Chiuso per parcheggio

DAVOLI VOSTRI
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di Filippo Davoli

Via Gramsci è bellissima. Bello il nuovo pavè, convincente la nuova gestione di Venanzetti (finalmente un bar aperto di domenica dalla mattina alla sera), gradevole l’invasione mensile di bancarelle per il Barattolo. Bella: quando si deve dire, si deve dire. Via Gramsci è davvero una bellissima via.

Così, rallegrato anche dalla creazione di un insolito assessorato come quello alle piccole manutenzioni, e piacevolmente sorpreso dal rialzo della pavimentazione che risolve pressoché completamente la barriera architettonica del bordo della Galleria, alla riapertura sono diventato un habitué dei negozi di Via Gramsci. Dovendo però registrare – e te pareva… – un piccolo ma fastidiosissimo gap: se siete in sedia a rotelle o avete al seguito una carrozzina con un neonato, lasciate ogni speranza o voi ch’entrate sotto quelle logge. O anche (variante): non cercate d’entrarvi. O ancora (altra variante): ci siete entrati? Pregate fitto di poterne uscire, in un caso o nell’altro ve lo impediranno con ogni mezzo. Con quale mezzo, di grazia?, risponderete. Mezzi automobilistici, replicherò.

Non è la prima volta che mi capita, da quando l’hanno riaperta (la strada): entro nella Galleria, ma quando faccio per uscire niente da fare: ogni arcata è capillarmente occupata da macchine in sosta – con o senza permesso residenti, ma quello è già un altro problema.

Porca miseria!, faccio osservando la scena e mettendo a frutto i ricordi: ma qui non c’era uno scivoletto, proprio in prossimità dell’ingresso tra Venanzetti e il cinema Italia? Non che servisse lo scivolo, ma almeno funzionava da deterrente a non occuparli proprio tutti, i passaggi. Forse a quell’altezza c’era pure un divieto di sosta, vedrai… e beh, certo, se non c’è più perché coi lavori l’hanno tolto, non è che si possano far multe o portar via autovetture proditoriamente.

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Così, percorso da una folata felicissima di senso civico, di partecipazione al bene comune, dopo che un paio di volte amici commercianti che lì sono ubicati mi hanno spostato la loro vettura per farmi uscire dal reticolo, prendo coraggio e chiamo il famoso numero verde del Comune per mettermi in contatto col nuovo assessorato: ci riesco. Con grande solerzia e mitezza di voce spiego la situazione, offro anche pareri su come si potrebbe aggirare l’ostacolo: dico, infatti, “basterebbe uno scivolo nella prima rampa di scale che dà su Piazza Cesare Battisti, oppure uno scivoletto in fondo, dove c’è il Comando delle Guardie, perché il gradino che c’è ora è impraticabile per un disabile in carrozzina; certo, la soluzione più rapida sarebbe ripristinare il divieto di sosta in prossimità dell’arcata principale (che poi non è un’arcata, perché è l’unica quadrata) in Via Gramsci”. Mi rispondono con grande premura, gentilissimi. Promettono di interessarsi quanto prima al caso, che forse proporranno di mettere all’altezza di quell’arcata un panettone di cemento (ma è bruttino, penso tra me e me: basterebbe un segnale stradale. Oppure, siccome anche un segnale lì non è il massimo del decoro e una catenella in ferro battuto tra due pilastrini diverrebbe una barriera alla barriera, l’apposizione di una pedana di gomma o legno sulla prima scaletta della Piazza che fa angolo potrebbe risultare la soluzione vincente; ma insomma, non è compito mio, mi hanno assicurato che se ne occuperanno prima possibile; sapranno sicuramente cosa fare e come farla).

“Era de maggio”, cantava la canzone. Qui non era de maggio ma sicuramente non più in là di novembre, primi dicembre. Siamo arrivati quasi a fine gennaio ma di pedane, segnali, panettoni (ormai è quasi tempo di colombe…) manco l’ombra.

E stamattina, battistianamente, “Ancora tu”: cioè ancora io. Bloccato dentro la Galleria per almeno un’ora e mezzo. Vincendo le mie ataviche resistenze ho chiamato le guardie, chiedendo delucidazioni e un eventuale soccorso. Dopo una quarantina di minuti, gentilissime, due vigilesse mi hanno sostanzialmente ripetuto quello che già mi avevano detto gli uffici preposti: lei ha ragione, purtroppo ci sono tante necessità, uno non ci pensa però lei ha fatto bene a segnalarcelo, del resto è importante che i cittadini dicano e facciano presenti i problemi, faremo noi la segnalazione, del resto è un compito che attiene a noi, etc. etc.

Salutate le cordialissime vigilesse, il consueto favore del commerciante amico ubicato sotto la Galleria e parcheggiato lì davanti (un giorno che viene a piedi o si ammala sono fregato).

Non ho motivo di dubitare dell’interessamento delle due gentili signorine in divisa. Certo, nell’attesa di sviluppi, mi viene da pensare che cosa faranno con le manutenzioni di media entità se per quelle minuscole – come questa – ci vogliono due mesi.

E non è detto che sia finita.

***

IN RIMA

Bellissima, Via Gramsci. Scintillante
il pavimento intero della via
risistemato, ed anche emozionante
che vi si trovi un bar che è una poesia

sia per la tradizion che gli compete,
sia perché è sempre aperto nei festivi.
Non mancan poi certe occasioni liete
come il Barattol. Ergo, se ci vivi

– nel centro, voglio dire – ammetter qui
devi che è una gran via, così aggiustata.
Io stesso la frequento tutti i dì,
è un angolo diletto, in Macerata.

Solo che – puntualmente (purassà?) –
anche qui c’è un problema non risolto.
Succederà un po’ in tutte le città,
non voglio dir di no, ma qui è da molto

che provo a dirlo all’amministrazione,
senza avere risposte alla mia croce.
A parole sì, assai, ma la questione
non passa, questa pasta non se coce…

Che capita? In passato – lo riecheggio… –
proprio all’ingresso della Galleria,
svettava un bel divieto di parcheggio
per favorir l’entrar di mercanzia

come pur della gente, dei clienti
delle belle botteghe ch’ivi stanno.
Adesso, senza tanti complimenti,
l’hanno levato. E questo è un grande danno

per chi volesse entrare. È ben sapere
che spesso sotto gli archi son restato
per qualche ora. In foto puoi vedere
anche tu che mi leggi: parcheggiato

hanno le auto pur negli interstizi.
I parcheggi ci son, ma negligenti
sono i maceratesi, e tra i lor vizi
c’è quel di fare tutti i residenti

dei luoghi ove si recano. Un bordello
che paga, in questo caso, il poveretto
che – come me – si muove in carrozzello
o la mamma che spinge un bambinetto.

Sulla Piazza di Cesare Battisti
ci sono chiaramente solo scale.
Basterebbe uno scivolo, ma tristi
sono le prese d’atto, nel sociale…

Dall’altro lato, c’è solo un gradino
che tuttavia ha la foggia di un gradone.
Non viene da notarlo, al cittadino
normodotato. Ma fa più attenzione

uno che invece ivi si ritrova
in altra condizione di salute.
Sia che vi sia il sereno, sia che piova,
se si chiede consiglio, solo mute

scuse riceve. E poi promesse al vento:
faremo, è presto fatto, è sistemato!

Ma qui passano i mesi: s’è già spento
lo zelo del novello assessorato?



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