La censura ai tempi del Papa Re
Il vescovo di Macerata sui libri malvagi

CULTURA - L'editore maceratese Aldo Canovari di Liberilibri pubblica la lettera pastorale del 1862 di Amadio Zangari che guidò la Diocesi durante gli anni del risorgimento

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di Maria Stefania Gelsomini

Ma guarda cosa doveva capitare, un giorno di qualche tempo fa, a uno dei pochi editori liberali italiani (e si può affermarlo a buon diritto visto che quelli veri si contano sulle dita di una mano), rovistando fra antichi documenti in un mercatino antiquario di una non meglio precisata città del nord. Probabilmente non credeva ai propri occhi Aldo Canovari, direttore editoriale e anima della Liberilibri quando si è ritrovato fra le mani l’originale della Lettera pastorale sui libri malvagi, datata 1° marzo 1862. Ad attirare la sua attenzione, oltre al contenuto alquanto intrigante, l’autore: l’allora vescovo di Macerata e Tolentino Amadio Zangari. Quella lettera ora è inserita in uno sfizioso volumetto (di cui lo stesso Canovari è il curatore) uscito per i tipi della casa editrice maceratese intitolato non a caso Sui libri malvagi, che raccoglie cinque brevi scritti di diversa provenienza e diverso rango più una serie di altri curiosi documenti e citazioni riportati in Appendice, che forniscono nel loro insieme un quadro significativo della censura e del percorso accidentato della “libertà di stampa” fra il Settecento e il Novecento.

La raccolta si apre con L’orrenda perniciosità della scrittura di Voltaire (1765), dagli intenti evidentemente ironici e dissacratori. Al contrario, le due lettere encicliche seguenti – la Christianae reipublicae di papa Clemente XIII (1766) e la Mirari vos di papa Gregorio XVI (1832) – e la “maceratese” Lettera sui libri malvagi di Amadio Zangari (1862) rappresentano tre fulgidi esempi di proibizionismo clerico-religioso di marca cristiana. Dello stesso tenore la Lettera dedicatoria dello stampatore Generoso Salomoni a papa Pio VI (1777), contenuta nella celebre opera Storia polemica delle proibizioni de’ libri dell’abate Francesco Antonio Zaccaria.

PioIX

Papa Pio IX

Ritornando al vescovo Zangari in realtà di lui non si sa molto, a parte il fatto che nacque a Rimini nel 1806 e che, dopo aver guidato la diocesi di Civitacastellana, Orte e Gallese, fu vescovo di Macerata e Tolentino dal 1851 al 1864, anno della sua morte. La lettera in questione, stampata a Macerata dal tipografo vescovile Alessandro Mancini, venne redatta “nell’occasione di pubblicare l’indulto per la Quaresima del 1862”. Dunque durante il pontificato di Pio IX (1846-1878), al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, anche lui come si sa marchigiano di Senigallia.

Ed ecco un piccolo assaggio di quanto (pre)scriveva Zangari ai suoi fedeli: “Da che una fatale libertà di stampa… impossessossi di tante penne, noi fummo inondati da un diluvio di questi perniciosissimi libri”, i quali producono “una piaga profonda e mortale” e sono la “vera maledizione della terra”.  “Oh! istruzione, che tanto oggi si decanta, e vorrebbesi universale, quanto mai sei funesta, se arrivi colla libera stampa a far perdere la Fede ed il costume”. E giù con l’invettiva, giù con epiteti di ogni genere contro chi s’azzardasse a scrivere e a leggere i libri bollati come malvagi, manco fossero il demonio fattosi carta. Già perché si spargeva “in quei libri lo spirito dell’errore, e massime le più esecrande, e diaboliche” allo scopo di annientare il cattolicesimo. I libri cattivi insomma, “strumenti di eterna perdizione” zeppi di eresie e di bestemmie, rischiavano pericolosamente di aprire gli occhi e la mente: l’unico rimedio possibile, per la salvezza dell’anima, era di darli tutti alle fiamme, sì proprio così, di affidarsi alla potenza distruttrice del fuoco. Parola del vescovo Amadio.

