“Piccoli Ferretti” crescono
con la collaborazione
tra Accademia e Pupi Avati

Giovedì il “Premio Svoboda al talento artistico e creativo” al grande regista che ha accolto dieci studenti nel suo staff

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di Maurizio Verdenelli

Per l’Accademia di Belle Arti di Macerata passare in nemmeno due mesi da Francesco Casoli a Pupi Avati potrebbe apparire a prima vista un salto interminabilmente lungo e spericolato. Cosa unisce il primo, industriale, v.presidente della Fondazione Ermanno Casoli e senatore del Pdl, al secondo, regista e già sceneggiatore del pasoliniano ‘Salò’? In realtà il filo esiste ed è solido, non solo perché ad mettere idealmente assieme i due c’è il “Premio Svoboda al talento artistico e creativo” ed il conferimento di Accademico Onorario -Casoli è stato premiato il 28 febbraio scorso mentre Avati lo sarà giovedì prossimo 7 aprile. Ma soprattutto perché nell’ottica dell’Accademia maceratese c’è il ‘collocamento’ dei suoi 900 studenti (“non solo 30…noi pensiamo ad un numero molto più alto” dice il vice direttore Giorgio Marangoni) nel mondo del lavoro “nel momento stesso dello studio”. Perché nessuno in via Berardi, 14 crede nell’efficacia degli stages post laurea. Così ogni occasione è buona… “perché come docenti siamo anche un po’ agenti” dichiara il professore di Scenografia, Franco Pulsoni, il ‘gancio’ con i fratelli Pupi ed Antonio Avati, titolari della DueA Film che ha girato nello spazio di 4 settimane tra Mogliano, Porto San Giorgio e Fermo “Il cuore grande delle ragazze”.

“L’occasione giusta per farsi avanti” dice Pierfrancesco Giannangeli, docente di Storia dello Spettacolo “così grazie al collega Pulsioni che ha conoscenze nella Casa cinematografica bolognese siamo riusciti a ‘collocare’ nello staff i nostri studenti a titolo volontario”. L’Accademia ha garantito loro l’alloggio, mentre la “DueAfilm” il fatidico cestino col vitto quotidiano. I ‘magnifici dieci’ sono: Paolo Andrenucci, Marta Bontempi, Maria Chiara Compagnucci, Gioia Mancinelli, Andrea Montani, Tiziana Patrizi, Laura Perini, Ivan Pilogallo, Ysenia Trobbiani e Roberta Ulissi. Impegnati in diversi settori: regia, scenografia, costumi, trucco e produzione. Con tanti elogi da parte di Pupi Avati che ha aderito con entusiasmo poi all’idea del Premio Svoboda.

Insomma piccoli Ferretti (come Dante) crescono. “E’ stata un’esperienza durissima per i ritmi full time ma davvero eccezionale” racconta Laura Perini assistente dell’aiuto regista Roberto Farina. “Una prova sul campo a tutto tondo con la ricerca delle locations più adatte per la trama ambientata negli anni ’30. Bisogna pure dire che siamo riusciti a trovare casali davvero meravigliosi… ma non troppo restaurati perché non sarebbero andati bene con la trama”.

L’intervento dei ragazzi, all’interno della conferenza stampa organizzata questa mattina per annunciare l’evento, viene seguito con affetto particolare da Marangoni al quale un po’ luccicano gli occhi quando dice: “Insomma facciamo il possibile per tutti loro perché non solo di teoria vive l’Accademia di Belle Arti”. La ‘pratica profonda’ è quella con Sferisterio, Musicultura, Fondazione Pergolesi e perfino in Germania, al teatro di Darmastadt. Esamificio ed insieme ‘campo pratica’ è dunque l’Accademia ma anche frequentemente ‘per dare ancora maggiore autorevolezza all’immagine’ incessante premificio con al centro il nome di quel celebre maestro di scene che fu Josef Svoboda. “A maggio inoltre avremo un altro grande nome…” fa il misterioso, annunciando il prossimo appuntamento, Marangoni.

Sono tanti ormai gli Accademici Onorari che vanno a formare il Corpo docente di eccellenza (così come nell’aulica tradizione dell’Accademia di S.Luca a Roma): Giampiero Solari, Marco Paolini, Dante Ferretti, Vittorio Storaro, Mario Pondero, Milo Manara, Roberto Innocenti, Achille Bonito Olica, Enzo Cucchi, Emma Dante e Francesco Casoli. Tra loro anche il grande Edoardo Sanguineti deceduto un anno fa, il 18 maggio 2010.

Conclude la direttrice dell’Accademia, Anna Verducci: “ Il nostro è un percorso iniziato da alcuni anni, un itinerario che ha portato la nostra istituzione universitaria ad essere punto di riferimento autorevole nel campo della formazione, della produzione e della ricerca artistica. In questa visione ben si inserisce Pupi Avati. L’occasione è stato il film girato nel Maceratese e nel Fermano al quale hanno collaborato i nostri ragazzi, ma al di là di questo c’è nel maestro una genialità riconosciuta in Italia e all’estero, che partendo dal riconoscimento della grandezza della provincia, diventa poi simbolo e specchio di una realtà universale. Solo l’occhio di un grande del Cinema può compiere operazioni culturali tanto prestigiose che promuovono il brand Italia con una precisa identità: l’arte nelle sue varie espressioni”.


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