso, con proporzioni più piccole, di profilo e in posa devota, spesso inginocchiato. Gentile da Fabriano, pittore italiano tra i più significativi del Gotico internazionale, nell’opera Madonna con Bambino e santi Nicola e Caterina, ora custodita a Berlino (Steatliche Museen) raffigura proprio così il donatore. I personaggi principali non lo guardano: rigido, rimpicciolito, sembra non interagire con la scena principale. Nel dipinto, realizzato con tecnica a tempera e oro su tavola, si possono riconoscere tre narrazioni: la storia devozionale religiosa, il racconto del donatore che generosamente ha voluto di nuovo rappresentarla e l’interpretazione dell’artista. Il pittore mette la sua arte a disposizione, evidenziando la devozione del committente, attraverso la raffigurazione della persona del donatore. La storia esiste comunque, senza il donatore che la ripropone e senza Gentile da Fabriano, il rinnovatore. Ci illudiamo di ricreare le narrazioni ma esse sono valide di per sé, tuttavia cerchiamo pretesti per farle nostre.
Che cosa significa ciò? Che siamo immersi nel flusso della storia, ma c‘è spazio da protagonisti, dipende da noi. Piccoli, insignificanti, siamo comunque creature di peso, con il cuore e l’ingegno ci collochiamo negli eventi dando il nostro contributo, pur consapevoli che prima e dopo di noi c’è l’infinito. Spesso, nelle classi di scuola media, o negli istituti come il liceo artistico, i ragazzi sperimentano la riproduzione dell’opera d’arte di artisti famosi che hanno cambiato la cultura con il loro genio e le loro produzioni. In quel momento sono essi stessi gli artisti, c’è possibilità d’espressione, per il mondo rappresentativo che è nella testa e nel cuore di ogni vivente. Nell’arte, nella scrittura, nella musica, in qualunque altra espressione, il mondo è a disposizione per poter essere di nuovo raccontato, con piglio da protagonista, oltre i pregiudizi, gli stereotipi e i vani conformismi. È un altro modo per collocarci nella dimensione dell’interculturalità, noi e gli altri, oltre tutte le divisioni e differenze, in viaggio per le strade della bellezza, della scienza e del sentimento. La pedagogia può favorire tutto ciò, purché sappia accogliere.
Un altro riferimento lo offre Machiavelli nella lettera scritta il 10 dicembre 1513, durante il periodo di ritiro nel suo podere a Sant’Andrea in Percussina, all’amico Francesco Vittori: “…Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.” In forma limpida e poetica è rappresentato il legame di amicizia con i classici, oltre il tempo e lo spazio, un’intimità quasi, che permette allo scrittore di vivere in un’altra dimensione. Anche in questo esempio si può rilevare come sia importante collegarci alla storia, identificarci con ciò che più ci attrae e da lì iniziare a narrare se stessi.
Da ultimo si propone un’esperienza laboratoriale da approfondire per l’uso didattico, la metodologia dei libri viventi. Il progetto, chiamato anche Living library o Human library, è nato una ventina di anni fa nei paesi scandinavi, con l’obiettivo di superare gli stereotipi che circolano, dal razzismo, alla disabilità, a altre forma di discriminazione. Nel 2003 è stato riconosciuto dal Consiglio d’Europa come buona prassi per il dialogo interculturale. Nella biblioteca dei libri viventi le persone-libro, ragazzi, adulti, anziani, si lasciano sfogliare (attraverso la parola e l’ascolto) e raccontano storie, per far conoscere le proprie risorse. Invitano a leggere la realtà da punti di vista diversi, a superare i pregiudizi, a promuovere comunità solidali. In Italia il progetto, fortemente voluto e diffuso dall’ANTEAS/Cisl (Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà), è particolarmente attivo nelle Marche. A Macerata la biblioteca dei libri viventi, a cura dell’ANTEAS e dell’Associazione Albero dei Cuori è già stata presentata, sia nel Parco di Villa Cozza, che nella biblioteca Mozzi Borgetti, suscitando interesse nel pubblico e momenti di reale empatia con le persone-libro, giovani, adulti, donne, anziani, tutte portatrici di doni, talenti, di un mondo da scoprire con il dialogo. Notevole la valenza pedagogica, nell’incoraggiamento di un sano protagonismo e nella proiezione dialogica di se stessi, attraverso il metodo autobiografico o dell’autonarrazione. Si è dentro il flusso della storia con la propria storia che al momento è la più importante e diventa poesia, modello, arte. Per questo il progetto bussa alle porte delle aule scolastiche.
La scuola avrà la sua forza e una nuova narrazione, valorizzando l’impegno di tutti, in particolare degli studenti, novelli donatori. Essi non vogliono essere solo spettatori, ma protagonisti della realtà educativa.

