Quando l’apparenza inganna

Il duplice omicidio di Cingoli e l'arresto del marinaio di Civitanova. Due casi, una conferma: la droga è micidiale, e prima o poi trasforma coloro che ad essa si avvicinano in protagonisti o in vittime del male

- caricamento letture

V4D2747-300x208

 

di Giuseppe Bommarito

Due sono state le vicende, molto distanti tra di loro, che più mi hanno colpito durante il mese di agosto a proposito di droga e dintorni.
In primo luogo le notizie sulle indagini relative al duplice omicidio di Cingoli, quello dei due marocchini colpiti a morte qualche mese fa e poi bruciati dentro una Y10 in una zona isolata e boschiva. Io inizialmente avevo ipotizzato che potesse trattarsi di una resa dei conti all’interno del mondo degli spacciatori, contro due nuovi arrivati che stavano allargandosi troppo nel tentativo di accaparrarsi, senza la dovuta gavetta, fette significative del mercato locale, già in qualche modo colpito dalla crisi economica.
Invece quello che sta emergendo dalle indagini, peraltro ancora non concluse, è molto peggiore delle mie supposizioni. Sembra infatti che i due marocchini siano stati uccisi da una banda di criminali composta esclusivamente o prevalentemente da italiani, operativa a cavallo tra le province di Ancona e di Macerata, e il movente sarebbe costituito dalla rapina di 100 o 200 chili di sostanze stupefacenti che i due uccisi avevano con loro, dal valore, nel mercato criminale della droga, di centinaia di migliaia di euro. Quindi, grossi criminali i due uccisi, e ancora più grossi e pericolosi criminali gli assassini, ormai con il fiato delle forze dell’ordine sul collo.

Per il momento è stata rintracciata dai carabinieri l’arma del duplice delitto (che risulta essere stata usata anche per una precedente rapina particolarmente feroce) e due persone sono state arrestate per la vicenda. Si attendono però a breve sviluppi decisivi per chiudere l’inchiesta, che ritengo possa riservare ancora notevoli sorprese.
Ne riparleremo meglio, quindi, allorchè le indagini saranno arrivate a compimento. Per il momento si può solo dire che questo duplice omicidio, che porta a cinque il numero dei morti ammazzati nell’ultimo anno a causa della droga in provincia di Macerata (in cima alle statistiche nazionali in questa triste graduatoria) e che è stato alla base anche del recente, drammatico, grido d’allarme del Procuratore della Repubblica Paciaroni, conferma un assunto indiscutibile: la droga è micidiale, e prima o poi trasforma coloro che ad essa si avvicinano in protagonisti o in vittime del male.

V4D2805-1-300x206   Poi, per tutt’altri versi, mi ha impressionato la notizia dell’arresto di un marinaio di Civitanova Marche, di 47 anni, incensurato, che ha passato gli ultimi anni della sua vita, nel tempo lasciato libero dal lavoro, a rapinare farmacie in tutta la regione (leggi articolo). Agli inquirenti increduli lo stesso ha spiegato (almeno questo è uscito sulle cronache locali) che era costretto a fare le rapine non perché avesse bisogno di soldi per vivere o per mantenere la sua famiglia, ma perché doveva garantirsi la liquidità necessaria per andare in tutti i fine settimana nelle discoteche della zona, e qui per potersi muovere ad alto livello: tavoli riservati, privè, abbigliamento idoneo, qualche “aiutino” per essere piacevole e all’altezza della situazione, bottiglie di champagne (ognuna dal costo di qualche centinaio di euro). Ecco, questa vicenda del marinaio brillante discotecaro mi è sembrata significativa perché si presta benissimo a qualche utile riflessione sulla società dell’apparenza e sul ruolo rivestito in questo ambito dalla droga, specialmente dalla cocaina.

Parto da alcune considerazioni di carattere generale. Una volta l’alternativa, secca e drammatica, era tra l’essere e l’avere. Oggi, invece, secondo me, la vera alternativa è quella tra l’essere e l’apparire. Ai tempi odierni, infatti, pochi sono quelli che hanno veramente, e questi rari privilegiati in genere (salvo eccezioni, naturalmente) non ostentano, sia perché, per essere riusciti ad avere tanto, hanno evidenziato notevoli capacità di risparmio che mantengono ben ferme, sia perché, comunque, preferiscono tenere un profilo basso per non richiamare troppo l’attenzione del fisco o di qualche curioso.
Molti di più invece sono quelli che cercano in tutti i modi di apparire ciò che non sono. In primo luogo, con l’abbigliamento: scarpe e capi griffati, rolex d’oro al polso, acquistati il più delle volte a rate, indebitandosi con i commercianti, facendo qualche scoperto in banca, e magari lasciando più di un debito in giro. Altri, un po’ più furbi o risparmiosi, puntano sempre sui grandi marchi per fare scena (qui vale comunque il vecchio motto: “noblesse oblige”), ma non sugli originali, bensì sui capi contraffatti (acquistati ovviamente fuori zona o nottetempo), quelli di alto livello però, nei quali l’imitazione, almeno ad occhio nudo, è molto difficile da scoprire, e realizzano così una sublimazione ulteriore dell’apparenza (direi quasi l’apparenza al quadrato).

