Omaggio del SOF al tricolore
nelle magiche atmosfere di Ricina

Suggestioni e bel canto per la riscoperta del teatro romano di Villa Potenza. Il pubblico ha applaudito Carmela Remigio e Ivan Magrì e ha cantato l'inno d'Italia sulla musica della Salvadei Brass. Domani sera l'ultimo appuntamento con Svetlana Zakharova e il Bolshoi Ballet

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di Alessandra Pierini

Se chi sceglie di assistere a un concerto lirico vuole vivere un’emozione, i 300 fortunati che ieri sera sono riusciti ad ottenere un posto per lo spettacolo dello Sferisterio Opera Festival andato in scena  nell’inedito palco di Ricina, di emozioni ne ha vissute davvero molte.
Il teatro romano, sapientemente illuminato, ha perso la sua riduttiva identità di rudere per diventare vivo e comunicare, atraverso le sue pietre e i suoi archi, secoli di storia. A far da soffitto non uno scontato manto di stelle ma la luna che si è velata e svelata continuamente tra le nuvole e ha adattato anche il cielo ai tumulti risorgimentali, tema del concerto dedicato al 150 mo anniversario dell’Unità.suggestioni-e-saluti-allhelvia-recina

L’impressione è che sul palco di una serata così speciale che restituiva Ricina alla cittadinanza e alla sua funzione originale, in epoca romana, non poteva non esserci Carmela Remigio, giovane soprano, con i suoi capelli lunghi e scuri sciolti al vento e l’abito lucente, ha riempito la scena di bellezza e del suono caldo della sua voce, richiamando l’attenzione dei presenti, al termine di ogni canzone, sui resti del teatro alle sue spalle. Risorgimentale Ivan Magrì, anche per lui capelli lunghi e un qualcosa di combattivo nei modi di fare, nel porsi. Applauditissimi i due cantanti ma anche il pianista Andrea Del Bianco. Gli spettatori hanno seguito lo spettacolo, cantando sottovoce le famosissime arie proposte, da “Casta Diva” a “Che gelida manina”, da “Libiamo nei lieti calici” a “La donna è mobile” fino a diventare protagonisti e lasciarsi trascinare dalla Salvadei Brass nel gran finale.

salvadei-brassQuando i musicisti della banda hanno intonato le prime note dell’inno di Mameli, non è servitoalcun ulteriore sollecito. Il pubblico si è alzato in piedi e tutti, comprese maschere e tecnici, hanno cantato, con discrezione, senza avventurarsi nei toni. Il risultato è stato un sussurro che ha magicamente riempito Ricina e i presenti dell’orgoglio, mai scontato, di essere italiani.
«Come sarebbe stato contento Don Ennio» ha commentato qualcuno ricordando l’iniziatore della banda della frazione di Villa Potenza. «Sarà il primo spettacolo di una lunga serie» ha annunciato uscendo il presidente di Banca delle marche Lauro Costa. Il Sindaco Romano Carancini che tanto ha voluto questa iniziativa,  Antonio Pettinari che ha ricordato i tempi in cui nel teatro andava a recuperare il pallone quando giocava nel campo adiacente, il maestro Pier Luigi Pizzi, Luciano Messi, suo stretto collaboratore, Caterina Fedeli, nume tutelare del teatro si sono fermati a lungo dopo il termine, a godersi questo piccolo miracolo frutto delle piccole ma fondamentali azioni di tanti che sono riusciti dove, per secoli, molti altri avevano fallito.

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Tutto esaurito per l’ultimo appuntamento  di domani con il Sof. Alle ore 21 sul palco dello Sferisterio saliranno Svetlana Zakharova e Etoliles del Bolshoi Ballet, in anteprima regionale. Il progetto di Sferisterio Opera Festival e Civitanova Danza, il gala vedrà l’étoile russa, da molti considerata attualmente la migliore, portare in scena i pezzi forti del suo repertorio, a partire da Carmenfino a La morte del cigno.Il programma della serata prevede l’apertura con l’indimenticabile interpretazione di Carmen Suite, coreografato da Alberto Alonso su musica di Bizet e Ščedrin; dopo un breve intervallo seguiranno tre pas de deux tratti rispettivamente da Le corsaire (Marius Petipa), Macbeth(Vasiliev) e Esmeralda (Perrot). Più recenti le successive due creazioni in scaletta, Revelation, un assolo moderno creato appositamente per Svetlana Zakharova dalla coreografa giapponese Motoso Hiroyama su musica di John William, e Crazy, coreografia di Sergey Bondur su musica da Astor Piazzolla.

(Foto di Alfredo Tabocchini)

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