Tanti consensi per “Cyrano”
al teatro della Filarmonica

Macerata

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di Walter Cortella

Molti sono i personaggi teatrali con i quali prima o poi attori e registi finiscono per misurarsi sulla scena. Non solo Amleto, Medea, don Chisciotte, re Lear, Antigone, Arpagòne o lady Macbeth, ma anche Cyrano de Berge-rac, il celebre filosofo, scrittore, drammaturgo, soldato nonché imbattibile spadaccino vissuto nella Francia del ’600 e passato alla storia a causa del suo enorme naso, spesso oggetto di scherno da parte dei suoi contemporanei. Le avventure, o meglio le disavventure, di Hercule Savinien Cyrano de Ber-gerac (1619-55) furono immortalate dallo scrittore Edmond Rostand e dal lontanissimo 1897 la sua opera ha avuto innumerevoli rappresentazioni, stimolando ogni volta attori e registi più o meno famosi. Anche Claudio Pesaresi, regista della Compagnia Teatrale «Al Castello» di Foligno non ha saputo resistere al fascino di questo personaggio tanto brutto nel fisico quanto ammirevole per nobiltà d’animo. Il suo innamoramento per il focoso spadaccino, che poneva fine ad ogni duello con la celebre frase «…e al fin della licenza, tocco», risale almeno a venti anni fa quando, giovane attore, ne vestì i panni per la prima volta, cu-rando anche la regia dello spettacolo. E dopo quattro lustri, Pesaresi si è fatto tentare ancora e ha messo su un nuovo allestimento dell’opera con l’accortezza di non farne un semplice remake e lo ha presentato qualche giorno fa al Teatro della Filarmonica di Macerata, nell’ambito della rassegna «A teatro nel centro storico». Pesaresi, che giovane non è più, reinterpreta un testo che non si presta ad attualizzazione o ad ambientazione diversa da quella originale. Il «Cyrano» che dirige e interpreta è sempre innamorato della cugina Rossana ma indubbiamente è un uomo più maturo, più attento ai valori fondamentali della vita e per ciò ancor più intransigente verso coloro che quei valori calpestano.

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Egli non sfida a duello colui che lo irride per il suo sproporzionato naso, anzi è lui stesso che se ne prende gioco sciorinando con grande autoironia un ampio campionario di aggettivi, talvolta assai divertenti, per descrivere la sua possente protuberanza. Semmai si avvale di uno sguardo malizioso o di una velata provocazione per affrontare e umiliare il malcapitato avversario, reo in effetti di essere venuto meno a quei principi che costituiscono le linee guida dell’esistenza di Cyrano, principi che egli stesso enuncia in un memorabile monologo nel corso del quale ad ogni provocazione, compromesso o proposta di in-trigo risponde con un secco e perentorio «No, grazie». Il «Cyrano» di Pesaresi ci rimanda ad un altro grande personaggio, il don Chisciotte di Cervantes, anche lui perennemente in lotta per difendere i diritti dei più deboli. Sarebbe auspicabile che ognuno di noi, in questi tempi «oscuri» pronunciasse un po’ più spesso e con la stessa veemenza il «No, grazie» di Cyrano. Claudio Pesaresi ha ben impressionato il pubblico della Filarmonica con la sua interpretazione misurata e rigorosa, sempre attenta a non strafare, pur rimanendo fedele al ruolo di guascone. Bella la sua presenza fisica, profondo il timbro della voce e ottima la dizione. Molto buona anche la performance di Serena Orazi, ben calata nei panni di una graziosa e dolce Rossana, come del resto quella di Giuseppe Rafoni, che dà vita ad un Cristiano di Neuvillette baldanzoso e poco romantico. Severa ma funzionale la scenografia classicheggiante di Goffredo Strappini, molto eleganti e ricchi i costumi di Rossana Franceschini. La Compagnia umbra, già ospite della Rassegna in un recente passato, si è confermata come una delle più preparate formazioni del teatro amatoriale ed ha ben meritato il caloroso applauso finale.

(Nelle foto, due momenti del colloquio tra Cyrano e Rossana)

 


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