Una guerra senza quartiere
tra trafficanti e spacciatori

Il duplice omicidio di Cingoli e le sette overdosi di Porto Recanati
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

di Giuseppe Bommarito *

Mi sembra di vederli quei poveri ragazzi andati in overdose in serie qualche settimana fa a Porto Recanati, ben sette (!!!) nel giro di pochi giorni. Nel chiuso di un’auto o nei bagni della stazione, pieni di sudore, non ce la facevano ad attendere ancora, il loro respiro diventava sempre più affannoso, l’ansia e l’irrequietezza crescevano, dovevano bucarsi e basta, senza pensarci sopra. In quel momento l’unica cosa che contava era farsi, spararsi in vena l’eroina, mettere fine a quel bisogno insopprimibile provocato dalla crisi di astinenza, ai crampi addominali e muscolari, ai tremori. E così eccoli aprire frettolosamente, con movimenti concitati, la bustina con la dose, mischiare l’eroina – una polvere giallastra o marrone, vagamente somigliante allo zucchero di canna, dall’odore dolciastro – con un po’ di acqua di rubinetto usata come diluente, versarla in un cucchiaio, farla scaldare con un accendino, prendere il filtro di una sigaretta, togliere la carta ed immergerlo, per depurarla dei grumi, nella poltiglia creata dalla sostanza mescolata con l’acqua, e poi risucchiarla con l’ago di una siringa infilato nel filtro. Subito dopo l’angosciosa ricerca di una vena, nelle braccia o nelle gambe, dove infilare la siringa (la “spada”), e infine il buco, finalmente il buco, in quel momento desiderato più di ogni altra cosa al mondo.

Loro lo sanno infatti che quando ti inietti l’eroina in vena la sensazione è più veloce e intensa. La chiamano “flash”, ed è una fiammata, una vampata di caldo e di piacere che dura qualche decina di secondi e che, partendo dalla pancia, dal ventre, invade tutto il corpo, come un profondo orgasmo, lasciando galleggiare chi si buca in una dimensione dove tutto è ovattato, dove non ci sono emozioni, non c’è il dolore né il male. E’ per questo che quasi sempre arrivano all’eroina in vena partendo dall’eroina “fumata” (questa generalmente oggi è la prima modalità di assunzione, anche da parte di ragazzi giovanissimi, ai quali viene detta la menzogna che così assunta è innocua); è per questo che, quando sono in crisi di astinenza, omettono qualsiasi prudenza, non si curano di acquistare in farmacia il materiale sterile che servirebbe per evitare quanto meno l’epatite, l’AIDS, il tetano; è per questo che non si preoccupano di sapere cosa si stanno iniettando in vena, quali potranno essere le sostanze di taglio; è per questo che ad ogni buco sfidano la morte. Quando sono in astinenza usano quindi ciò che hanno sottomano: siringhe e aghi già adoperati da altri, filtri e cucchiaini sporchi e infetti, portatori di batteri e di virus che vanno direttamente nel sangue e causano spesso malattie gravissime.

E l’overdose, per una dose di eroina troppo pura o per le sostanze di taglio usate dagli spacciatori, è sempre dietro l’angolo, e spesso conduce ad un passo dalla morte, o alla morte, coloro che ci incappano. La salvezza dei ragazzi in overdose dipende esclusivamente dalla celerità dei soccorsi, in questi casi sono solo il 118 e l’iniezione di Narcan che possono salvare la vita.

Perché  tutti questi casi di overdose a Porto Recanati e in tutta la provincia? A mio avviso, la risposta deve essere cercata leggendo questa vicenda in collegamento con l’altra, recentissima e ancora più tragica, relativa alla spietata esecuzione di due spacciatori marocchini a Cingoli (leggi gli articoli). Due situazioni apparentemente distaccate, che però – se ci si riflette sopra – contribuiscono entrambe a far capire quanto sia “affollato” nella nostra provincia il mercato della droga e quali sono le conseguenze di questo affollamento.

