“Così riorganizzerò la sanità
E sarà una manovra trasparente”

L'INTERVISTA - Piero Ciccarelli, direttore dell'Asur Marche, illustra le strategie, parla dell'ospedale unico, dei fondi destinati a Macerata e chiarisce la situazione della Rsa di Sarnano e delle altre strutture della provincia. Alessandro Marini nominato coordinatore dell'Area Vasta 3

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di Matteo Zallocco

Dal 18 maggio del 2010 il maceratese Piero Ciccarelli è alla guida della sanità regionale. E’ stato chiamato per far quadrare i conti ed ha trovato una situazione molto difficile. Dopo l’ottimo lavoro svolto come direttore della Zona 9 di Macerata, nel 2010 è riuscito a portare a termine la prima parte della sua missione: recuperare risorse per l’Asur Marche. Ma le maggiori difficoltà sono attese per quest’anno vista la necessità di attuare una riorganizzazione del servizio.
“Nel 2010 siamo riusciti a contenere il disavanzo, di circa 59 milioni di euro, ora viene il bello”, esordisce il direttore generale dell’Asur Marche, dall’1 novembre scorso nominato anche direttore dell’Inrca “nel 2011 devo riorganizzare un servizio per continuare a garantire la stessa qualità con meno risorse”.

Dottor Ciccarelli, è di ieri la presa di posizione della Cgil che denuncia troppi tagli alla sanità…
“Innanzitutto è sbagliato parlare di tagli, casomai di mancate assunzioni. Possiamo rimpiazzare solo il 70% delle persone che vanno in pensione”.
Per quale ragione?
“A causa dei tagli (questi sì!) del Governo, la regione Marche ha un sottofinanziamento di circa 90 milioni di euro rispetto a quello che dovrebbe essere secondo i dati del CERN, nel 2010-2011 dovremo ridurre i costi del personale per 20 milioni di euro”.
E come farete?
“E’ necessaria una riorganizzazione, ascolteremo le proposte di tutti e sceglieremo le migliori, ma quello che non accetto e non accetterò è che qualcuno, ignorando che abbiamo minori risorse, dica no a priori alle riorganizzazioni”.
La Cgil parla anche della mancanza di un confronto e di carenza progettuale…
“I vertici provinciali della Cgil ignorano che ho tenuto già due incontri con le organizzazioni regionali per cercare di stilare un protocollo d’intesa. Per i rapporti sindacali la nuova legge regionale dice che la contrattazione non si fa più zona per zona, ma in area vasta. Avevo detto che entro la fine del mese avrei comunicato i coordinatori e l’ho fatto nominando il dottor Marini, direttore della zona territoriale 8, per l’Area Vasta 3. In settimana ufficializzeremo la delegazione trattante di parte pubblica. In questo modo potrà iniziare la contrattazione con le organizzazioni sindacali”.

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I sindacati parlano anche di “colpo di mano” e chiedono di fermare questo riordino della sanità…
“Non ho fatto nessuna manovra, la delibera di Giunta è uscita il 17 gennaio e stiamo lavorando per delle ipotesi che sottoporremo all’attenzione dei sindaci e delle organizzazioni sindacali; che sia cambiato il mio comportamento è un’illazione sbagliata. Il confronto non può iniziare fino a quando non verrà formulata da parte dell’Asur la proposta delle azioni di riorganizzazione coerenti con la delibera di giunta regionale”.
Torniamo alla riorganizzazione, qual è la ricetta del dottor Ciccarelli?
“Abbiamo troppi ospedali (32) e vanno riconvertiti e riorganizzati. Noi disponiamo di un servizio regionale di qualità come dicono tutte le inchieste e gli istituti nazionali, ma ci rimproverano un’offerta ospedaliera troppo frammentata rispetto alle caratteristiche di una sanità moderna: dovremo puntare su cinque o sei ospedali per acuti, gli altri possono essere convertiti in lungodegenze e riabilitazione, essenziali per una regione con un’età media molto alta. Inoltre continuare a  tenere in funzione alcune strutture come ospedali per acuti è un costo che non possiamo permetterci, oltre ad essere improprio e fonte di rischio per i pazienti. Tutto ciò è stato condiviso, anche in passato, dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza. Questo è il futuro che dobbiamo costruire: meno ospedali con medici e infermieri presenti 24 ore su 24 e servizi più tecnologici”.
Si è parlato dell’ospedale unico tra Trodica e Piediripa…
“E’ un’idea da sviluppare, diverse strutture ospedaliere della provincia sono vecchie, i nosocomi più moderni progettati con idee di 30 anni fa. In Italia esistono ospedali progettati con i modelli degli anni 2000 che nulla hanno a che vedere con i nostri. Certo è che per una popolazione di 300-350mila cittadini può essere sufficiente un contenitore per acuti  con 450-500 posti letto, purchè ci sia una rete di strutture che, superata la fase acuta, ospiti i pazienti. All’intelligenza dei politici starà scegliere la collocazione più giusta. Io sono un tecnico, gestisco risorse che mi vengono date, su questa idea ho trovato molti consensi, ma in questo momento non ci sono le risorse e di fatto è un falso problema e rischia di essere strumentalizzato. Per fare questo tipo di investimento bisogna avere soldi, è un discorso di politica nazionale, un investimento in grandi opere: darebbero lavoro e farebbero un’opera buona per i prossimi anni. Oggi sarebbe il momento per discutere di questo”.

