Al grido di “Se non ora quando?”
le donne scendono in piazza

Tante le adesioni. A Macerata la mobilitazione partirà domenica alle 15.30 da piazza Vittorio Veneto. "Diciamo no a questa società maschista"
- caricamento letture

sen-ora-quando

Le donne scendono in piazza. Le abbiamo viste in questi giorni dagli schermi televisivi mentre in Egitto facevano valere i loro diritti. Le vedremo il prossimo fine settimana nelle piazze italiane, comprese quelle della nostra provincia, in una versione pacifica.

«”L’Italia non è un paese per donne”… – scrivono le promotrici della manifestazione nazionale- è questa una delle frasi che si sente dire più spesso in questi giorni con amarezza non troppo velata…Il problema non è solo la condotta disdicevole del premier, uno show triste e decadente in cui si ostentano virilità e presunta onnipotenza, ma la figura della donna che questo paese ha costruito. Lo specchio di una società mafiosa e machista, che non esita a ledere la dignità dell’essere umano. Molti sono passati sotto questo malsano trattamento: i lavoratori, i disabili, i giovani precari, i giovani universitari. E le donne. Ma questo continuo mancare di rispetto alla figura femminile è ormai cosi abituale che non ci scandalizza più un premier che sceglie le proprie amanti dal suo catalogo personale. Quali sarebbero i principi di libertà e uguaglianza in un paese che si dichiara democratico, se la è donna ridotta a merce di scambio, umiliata anche quando tenta di riappropriarsi di tali diritti? ».

Sulla stessa linea la nota diffusa dal comitato promotore della manifestazione locale: «In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.Tante… sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica. Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile. Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.»

Le organizzatrici  invitano le donne a partecipare ad una giornata di mobilitazione che partirà alle ore 15,30 da Piazza Vittorio Veneto a Macerata domenica 13 febbraio 2011. Per aderire mobilitazione.donne.macerata@gmail.com.

In moltissimi anno già aderito e sottoscritto il documento, tra i primi firmatari Angelica Bravi, Annalisa Cegna, Ninfa Contigiani , Emilia Pasqualetti, Francesca Marchetti, Valentina Polci, Claudio Gaetani, Adriana Pallotto, Irma Berdini, Eleonora Tiseni, Elisa Alzapiedi, Marina Pallotto, Lina Caraceni, Eleonora Dottori, Sara Ruffini, Angela Guardiani, Teresa Lambertucci, Carla Bufalini, Rossella Marinucci, FIOM Macerata, Cgil di Macerata, Paola Medori, Filippa Calafati, Anita Pierdomenico, Renata Morresi, Ornella Frizzera,Roberta Sassetti, Maria Francesca Orciani, Sonia Maggini, Chiara Spinsante, Maria Letizia Perri, Maria Grazia Coppetta, Giuditta Chiaraluce, Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Macerata, Valerio Calzolaio, Stefania Monteverde, Osservatorio di Genere, Anpi Comitato provinciale di Macerata, Maila Pentucci, Irene Manzi,Giuseppe Pieroni, Annabianca Zammit.

***

Sarà presente anche Renata Morresi che ci ha inviato una sua riflessione sul ruolo delle donne:

«Uno dei trucchi sta qui: dichiarare che la società è libera, chiamare tutti liberi, rendere la libertà più nominale possibile, cogliere l’attimo, gridare “viva la libertà!” e nel frattempo…sviluppare strategie per ignorare, ridicolizzare, sminuire chi a quella libertà aspira. Ma non ce l’ha, è evidente che non ce l’ha. Sento parlare della sacrosanta “libertà di scelta”: ognuna con la sua vagina fa quel che vuole, si dice, siamo in un paese ‘libero’. Certo, ci mancherebbe. Ma le escluse, che sono troppo vecchie o troppo brutte per entrare nel mercato del sesso a pagamento, che libertà di scelta hanno? Una scelta “alla Marchionne”, se leggiamo i dati Istat: le donne hanno un tasso di disoccupazione più alto, più alto anche rispetto alla media europea, percepiscono uno stipendio in media più basso e la prima causa di morte per quelle sotto i 44 anni è la violenza domestica. Chi si compiace tanto della “libertà di scelta” sessuale, non dice che una donna italiana non è affatto libera, per esempio, di fare la fecondazione eterologa, né, se gay, di avere gli stessi diritti civili delle etero. Né, magari perché è vecchia o bambina, di non avere voglia di fare sesso e vedersi sempre paragonata all’oggetto sessuale che non è più o non è mai stata o ancora non è.

So e vedo ogni giorno che “le donne” non sono una categoria omogenea, non sono un modello, non sono una bandiera nazionale, non sono un’essenza spirituale, non sono un ruolo famigliare, non sono esseri diminuiti in eterno bisogno di difendersi, non sono (sempre) vittime impotenti, non sono (sempre) isolate e in silenzio, ecc., ecc. Sono dei soggetti autodeterminati, che vivono all’interno di condizioni materiali e rapporti di potere. Il problema è che l’egemonia che governa questo paese non lo sa e di esse fa oggetti di scambio, feticci politici o materia di barzelletta.

Devo dirlo: io non sento alcuna solidarietà con delle arriviste suprematiste dolcegabbanizzate che pensano solo al modo di farsi mantenere mentre fanno la bella vita. E che esse siano così determinate nel perseguire la loro felicità non mi commuove minimamente. Non mi interessa la loro felicità, mi interessano i diritti di tutti (quindi anche i loro, certo). Quello che mi interessa sono le pratiche di disfacimento della cultura democratica, di avvilimento dei diritti civili, di abbrutimento dei rapporti di potere e di ridicolizzazione della giustizia che il tizio che è capo del governo ha, insieme ai suoi alleati, portato avanti negli ultimi anni, e di cui il più recente capitolo dei festini sexy è lo scenario senz’altro più logico.

Andrò in piazza Domenica, per protestare ma anche per capire chi c’è, per capire da dove caspita può venir fuori il grande movimento dei diritti civili che trascinerà questo paese fuori dall’oscurità, verso uno Stato che ha a cuore la giustizia sociale.»



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X