Conti: “Il territorio non può rinunciare al tribunale di Camerino”
"L'unica conseguenza della chiusura" ha detto il sindaco "sarà quella di peggiorare il servizio per tutti gli utenti della giustizia residenti nella provincia di Macerata"
Il rischio della chiusura del Tribunale di Camerino sta suscitando non poco clamore nella città ducale. I cittadini si sono visti quasi di fronte al fatto compiuto e in seguito agli sviluppi dei giorni scorsi e alle conseguenti polemiche il primo cittadino, Dario Conti, ha deciso di intervenire in merito alla questione.
“Senza voler entrare nel merito delle polemiche che vedono contrapporsi gli avvocati di Macerata e di Camerino – ha anticipato il sindaco – posso dire che stiamo attuando e continueremo ad attuare ogni iniziativa necessaria alla salvaguardia del Tribunale di Camerino, in un momento seriamente difficile per tutti i tribunali minori che. Al di là degli incomprensibili campanilismi e delle esternazioni davvero inopportune, esso rappresenta un presidio di giustizia e legalità al quale il nostro territorio non vuole rinunciare”. E’ chiaro il riferimento al decreto riguardante la geografia giudiziaria, ovvero la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, introdotto nella finanziaria, lo scorso settembre. Il decreto in questione non lascerebbe spazio a tribunali “minori”, ovvero numericamente inferiori, e metterebbe in discussione presidi di giustizia, di sicurezza e di legalità senza alcuna consultazione con le realtà locali. Tra questi rientrebbero ben 52 tribunali e, dunque, anche quello di Camerino.
“Non credo che la chiusura del Tribunale – ha proseguito il primo cittadino – possa giovare alla rapidità nella risoluzione delle controversie. L’unica conseguenza sarà quella di peggiorare il servizio per tutti gli utenti della giustizia residenti nella provincia di Macerata. Il Tribunale di Macerata risulterebbe, infatti, oltremodo appesantito dalle controversie se dovessero verificarsi le chiusure delle sedi di Camerino e Civitanova Marche”.
In effetti, dati alla mano, nei Tribunali, impropriamente chiamati “minori”, i tempi di risposta della Giustizia sono ottimali e rispecchiano i parametri europei, anche in presenza di organici sottodimensionati e non aggiornati. Il riequilibrio territoriale, criterio condivisibile e fondamentale per raggiungere gli indicati obbiettivi di efficienza, troverebbe la sua attuazione più ottimale potendo coinvolgere più uffici limitrofi, indipendentemente dall’area geografica.
In nome di un reale bisogno di efficienza, la Giustizia, che è e rimane un bisogno primario della collettività, i quali costi dovrebbero considerarsi come socialmente utili e doverosamente riassorbibili, può essere gestita in termini di produttività aziendale?

secondo me, si
della serie ‘continuiamo a lamentarci degli sprechi, ma per carità non toccate casa mia’.
ma che sà da fà per cambiare qualcosa in Italia ?