Speleologo morto nel cunicolo
Sarà l’autopsia a stabilire le cause
RECANATI SOTTO CHOC - Alfredo Campagnoli, 59 anni, molto probabilmente è stato ucciso dall'assenza di ossigeno dopo essersi calato in un tombino per un'ispezione
di Mauro Nardi
E’ stata molto probabilmente l’assenza di ossigeno ad uccidere Alfredo Campagnoli, lo speologo 59enne che questa mattina si è calato in un tombino (leggi l’articolo) di accesso al vecchio acquedotto pontificio di via Aldo Moro a Recanati. A togliere ogni dubbio sarà comunque l’autopsia che si svolgerà nelle prossime ore nell’obitorio dell’ospedale Santa Lucia dove si trova attualmente la salma. La notizia della tragedia si è allargata a macchia d’olio lasciando nell’incredulità e nel dolore l’intera città. Campagnoli, geometra dell’ufficio tecnico del Comune leopardiano e responsabile dell’area urbanistica, era molto conosciuto e non solo per la sua trentennale attività lavorativa. Per molti anni è stato uno dei capi scout all’oratorio San Filippo Neri, mentre di recente aveva ricevuto un importante incarico all’interno del nuovo gruppo di lavoro della Protezione Civile per volontà del sindaco Francesco Fiordomo. Amava anche la fotografia e la lirica ma la sua grande passione era la speleologia. Un rapporto quasi viscerale che questa mattina lo ha attratto in uno dei numerosi pozzetti cittadini che danno l’accesso al vecchio acquedotto pontificio, per compiere un sopralluogo in un area che a seguito dell’accordo con la ditta Paci, verrà presto riqualificata. Campagnoli, che quest’oggi non era in servizio in quanto aveva aderito allo sciopero indetto dal sindacato, voleva verificare la linea del vecchio condotto che passa proprio sotto la zona interessata dal futuro cantiere.
Con l’aiuto di due amici si è calato in un pozzetto ma una volta all’interno è maturata la tragedia. Campagnoli, giunto a sette metri di profondità, ha perso i sensi e si è accasciato sul fondo, tra la disperazione di coloro che erano rimasti in superficie. Inutile il tentativo di sollevarlo attraverso la corda di sicurezza alla quale era imbragato, considerato lo spazio al quanto ristretto e la posizione assunta dopo lo svenimento con la spalla che si è incastrata tra il cunicolo e lo slargo che si apre sul fondo. Sul posto si sono portati per primi i sanitari del 118 partiti a bordo di una ambulanza dal vicino Pronto Soccorso del nosocomio cittadino. Uno dei paramedici ha provato a calarsi nel tombino ma senza successo, mentre all’interno veniva calato un erogatore di ossigeno nel tentativo di favorire la respirazione di Campagnoli che non ha dato mai segnali di vita durante le intere operazioni di soccorso. Ad estrarlo ci hanno pensato i Vigili del Fuoco giunti da Osimo e Macerata che hanno dovuto armare il pozzo con un argano sollevatore, per poi far calare un pompiere per l’aggancio. Una volta riportato in superfice inutili sono stati tutti i tentativi di rianimarlo da parte dei sanitari e di un medico di famiglia che ha assistito sin dai primi momenti alle operazioni di recupero. Una scena alla quale ha fatto da cornice la disperazione di colleghi, del sindaco Fiordomo ma sopratutto della moglie e del fratello che nel frattempo avevano raggiunto il luogo della tragedia. Alfredo Campagnoli lascia la moglie Paola Nicolini, psicologa e docente universitaria, i figli Daniele di 29 anni, e Michela di 30 che sta rientrando da Lusaka (Zambia) dove ha svolto attività di cooperante con l’associazione umanitaria “L’africa chiama”. “Il Comune è in lutto, se ne va un grandissimo lavoratore, una delle persone più generose che io abbi amai conosciuto. Un vero e proprio servitore ” ha scritto sul suo profilo facebook Giacomo Galassi, assessore all’urbanistica al Comune di Recanati. “Ci saremmo dovuti incontrare questa mattina, ma quell’appuntamento è saltato per sempre, colpa di un destino che non si può accettare, una tragedia incredibile”.
(foto di Guido Picchio)









Ciao Alfredo, che questo troppo precoce viaggio ti sia leggero. Con te se ne va una grande persona. Fa male leggere la precisazione che non eri in servizio. Quelli come te, appassionati del risolvere i problemi e far funzionar le cose al meglio sono sempre in servizio. Vivono AL SERVIZIO. Anche quando scioperano. Il decalogo dei valori e comportamenti nelle grandi aziende recitano che un buon dipendente si perita per fare il suo lavoro evitando la burocrazia inutile. Tu questo istinto lo avevi nel sangue. Spero che ora al tuo Comune ed alla tua Comunita’ di questo non manchi ricordo e sappiano dimostrarti la gratitudine che certamente debbono a te ed alla tua famiglia. Riconoscendo che sei stato portato via dal lavoro e sul lavoro. La mia gratitudine e’ poca cosa, ma l’avrai sempre. Per avermi insegnato che anche da grandi si puo’ giocare e sorridere come fanciulli, senza per questo smetter di esser responsabili. Per i segreti della camera oscura svelati nella meraviglia. Per tanto che scopro di aver dentro pensando all’amicizia che mi hai regalato. Un abbraccio grande a Paola ed ai tuoi figli che ho salutato bambini e non son piu’ tali. Grazia