“L’Ircr non può diventare Fondazione”
La Cgil raccoglie le firme

Per il sindacato gli Istituti di assistenza e beneficienza devono trasformarsi in azienda pubblica

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benfatto

Aldo Benfatto

di Alessandra Pierini

La Cgil di Macerata promuoverà  una campagna di distribuzione volantini e raccoglierà firme perché le Ipab (Istituti Pubblici di assistenza e Beneficienza) della provincia, in particolare l’Ircr maceratese, si trasformino in Apsp (Azienda Pubblica di  Servizi alla Persona) e non una Fondazione privata. Lo ha dichiarato questa mattina nel corso di una conferenza stampa il segretario provinciale Aldo Benfatto: «La Regione Marche ha stabilito che entro il 30 giugno 2011 tutti  i cda degli enti scelgano tra le due forme di organizzazione. Abbiamo l’intenzione che i cda siano chiamati a prendere una decisione troppo importante, senza che i cittadini e gli utenti finali ne sappiano niente. Vogliamo perciò sensibilizzare sul tema  e far capire che le Apsp garantiscono maggiore trasparenza vista la gestione in tutto corrispondente a quella della pubblica amministrazione,  una buona integrazione tra servizi sociali e sanitarie più chiarezza verso i cittadini e gli anziani».
Oggi le Ipab, enti istituiti nel 1890 da Crispi, sono nelle Marche circa 40 e amministrano ingenti patrimoni e lasciti di benefattori e gestiscono per i Comuni una parte dei servizi sociali destinati agli anziani non autosufficienti  o in condizioni di solitudine. In provincia di Macerata la trasformazione delle Ipab in Apsp o Fondazioni coinvolge circa350addetti per un totale di 500 posti letto. La scelta che faranno non è chiara in tutti i casi: «Tra le Ipab più importanti della provincia – spiega Benfatto – ci sono l’Ircer di Macerata e di Recanati e la Casa di Riposo di Montecosaro ancora incerte nella scelta. Le Case di Riposo di Gagliole e San Severino e l’Istituto paolo Ricci di Civitanova hanno già optato per l’Apsp, mentre Matelica sceglierà la Fondazione».
Discorso a parte merita l’Ircer di Macerata che oltre ad avere un bilancio annuo di 3 milioni di euro, gestisce un patrimonio comprendente immobili, terreni e case coloniche, ha alle sue dipendenze 66 addetti e i suoi  servizi sono riconosciuti come di buona qualità. «L’obiezioneche si muove più spesso all’Apsp – va avanti Benfatto – è che l’Azienda pubblica dovrà rinunciare alle proprietà dell’Ipab, un po’come è successo nella sanità, ma non è così. Le proprietà resteranno alla struttura ».


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