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Alessandro Marini, appena nominato coordinatore dell'Area Vasta 3

Ma come fare a riorganizzare senza tagliare se si devono risparmiare 20 milioni di euro?
“Un’ipotesi è il modello che ho avviato all’Inrca: nella stessa palazzina, su due piani diversi, dei 20 potenziali posti letto ne venivano utilizzati 10 per piano con 11-12 infermieri a testa; mettendo insieme i 20 posti letto in un unico piano si risparmiano 10 infermieri, che possono così essere utilizzati per coprire le mancanze in organico non sostituite per il blocco del turnover. Mi auguro che ci sia la possibilità di fare manovre di questo genere in molti altri ospedali, stiamo costruendo una sorta di data-base in cui individuiamo queste situazioni per andare a riaccopparli. Ma i sindacati, nel caso che ho appena detto dell’Inrca, si sono opposti senza peraltro fare altre proposte”.

Insomma, è un momento difficile per quanto riguarda i rapporti con le organizzazioni sindacali…
“Sembra ci sia una corsa tra loro per arrivare primi apparentemente per tutelare i propri iscritti, ma forse con motivazioni che nascono da contrasti a livello nazionale o sono causati dalle prossime elezioni delle RSU. Si continuano a dire cose non vere e questo mi lascia perplesso. Voglio affermare con grande chiarezza che gli atteggiamenti delle forze sociali, delle istituzioni, dei sindaci devono essere coerenti: insieme dobbiamo collaborare e colgo con disappunto la miopia di qualche intervento di qualcuno che dice “taglia l’erba nel giardino del vicino, ma non venire a toccare il mio giardino”.

Si è parlato però di ospedali da chiudere anche in provincia di Macerata…
“Non è così, il criterio di fondo è riconvertire le strutture al di sotto dei 70 posti letto, ma poi ogni situazione è da verificare. Qualcuno ha parlato erroneamente degli ospedali di Recanati e San Severino che invece non rientrano in questa categoria. L’unico che può essere interessato è quello di Matelica, ma sarà riconvertito e non chiuso”.

Chiuderà la Rsa di Sarnano…
“Come fa a chiudere se non è mai esistita? Ricordo che la programmazione di cinque anni fa, condivisa con i sindacati, prevedeva due Rsa per la zona di Macerata: a San Ginesio e Corridonia, con 40 posti per anziani a testa. I pazienti provvisoriamente collocati a Sarnano in attesa che si completassero i lavori di ristrutturazione di San Ginesio saranno trasferiti in quest’ultima sede, essendo stato completato il progetto dei lavori esistente da molti anni.
Qualcuno due anni fa protestò perchè venivano spostati momentaneamente a Sarnano, ora contestano il contrario. Stiamo semplicemente rispettando un programma che dà qualità e servizi migliori, tra l’altro potremmo mettere a disposizione gli spazi di Sarnano per la casa di riposo del Comune o per una residenza protetta”.

Per Macerata niente investimenti?
“Non è vero. Innanzitutto Macerata negli ultimi anni è cresciuta più delle altre zone. Non sono previsti interventi per Macerata nel secondo stralcio dei fondi ex-articolo 20, ma nel primo ha avuto 8,5 milioni di euro e nel terzo sono previste decine di milioni per il suo ospedale. La riorganizzazione degli ospedali di Treia (diventato un gioiello) e Tolentino (i 70 posti letto di chirurgia a ciclo breve si integrano alla perfezione con Macerata) è un esempio di come si può procedere. Le risorse saranno sempre ridistribuite in maniera equa, voglio fare questa riorganizzazione coinvolgendo organizzazioni sindacali e le conferenze dei sindaci.
Mi auguro che ci sia uno sforzo da parte di tutti per superare questa fase di criticità senza arroccarsi nel guardare solo il proprio ombelico. La mia disponibilità è totale, fornirò i dati a tutti, sarà una manovra trasparente e accetterò i consigli da chiunque”.



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