Altrettanto dicasi per i macchinoni, che spuntano da tutte le parti rilucenti e freschi di continuo lavaggio, ed anche, e soprattutto, per gli interventi estetici. Per le autovetture di grossa cilindrata, che indubbiamente danno un profilo di alto livello a chi le conduce, c’è, per consentire l’acquisto a chi non ne avrebbe le possibilità economiche e però vuole mostrare di averle, tutto un traffico di auto rubate e di auto importate illegalmente dalla Germania e da altri paesi produttori, gestito da concessionarie che operano sul filo della legalità o addirittura del tutto fuori dalla legalità (e in tali situazioni compare sempre la mano della criminalità organizzata). Gli interventi estetici sono, a mio avviso, anch’essi la sublimazione visuale della falsa apparenza. Persone di sesso femminile, ed ora anche maschile, che si sforzano di apparire più giovani, più magre, più belle di quello che sono, tramite il continuo ricorso al chirurgo plastico, e, spesso e volentieri (anche in tal caso per abbattere i costi, altrimenti notevoli), a medici spericolati privi della benché minima specializzazione, con il rischio di ottenere addirittura un peggiormento della situazione.

E la droga, che c’entra con tutto questo ragionamento? C’entra, eccome, perché essa, per definizione, serve ad apparire diversi da quello che si è, serve a coltivare la mitologia dell’apparenza, serve a variare l’approccio con la realtà da parte di chi la assume, modificandone l’equilibrio e alterando i freni inibitori che governano gli impulsi (naturalmente fatte salve le dovute differenze dipendenti dal tipo di sostanza usata). La cocaina, peraltro, è la sostanza che più di ogni altra lega con lo stile di vita che si è da tempo affermato, consumistico e superficiale, basato appunto solo sull’apparenza, con il mito abbagliante del successo e del denaro sempre sullo sfondo. La “neve” è infatti una sostanza che nell’immediatezza dà euforia ed eccitamento, insieme ad un senso di benessere, di lucidità, di disponibilità quasi illimitata di energie fisiche e psichiche; che stimola i consumi e moltiplica i desideri, fino a suscitarne alcuni del tutto inimmaginabili in precedenza (così come i bisogni inesistenti indotti dalla pubblicità commerciale); che si lega benissimo, sino a diventarne il propellente, con le serate e con le notti che non finiscono mai, con le cene con tanta gente, dove si fa un gran consumo di alcol, e con il successivo passaggio in discoteca; che aiuta a “tenersi su” per reggere certi ritmi, altrimenti impensabili, superando i vincoli stretti della stanchezza, del sonno, e anche della fame.
E poi, e qui torniamo in pieno al discorso dell’apparenza e a chi usa la cocaina per andare in discoteca a fare “serata”, questa droga, sempre e solo nell’immediatezza, consente di superare le proprie inibizioni e le proprie incertezze, e sembra realizzare in pieno l’aspettativa recondita di ciascuno di noi: essere come di solito non si è, ma si è sempre desiderato di essere, cioè lucidi, dinamici, sicuri, instancabili, estroversi, loquaci, disinibiti, brillanti.

Inutile ribadire che si tratta solo di effetti immediati (e non sempre tutti compresenti, almeno a livelli significativi) e non duraturi, quindi puramente apparenti. Inutile ricordare il pesantissimo conto che poi la cocaina sicuramente presenta, ovviamente con gradazioni che dipendono dalla durata di questa specifica tossicodipendenza, dall’entità e dalla frequenza delle assunzioni, dallo stato di salute preesistente: aritmie, tachicardie, extrasistole, vere e proprie crisi cardiache sino ad arrivare all’infarto, disturbi di tipo polmonare, dolori al torace, convulsioni simili a quelle epilettiche, assenze temporanee a se stessi, maggior rischio di ictus al cervello, atrofie cererebrali, demenza, disturbi dell’attenzione, della concentrazione e della memoria, malnutrizione con brusche perdite di peso, alterazioni sessuali, maggiore irritabilità, tendenza a improvvisi e ingiustificati scoppi di violenza (pericolosissimi, per sé e per gli altri), problemi di natura familiare, affettiva, lavorativa, giudiziaria. Ma di ciò, mentre, allegri ed instancabili, si marcia a tutta “coca” verso il disastro, non si è mai consapevoli, anche se, da ultima, la vicenda del marinaio di Civitanova è lì per confermarcelo e per ricordarcelo ancora una volta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X