Indagini giudiziarie
e segreto sui nomi
La legge è uguale per tutti? Non sempre. Le persone si dividono in tre categorie
di Giancarlo Liuti
Undici giorni fa la guardia di finanza ha dato notizia del brillante esito di un’operazione culminata con la denuncia di due odontotecnici maceratesi per il reato di esercizio abusivo della professione medica e di un dentista per concorso nello stesso reato avendo lui coperto o favorito la loro attività (leggi l’articolo). Stando al comunicato ufficiale non sembrano esservi dubbi né sulla natura propriamente medica delle operazioni effettuate dai due nella bocca dei loro pazienti né sul fatto che essi non sono abilitati alla professione odontoiatrica. Per cui è da ritenere molto probabile che alla denuncia seguirà un rinvio a giudizio e, infine, un processo.
Ha quindi destato una certa sorpresa nell’opinione pubblica che sia stato mantenuto il più rigoroso riserbo non solo sui nominativi dei tre inquisiti ma anche sull’indirizzo di quell’ambulatorio, la qual cosa, visto che l’ipotesi di reato è tale da suscitare non solo curiosità ma, trattandosi di sanità, un pur modesto allarme sociale, ha dato la stura a indiscrezioni e sospetti su tutti gli odontotecnici e tutti i dentisti operanti a Macerata. Con l’aggiunta che qualcuno se l’è presa addirittura coi giornali, Cm compreso, ritenendo che la responsabilità di tale mistero fosse da attribuire, chissà per quali arcane connivenze, agli organi d’informazione. Fino ad oggi, comunque, i nomi sono rimasti ben chiusi in qualche cassetto. Per quale ragione?
La risposta rientra in quel principio di civiltà giuridica che si chiama garantismo e che in casi del genere impone di non esporre a una prematura risonanza negativa persone per le quali vale – ed è sacrosanto che valga – il diritto di essere salvaguardate nella loro reputazione finché le indagini non siano approdate ad atti di valenza pubblica come l’avviso di conferma dell’azione penale. E ben fanno le procure a tenerlo presente, questo principio. Perciò il comportamento della finanza è stato corretto e lungi da me l’intenzione di criticarlo.
Tuttavia consentitemi una piccola, ma non tanto piccola, perplessità su ciò che accade in generale – ossia senza addentrarmi in distinzioni fra chi svolge le indagini, finanza, carabinieri o polizia, e fra le procure di Macerata, Camerino o Fermo – allorché qualcuno viene denunciato a piede libero per un qualsiasi reato. Mi chiedo infatti se il rispetto della dignità personale debba o non debba riguardare tutti gli esseri umani senza alcun riguardo alla loro nazionalità, al loro status sociale, alle loro condizioni economiche e alla rilevanza civile delle loro professioni. E mi rispondo che sì, deve riguardare tutti. Ebbene, purtroppo non è così.
Non mi si chieda, ora, di elencare decine o centinaia di episodi. Chi segue la cronaca non solo locale li avrà notati meglio di me. Ma da anni e nella grande maggioranza dei casi il totale riserbo sui nomi dei denunciati c’è quando si tratta di personaggi cosiddetti “eminenti”, come, in teoria, imprenditori edili nei cui cantieri lavorano operai in nero, imprenditori industriali nei cui stabilimenti non vengono osservate le più elementari misure di sicurezza, titolari di supermercati col vizietto di allungare le mani sul sedere delle commesse, ingegneri, architetti, avvocati o medici incappati in qualche reato. Il riserbo invece si attenua per la gente qualunque, come, sempre in teoria, coltivatori diretti, impiegati, artigiani, pensionati, uscieri, postini o fruttivendoli, ai quali si usa concedere il “favore” delle sigle al posto del nome completo.