Andiamo per gradi. Il primo dato, del tutto evidente, è che oggi, nella nostra provincia, mercato florido e privilegiato dai trafficanti di morte anche per la scarsa consapevolezza circa il radicamento della criminalità  organizzata (che con la droga si arricchisce a più non posso), la lotta per accaparrarsi porzioni di traffico e di spaccio è sempre più dura, pure per il recente arrivo in Italia, a seguito delle crisi in Tunisia e in Libia, di decine di migliaia di persone, per lo più maschi e di giovane età, alcuni dei quali disposti a tutto. In questa guerra spietata si fronteggiano, nei livelli intermedi della filiera della droga, gruppi albanesi e nigeriani, e, nei livelli più bassi dello spaccio, soprattutto extracomunitari di provenienza maghrebina, marocchini, tunisini, algerini, egiziani. La competizione è durissima, sempre più feroce, tanto che, mentre una volta veniva gestita con le minacce, le intimidazioni, gli avvertimenti, oggi invece la regola è quella dei pestaggi a sangue (con il morto ammazzato che qualche volta ci scappa: è il caso del marocchino ucciso per le percosse nei mesi scorsi proprio a Porto Recanati e lasciato nel piazzale dell’Hotel House) e degli omicidi. Una pallottola in testa o nella pancia, come a Cingoli, e il problema della concorrenza che dà fastidio è per il momento risolto.

E così  il fuoco che si è alzato nella notte dall’auto contenente i due cadaveri di Cingoli è stato null’altro che un sinistro avvertimento ai neofiti del traffico di droga o ai veterani che cercano di allargarsi troppo velocemente: attenzione, chi sbaglia, chi sgomita troppo, chi vuole bruciare le tappe, paga con la vita! Per le bande criminali dominanti nei vari livelli della mercato della droga il controllo del territorio è essenziale, sicchè, soprattutto in un momento di grave crisi economica che colpisce i “consumatori”, deve essere assolutamente bloccato ogni tentativo di accaparramento di fette significative di questo infame segmento criminale.

Ecco, secondo me proprio da questa situazione di vigilanza armata e spietata di chi controlla, soprattutto sulla costa, i vari livelli locali del traffico di droga, derivano, sia pure indirettamente, le sette overdosi da cui siamo partiti (che, in verità, specie a Porto Recanati, non sono un fenomeno dell’ultima ora: qui ricordo, solo per fare un esempio fra i tanti, il caso, credo unico in Italia, delle tre donne andate contemporaneamente in overdose in un casa del centro città nel mese di marzo dell’anno scorso).

Accade infatti che chi, tra gli spacciatori, non vuole rischiare la vita, e finisce quindi per accontentarsi dei propri spazi senza pretendere di allargarsi troppo, cerca allora di guadagnare di più tagliando ulteriormente la droga, mescolandola con quantità sempre maggiori di sostanze da taglio, le più assurde, dal talco al chinino, alla stricnina, al paracetamolo, alla caffeina. Sostanze che, in aggiunta all’eroina vera e propria presente in ogni singola dose, a loro volta agiscono sul sistema nervoso centrale e sull’apparato cardio-respiratorio degli assuntori, con effetti negativi anche contrastanti tra di loro (che però, anziché compensarsi, si sommano), provocando un forte rallentamento o addirittura il blocco del respiro, cioè l’overdose, l’anticamera della morte, il treno che ti porta nell’altro mondo in condizioni di pre-morte, con un viaggio che, se i soccorsi sono velocissimi, è di andata e ritorno, altrimenti è di sola andata.

Anche da queste ultime vicende di cronaca, che molti leggono distrattamente, quando non le saltano del tutto, ci giunge quindi l’ennesimo, sempre più preoccupante, messaggio: attenzione, la droga è come un virus, un contagio invisibile, che si sta diffondendo, silenziosamente ma implacabilmente, sempre di più e con conseguenze sempre più gravi, nella nostra provincia, penetrando in tutti gli ambienti, anche quelli più insospettabili. Prendiamo consapevolezza di questa tragedia immane, che minaccia soprattutto le giovani generazioni. Cerchiamo di reagire, facciamo rete, facciamo pressioni continue sulle istituzioni, sulle forze dell’ordine, non abbandoniamoci all’irresponsabile senso di sfiducia di chi si è già arreso, pensando che la battaglia contro la droga non serva o sia comunque ormai persa.

* Avvocato e Presidente dell’Associazione onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X