Faceva lavorare operai in nero e clandestini
Denunciata una donna cinese

POLLENZA - Tra i dipendenti dell'azienda pellettiera finita nel mirino dei carabinieri anche una donna in avanzato stato di gravidanza e un clandestino. L'attività è stata sospesa, e la titolare dovrà pagare una maximulta di 3.500 euro
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carabinieriGiornata di intenso lavoro per i Carabinieri del Radiomobile e dell’ispettorato del lavoro, che insieme alla direzione territoriale del lavoro di Macerata hanno battuto la zona . Martedì 26o sono infatti scattati controlli ad ampio raggio sul comune di Macerata e in quelli limitrofi, finalizzati al contrasto dei reati di sfruttamento della manodopera e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel mirino le piccole fabbriche che, gestite prevalentemente da stranieri, si trovano nella catena produttiva del tessile e del calzaturiero e che spesso lavorano con i subappalti di aziende più grandi che trasferiscono produzione e lavorazione.
Durante le operazioni sono stati controllati alcuni opifici gestiti da italiani e da extracomunitari: le irregolarità sono venute a galla in una fabbrica di Pollenza che lavora pellame e produce pelletteria per conto terzi. La gestione del personale dipendente da parte di X.Z., 52enne cinese titolare della struttura, non era a norma di legge.
All’interno dell’azienda lavoravano infatti due operaie, entrambe assunte in nero e di nazionalità cinese. Una delle due non avrebbe potuto nemmeno recarsi al lavoro, secondo quanto previsto dalla normativa, essendo in avanzato stato di gravidanza. La titolare della ditta è stata denunciata in stato di libertà, insieme a D.X., operaio di nazionalità cinese, immigrato irregolarmente in Italia. Il clandestino 32enne è stato accompagnato alla frontiera aeroportuale ed è stato rimpatriato con un volo per Pechino, dopo essere stato deferito all’autorità giudiziaria.
L’attività imprenditoriale è stata sospesa, e la titolare è stata sanzionata con oltre 3.000 euro di multa; 2.537 per le due operaie irregolari, e 1.500 comminati dall’Asur per l’inadeguatezza dell’impianto antincendio.



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