liberilibriSe fa ancora una certa impressione leggere queste parole scritte qui un secolo e mezzo fa, archiviare l’odiosa pratica della censura come cosa morta e sepolta resta un’utopia. Libertà di stampa, libertà d’opinione, libertà di pensiero, il XXI secolo non può ancora vantarsi di queste conquiste sacrosante, e sono troppi i libri che tutt’oggi vengono banditi come succedeva nei secoli scorsi. Dai documenti pubblicati nel libro – sostiene Canovari – emerge un fatto incontrovertibile e sempre ricorrente nel corso della storia dell’umanità: chi detiene il potere, politico o religioso, non potendo impedire agli esseri umani di pensare, può arrogarsi il diritto di dichiarare nocivo o pericoloso un libro, e di proibirlo. Da quando, dalla metà del secolo appena passato (era il 1966!), la Chiesa Cattolica Apostolica Romana si è aperta al confronto e alla tolleranza ripudiando la censura, oggi l’intolleranza, la criminalizzazione del libero pensiero e il dogmatismo sono appannaggio dell’Islam. Ma attenzione, non solo: l’azione di censura contro libri, giornali, parole e pensieri “malvagi” e l’esercizio di severe forme di controllo sulla loro pubblicazione e diffusione vengono esercitati dai governi tirannici ma anche dai cosiddetti Stati “elettivi, democratici, pluralistici e laici” (basti pensare ai “reati d’opinione” ancora presenti negli ordinamenti penali di molti paesi occidentali).

Sfogliando via via questo libretto colmo di soprese, verrebbe da dire un’autentica chicca per collezionisti bibliofili, s’incontra a un certo punto anche il ricco Campionario di libri malvagi tratto dall’Index Librorum Prohibitorum emanato da papa Pio XII nel 1948 con aggiunta dei libri dannati fino al 1966, appunto l’anno in cui l’Index fu definitivamente abolito da papa Paolo VI. Degli oltre 5000 libri contenuti nell’Index il curatore ne seleziona circa 400, quelli che a suo giudizio “rappresentano rilevanti contributi dell’intelletto umano allo sviluppo della nostra civiltà”. Impossibile qui ovviamente riportarli tutti ma scorrendo questo lungo elenco, accanto ai nomi di Victor Hugo, Vittorio Alfieri, Francis Bacon, Copernico, Benedetto Croce, Gabriele D’Annunzio, Daniel Defoe, Cartesio, Denis Diderot, Ugo Foscolo, Antonio Fogazzaro, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Vincenzo Gioberti, Alberto Moravia, John Milton, Pascal, Jean-Paul Sartre, Spinoza, Stendhal, Niccolò Tommaseo, Jonathan Swift, Voltaire, Emile Zola, il lettore scoprirà che anche alcuni scrittori maceratesi e marchigiani, più o meno famosi, hanno avuto l’“onore” di entrare nell’Index, a cominciare proprio da Giacomo Leopardi, con le sue Operette morali, nel 1850!

Gli altri sono: Cristofano Bronzini di Sirolo, con Della dignità e nobiltà delle donne, nel 1622; Giovanni Spina di Ripatransone (autore anche di un “Oroscopo per la città di Macerata”), con Catastrofe del mondo: cioè La grandissima revolutione, che potria succedere in esso dopo l’anno 1632, nel 1627; Trajano Boccalini di Loreto, con La bilancia politica di tutte le opere di Trajano Boccalini; il tutto illustrato dagli avvertimenti del signor cavaliere Ludovico Du May, nel 1678 e 1679; Niccola Graziani di Macerata, con Ragionamenti accademici recitati per la prima volta in Firenze e dedicati alle dame d’Italia, nel 1767; Antonio Leoni di Ancona, con l’Istoria d’Ancona capitale della Marca anconetana, nel 1817; Romolo Murri di Macerata, con ben cinque opere, nel 1909. Che altro aggiungere… buone letture malvagie a tutti!


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