C’è infine una terza categoria, quella di chi non è neanche qualunque, e comprende, ancora in teoria, mendicanti, prostitute e, in particolare, immigrati extracomunitari, per i quali si rendono pubblici – e per intero – nomi, cognomi, età, residenza, nazionalità. L’ultimo episodio riguarda la titolare di una fabbrichetta di pellami denunciata per sfruttamento della mano d’opera e favoreggiamento dell’emigrazione clandestina. Nome? Xialolui. Cognome? Zheng. Età? 52 anni. Provenienza? Cina. Residenza? Corridonia. E siccome alle sue dipendenze c’era un giovane operaio poi espulso dall’Italia perché privo del permesso di soggiorno, ecco subito il nome: Dean. E il cognome: Xie. E l’età: 32 anni. E la provenienza: Cina.
Dispiace dirlo, ma questa prassi, che, fors’anche per concessione delle procure, è diffusa fra i vari soggetti cui compete l’alto e benemerito ufficio di contrastare l’illegalità, ha in sé qualcosa di vagamente discriminatorio. Sarà pur vero, intendiamoci, che una differenza diciamo di “rispettabilità” fra quelle tre categorie è antica e appartiene al senso comune. Sarà pur vero che gli effetti della pubblicazione delle generalità sono più gravi per chi gode di una maggiore notorietà e di un maggiore prestigio. Ma il garantismo, che riguarda ogni persona per il semplice fatto di appartenere al genere umano, non consente distinzioni basate sul censo, sul ruolo, sul patrimonio. O si fa il nome di chiunque, insomma, o non lo si fa di nessuno.
La legge è uguale per tutti, sta scritto nelle aule dove si amministra la giustizia. E non è bello accorgersi che, al contrario, c’è qualcuno più uguale o meno uguale degli altri. Dispiace dirlo, ripeto, ma se si rivela il nome di un poveraccio denunciato per furto di polli non vedo perché – e a maggior ragione – non si riveli quello di un falso medico che pone a rischio la salute dei propri pazienti.

Ma se fanno i nomi poi non possono più lavorare, abusivamente si intende.
Invece così nessuno lo sa, e questi signori (prefereisco non utilizzare altri epiteti) non hanno che da spostare il loro ambulatorio fasullo qualche chilometro più in là e continuare come prima. In attesa della sentenza definitiva, che però arriverà tra parecchi anni.
Carissimo Giancarlo complimenti per il tuo articolo. Sono perfettamente daccordo con te in tutto.
Io aggiungo soltanto una nota: Alfio Caccamo è stato massacrato senza che abbia un avviso di garanzia o una indagine in corso.
Purtroppo esistono figli e figliastri ed è uno dei mali della nostra cara Italia.
Ancora complimenti,sei sempre un grande, Carlo
Gentile dottor Liuti, non condivido un solo rigo di quello che ha scritto perchè mi sembra fondato su una retorica senza riscontri reali. Una cosa soltanto sottoscrivo: il diritto alla salvaguardia della reputazione degli individui, di qualunque razza, colore o sesso, fino a una sentenza passata in giudicato che ne attesti la colpevolezza. Non è assolutamente vero che solo i “poveracci” vengono sbattuti come mostri sui giornali (salvo microscopiche rettifiche al momento delle sempre più frequenti assoluzioni). Anzi, la caccia alle streghe della stampa locale (una sorta di guerra dei poveri) ha portato alla ricerca spasmodica dei nomi di denunciati e/o indagati che, con la “complicità” di legali spesso in cerca di visibilità, spesso sortisce buon effetto. Anzi, più il nome è conosciuto più i giornali lo mettono in rilievo, altro che solo Xing Peng o Abdul Azizh! Siamo arrivati al punto di rovinare la reputazione di persone incensurate che magari si ritrovano a loro insaputa in un’indagine senza essere mai stati nè sentite nè interrogate. Aggiungo anche che addirittura è capitato e capita di poveri disgraziati che, senza aver ricevuto avviso ufficiale alcuno, si ritrovano il nome sbattuto sulla stampa senza sapere neanche il perchè. Con tutte le conseguenze penali e civili del caso per questi “giornalisti d’assalto”, buoni neanche per Novella 2000, che si improvvisano carnefici della vita delle persone, senza neanche pensare un attimo alle conseguenze devastanti delle loro azioni. Quindi la disparità di trattamento non tocca solo i ladri di polli o i cinesi dei laboratori in nero, ma spesso tocca anche il nostro vicino di casa o il nostro amico. Mi scuso per lo sfogo, ma qualcuno dovrebbe mettere uno stop a questo andazzo vergognoso che troppo spesso ci porta addirittura a dire che su certi argomenti “forse Berlusconi non aveva tutti i torti”.
