Un libro della Tancredi
sulla moglie di Gramsci

Domani all'Università
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Lucia Tancredi

Nell’aula magna dell’università di Macerata, alle 17,30 di domani, sabato, sarà presentato il libro – “La vita privata di Giulia Shucht” – che Lucia Tancredi ha dedicato alla moglie di Antonio Gramsci. Oltre all’autrice ne parleranno Francesco Adornato, preside della facoltà di scienze politiche, Renato Pasqualetti, anch’egli scrittore, e il giornalista Giancarlo Liuti. L’iniziativa della manifestazione si deve alla casa editrice Ev e all’Istituto Gramsci, del quale il professor Adornato è presidente regionale. Si tratta di una biografia romanzata, un genere letterario cui la Tancredi si dedica con successo da tempo, come dimostrano le sue opere su Monica, la madre di sant’Agostino, e su Ildegarda di Bingen, la benedettina del Millecento che fu proclamata santa e dottoressa della Chiesa. Ancora una donna, dunque, ma stavolta legata a un personaggio che, come Gramsci, ha avuto un grande rilievo nel Novecento non solo italiano e che oggi sta suscitando un rinnovato interesse fra gli storici tanto da poter parlare di una “renaissance gramsciana”.

Non a caso, tuttavia, la Tancredi ha usato, sin dal titolo, l’espressione “vita privata di Giulia Shucht. Non a caso in questo libro si narra molto di lei, giovane violinista di promettente ma interrotto avvenire, e molto meno di lui. Non a caso il risvolto di copertina ha un sigillo assai più letterario che storiografico: “Gramsci conobbe Giulia a Serebrioni Bor, che in russo significa Bosco d’Argento. Era questo un sanatorio alla periferia di Mosca. Antonio vi giunse nel 1922, in una primavera russa senza sole”. Si può dunque parlare di un romanzo d’amore fra due persone che lo vissero, sì, sotto il peso di vicende a tal punto incombenti da segnare nel profondo un secolo intero, ma seppero riservare a se stessi quella pur sofferta e difficile intimità che sta nella natura d’ogni amore. E’ di questo che la Tancredi scrive, è questo che racconta. Senza giudicare, senza venir meno a quella poetica tenerezza che geneticamente appartiene al suo animo e alla sua scrittura.



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