Il vescovo Giuliodori ha dato il via agli Aperitivi culturali
SFERISTERIO OPERA FESTIVAL

di Beatrice Cammertoni
Introdotto da Cinzia Maroni (curatrice degli appuntamenti) e da Federica Frontini (presidente di Sferisterio Cultura) è stato di nuovo il Vescovo Giuliodori ad aprire la lunga sede degli Aperitivi Culturali, eventi quotidiani e collaterali alla stagione lirica che proseguiranno da qui alla chiusura dell’edizione dell’estate 2011. “Libertà e Destino”: il tema scelto per il cartellone di quest’anno è stato discusso dal primo ospite degli Aperitivi da un punto di vista antropologico e teologico, mentre a Massimo Cacciari sarà affidata una lettura più in chiave filosofica (notizia di poco fa, in teleconferenza a causa dell’infortunio ad una gamba) nel corso dell’atteso appuntamento di questo pomeriggio. “Abbiamo voluto di nuovo il Vescovo perché ormai è un amico del festival e anche degli aperitivi – dice Cinzia Maroni – . Un pastore di anime ma anche un fine intellettuale che ha saputo confrontarsi ogni anno con i temi proposti dalla stagione lirica. Il cristianesimo ha introdotto un elemento fondamentale a questa riflessione che accompagna l’uomo fin dalle sue origini, quello della salvezza.”
Il Vescovo Giuliodori ha parlato della stagione lirica e degli stessi Aperitivi come di importante occasioni di incontro con la città, poiché lo Sferisterio ne è la punta della vita culturale. “Sono lieto di dare il via a un cammino culturale che offre, con i temi proposti, spunti di riflessione importanti. Il tutto mi sollecita, mi istiga a portare un contributo specifico e, dopo questa premessa, ha declinato il suo intervento sotto il punto di vista antropologico e teologico”.
Il libro di Giobbe e l’opera ed il percorso intellettuale di Sartre hanno aperto un interessante lezione sull’apporto del mondo cristiano alla riflessione sulla tensione tra libertà dell’individuo e destino. Anche quest’anno si rinnova la formula che combina cultura dello spirito alla cultura enogastronomica ed all’intervento dell’ospite è seguita la degustazione di alcune tipicità locali, in collaborazione con cantine e aziende locali. A fare da sfondo al tavolo dei relatori quest’anno c’è l’opera realizzata dagli studenti dell’Accademia delle Belle Arti che celebra il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, dal titolo “Durcamara”.
Domani (23 luglio), come di consueto alle ore 12 nella galleria degli Antichi forni, agli Aperitivi si parlerà di Riflessi, simmetrie, preveggenze: le donne di Mozart-Da Ponte secondo la nota giornalista de La Repubblica Leonetta Bentivoglio.
Radattrice dell’importante quotidiano sin dai primi anni Ottanta, Leonetta Bentivoglio è inviata speciale per la sezione Cultura e Spettacolo. Ha intervistato i massimi artisti internazionali della musica classica e lirica e ne ha tratteggiato ritratti diventati famosi. Cura le cronache dei festival e degli spettacoli dei principali teatri europei, dalla Scala a Bayreuth.
A suscitare la curiosità dei presenti questa mattina un nuovo elemento, Dulcamara, la scenografia realizzata dagli studenti del corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, coordinati dal titolare dell’omonima cattedra, Enrico Pulsoni che alla fine ha svelato la graficizzazione del conferenziere di turno. L’iniziativa si ripeterà ad ogni appuntamento.
(foto di Guido Picchio)


che titolo mondano!!!
Brava, Cinzia. Bellissimo cartellone anche quest’anno!
“…“Sono lieto di dare il via a un cammino culturale che offre, con i temi proposti, spunti di riflessione importanti. Il tutto mi sollecita, mi istiga a portare un contributo specifico e, dopo questa premessa, ha declinato il suo intervento sotto il punto di vista antropologico e teologico..”
Anche esperto di antropologia, adesso.
il vescovo non finirà mai di stupirci: immaginate un pò se domani decidesse anche di fare il pastore di anime che rivoluzione sarebbe…..
E Macerata, irriconoscente, non comprende che calibro da 90, che pezzo grosso, che statuario elemento e che fortuna abbiamo avuto quando è stato nominato vescovo…
Alle porte della città e accanto al focolare, io vi ho veduto prosternarvi e adorare la vostra libertà. Anche gli schiavi si umiliano davanti al tiranno e lo lodano anche quando li ammazza. Ahimè, nel boschetto del tempio e all’ombra della cittadella ho visto i più liberi tra voi indossare la loro libertà come un giogo ed un ceppo. E il mio cuore sanguinava: perché non potrete essere liberi finché perfino il desiderio di cercare la libertà non vi sembri una briglia, e non avrete cessato di parlarne come di una meta e un compimento. Sarete liberi, infatti, non quando i vostri giorni saranno privi di ansie e le notti senza un bisogno o una pena, Ma quando queste cose vi stringeranno come una cintura e saprete innalzarvi al di sopra di esse nudi e sciolti. Ma come potrete innalzarvi oltre i giorni e le notti se non rompendo le catene che all’alba della vostra comprensione avete stretto intorno allo zenit di essa? In verità, ciò che chiamate libertà è la più resistente di tali catene, benché i suoi anelli brillino al sole e abbaglino i vostri occhi. E che cosa volete eliminare per essere liberi se non brandelli di voi stessi? Se è una legge ingiusta che volete abolire, l’avete scritta sulla fronte con le vostre mani. Non la potete cancellare, né bruciando i vostri libri di diritto, né lavando le fronti dei giudici, anche versandovi su il mare. E se è un despota che volete deporre, badate prima a distruggerne il trono eretto in voi. Perché un tiranno come può governare uomini liberi e orgogliosi se non tiranneggiando la loro libertà e calpestando il loro orgoglio?
E se è una noia che volete scacciare, essa fu scelta da voi più che imposta dagli altri. E se è un timore che volete fugare, la sua sede è nell’animo vostro, non nella mano di chi temete. In verità, tutte le cose muovono dentro il vostro essere costantemente allacciate, quelle desiderate e le temute, le ripugnanti e le amate, le perseguite e quelle che vorreste evitare. Esse muovono in voi come ombre e luci in stretto accoppiamento. E quando l’ombra svanisce e non è più, la luce che indugia diventa un’ombra per un’altra luce. Così la vostra libertà, appena perde le catene, diventa essa stessa la catena per una maggiore libertà. (Il Profeta di Gibran Khalil Gibran)