Vi è un’altra categoria, quella degli enti pubblici e dei pubblici ufficiali da loro dipendenti, a carico dei quali, quando si vuole, niente trapela. Con questa categoria esiste una forma di collaborazione tesa ad evitare conseguenze penali a loro carico, comunicando loro anche notizie coperte dal segreto istruttorio. Cfr. al riguardo ciò che è avvenuto nel caso della ztl di Macerata (link http://www.ztlamacerata.it/appello/ricorsoinappello.html#penale).
Nel sito non è citato che la polizia giudiziaria non ha mantenuto il segreto su chi aveva presentato la denuncia penale, chiedendo informazioni sullo stato di uno solo dei tanti ricorsi presentati. Ciò è stato anche verbalizzato.
Già di per sè non doveva essere esercitata la professione altrui senza avere i requisiti necessari, evidentemente sono stati scoperti perchè è stata fatta una SOFFIATA…..non penso che la finanza si presentava senza MOTIVO ALCUNO…..comunque vi è un’elenco a disposizione dei cittadini in cui si può controllare se la persona è esistente o meno…..vi sono anche scritte le tariffe….(per gli avvocati, vi è scritta ogni singola voce di spesa)….con tanto di percentuali di onorario….la gente deve informarsi…..io chiedo sempre…..comunque poi qui in città tutto sommato di vista ci si conosce TUTTI O QUASI…..per quanto riguarda la pubblicazione dei nomi…..vi è il diritto di tutela della privacy….evidentemente non tutti la usano, ciò non riguarda la giustizia…..è anche un modo per farci conoscere dal grande pubblico…..del resto andy warhold diceva che tutti abbiamo diritto a cinque minuti di notorietà….
Avviso di reato o infrazion tutto fa brodo
purchè sia fatto tutto a giusto modo
Comunque c’è una strana convergenza
che l’ingiustizia mette in evidenza
la cosiddetta privacy non vale
se sei il figliol d’un manovale
o peggio ancor se le tue radici son lontane
o meglio ancor se sei figliol d’un cane
ma trovo vigliacco e ancor più abbietto
quando del’om non s’ha rispetto
sporcando il suo nom con la calugna
mischiando vertià con la mezogna
Giustamen il cittadin a da sapere
quali son le manovre del potere
e di questo è giusto sia informato
dal giornalista bravo e preparato
Ma attenzion lettore appassionato
che nella categoria c’è più dun malnato
che usa il suo poter di quarto rango
per palar sul’altri faccia del lercio fango
e allora non ci son regole ma sol eccezioni
e si dà voce a carte indizi e indiscrezioni
non ci son segreti di pulcinella o di istruttori
che l’agir corretto vorrebbe tener fuori
che invece al popol vengon dati in pasto
in modo da provocar l’altrui guasto
s’intende in via tutta legale
tanto alla fin c’è il giudice ideale.
Per esser tranqulii bisogna star nel mezzo
dove però più forte è l’olezzo
bisogna tener nascosta la proria passione
e magari esser pure un buon massone
allora tranquilli si può stare
che il nome non sa da fare
neanche dei denti ll non titolato trapanotor
il nome farà il di violini fabbricator.