Morgoni interviene sulla vertenza Fiat Fiom:
“Si ai diritti, no ai ricatti”

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Mario Morgoni, ex capogruppo del Pd in Provincia, sostiene il no al referendum di Mirafiori, lo sciopero dei metalmeccanici indetto dalla Fiom per il 28 Gennaio e l’ appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores D’ Arcais e Margherita Hack a difesa del lavoro, del suo valore, della sua dignità.
Morgoni spiega le sue ragioni in una nota:
«Nel conflitto Fiat- Fiom  non è in gioco il solo rapporto impresa- dipendenti, ma il valore del lavoro, le libertà individuali e collettive, il futuro che vogliamo costruire dopo la crisi. I costi della grave crisi economica in atto ormai da qualche anno, sono stati sopportati in massima parte dal lavoro, quello dipendente e quello autonomo, quello mantenuto a fatica e quello perso, ed anche quello mai conquistato.I lavoratori hanno pagato in termini di incertezza di prospettive, precarietà,   mancanza di sicurezza nelle aziende e nei cantieri,  individualizzazione del rapporto di lavoro,  non da ultimo  riduzione del potere d’ acquisto dei salari .

Tutto ciò è evidente ed è stato, come se non bastasse, accompagnato da una cultura che ha screditato fino all’umiliazione l’ idea di lavoro riducendolo ad una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sè. Mentre accadeva questo, il governo, le grandi imprese pubbliche e private , le banche e la grande finanza e , duole dirlo, la politica, conducevano questo Paese su un binario morto, lasciandolo giacere lì’ senza saper indicare una credibile via d’ uscita.Un  Governo senza alcuna idea o iniziativa in materia di politica industriale e addirittura per oltre cinque mesi privo di Ministro per lo sviluppo economico ; una politica senza una proposta organica di riduzione dei    propri abnormi costi, incapace persino di sopprimere quell’odioso privilegio costituito dai vitalizi ; aziende come Parmalat e Alitalia, prime di un lungo elenco, banche e d istituti finanziari  caratterizzati da ruberie e parassitismi che hanno dilapidato incalcolabili risorse.

Ora, che da questi pulpiti si lanci l’anatema contro l’operaio alla catena di montaggio additato come fattore di arretratezza e di conservazione e ostacolo insormontabile allo sviluppo del Paese è, oltre che mistificatorio, semplicemente ignobile. Piuttosto, Governo, politica e grandi imprese , scendano dai loro troni dorati e ripartano dal rispetto per chi vive con mille euro al mese o poco più.

Non costruiremo nessun futuro di progresso per noi e per i nostri figli sulle macerie di diritti conquistati a caro prezzo e diventati pilastri del nostro vivere sociale. Quella che viene proposta tra diritti e lavoro è una scelta impossibile,quei due valori restano tali solo se convivono insieme.E’ come per la libertà e la vita: senza libertà la vita perde ogni dignità e rispetto di sè, senza diritti il lavoro diventa una forma  di schiavitù.»



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