2010: il risveglio della necropoli

Per la città di Macerata un anno reso effervescente dalle vicende politiche

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di Marco Ricci

Da quest’anno la vecchia Macerata non c’è più. Prendiamone atto. Parlo della Macerata ovattata, gelatinosa, quella Macerata assolutamente priva di sussulti che Ennio Flaiano battezzò come la più grande necropoli del centro Italia. Ebbene, questa cittadina paciosa e vellutata è stata definitivamente spazzata via da un’annata politica strabiliante. Già, cosa direbbe oggi Ennio Flaiano se potesse capitare dalle parti del Consiglio Comunale, oppure tra i banchi del Duomo durante un’omelia di Giuliodori? Riconoscerebbe ancora quella cittadina assonnata che gli faceva esprimere seri dubbi sul fatto che a Macerata ci vivesse addirittura qualcuno?

Ma andiamo per ordine e passiamo in rassegna questo 2010 politico che ha stravolto per sempre l’amata quiete cittadina.

Il primo colpo di cannone arriva subito a gennaio.

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PRIMARIE – Carancini batte Bianchini al fotofinish

La Befana insieme al sacco del carbone porta anche il candidato sindaco del centro-sinistra. Il 17 gennaio infatti – per un pugno di voti – al Partito Democratico sfugge la storica impresa di deflagrare definitivamente in mille pezzi e di non avere un suo candidato sindaco per le elezioni. Il finale è lieto per il PD, ma lo spoglio delle ultime schede nella sede di via Spalato si fa in un clima da sparatoria finale dei film di Sergio Leone. Mentre la segreteria Ricotta vacilla paurosamente sotto un rigagnolo di sudore, la legione straniera del capitan Bianchini è decisa più che mai a voler abbeverare i destrieri nelle acquasantiere del Duomo. Alle 22 il risultato è ancora di parità, finchè nel seggio di Via Verdi non riescono finalmente a tradurre da una dozzina di lingue bantu all’italiano gli ultimi voti che mancavano all’appello. Il verdetto finale è chiaro. Truppe straniere inchiodate sulle rive fangose del Chienti e Romano Carancini – l’uomo solo al comando – sarà il candiato di centro-sinistra, il martire scelto per condurre l’improba sfida con il PDL di Fabio Pistarelli. E per soli settanta voti. Due villaggetti pachistani in più e la storia avrebbe seguito un diverso e imprevisto corso.

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Le tapparelle della Prefettura

Questo però è solo l’inizio, perchè il vero D-Day arriva a primavera inoltrata, il giorno in cui si giocano le elezioni vere.
Nonostante la muraglia di via Trento, nonostante i sette palazzoni di via Valenti, nonostante una curva parabolica spacciata come passeggiata dei Giardini, non basta una galleria crollata assieme al sovrastante campo da baseball per far vincere Fabio Pistarelli, che riesce invece nella memorabile impresa di far perdere incredibilmente le elezioni al centro-destra, andandosela a prendere con le tapparelle verdi della Prefettura. Occasioni del genere, onestamente, capitano una volta ogni cent’anni. E neppure sempre.

Arrivano comunque i brindisi, le pacche sulle spalle, tutti felici e contenti fino a quando il neo Sindaco non gela i sorrisi primaverili dei segretari di partito decidendo – in eremitica solitudine – di scegliersi per conto suo la Giunta.

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ELEZIONI comunali – Romano Carancini batte al fofinish Fabio Pistarelli

Non l’avesse mai fatto, perché i tappi di champagne si trasformano immediatamente in aculei per mazze ferrate. E’ guerra. Guido Garufi – il Vendola maceratese in quanto ad utilizzo di figure retoriche , dai netti tratti veltroniani per vacuità nel discorso e ribattezzato dai colleghi Guido Anneo Seneca per i lambicchosi interventi fiume in maggioranza –  Garufi insomma che ha già perso mezzo IdV in pochi mesi, passa senza esitazione dalla parte degli ultrà piddini che vorrebbero impalare il sindaco perdendosi di colpo anche l’altra metà del partito.

Dal canto suo il vicerè Carelli si asserraglia di forza in Commissione Edilizia, fieramente coperto alle spalle dai rinforzi leninisti. Se Andreotti diceva sempre che in Italia di tanto in tanto viene fuori qualche pazzo con l’idea di risanare le Ferrovie dello Stato, a Macerata qualcuno si era infatti messo in testa durante il periodo elettorale di unire una buona volta la sinistra estrema. Ma quando Carancini – con mossa coraggiosa ma non esattamente oculata – da un mazzo di Comunisti Italiani estrae il rifondarolo Pantanetti come Assessore ai Lavori Pubblici, i tre-tre – Blanchi, Lattanza e Savi – abbattono la lista comune e impazziscono del tutto. Abbandonato il greve e serioso aplomb da orfani del Politburo, ingaggiano una guerriglia consiliare di stampo nord-vietnamita con il Sindaco e la sua giovane Giunta. E’ una bagarre, e in questa atmosfera assolutamente inimmaginabile in una città piccolo borghese come la nostra, l’onesto Consigliere Tacconi va immediatamente in confusione. Non sapendo più quale sia la maggioranza e quale l’opposizione, nel dubbio comincia a votare sempre in favore del Sindaco e non ci pensa più.

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Giorgio Meschini consegna la fascia da Sindaco a Romano Carancini

Neppure il tempo di riprendersi da questa prima fase scoppiettante, che irrompe sulla scena politica il famigerato SUAP Giorgini, la brace che bruciava sotto la cenere di una città pronta ad esplodere come le vie di Genova nei giorni del G8.

Plastica sì  o plastica no? Spalleggiati dai forconi dei villici, da buona parte dell’opinione pubblica e da intellettuali radical-chic, i comitati civici vanno a rompere le uova niente di meno che agli studi professionali che contano, facendo venire alla luce uno di quei soliti affarucci nostrani che ai bei tempi andati non avrebbero mai superato le impolverate stanze delle sacrestie e non avrebbero disturbato nessuno. Ma come si dice, mala tempora currunt e in questo 2010 non si perde occasione per fare casino. Così. quando si viene a sapere che la maggior parte delle quote di una delle società coinvolte nell’affare non sono in mano all’industriale Giorgini quanto ad un’arzilla ottantenne che ha deciso di pensare al suo futuro investendo 800.000 euro nella plastica, accade l’incredibile. Con l’IdV che continua ad arrovellarsi in fantomatiche e oscure questioni legali imbastendo pare anche una seduta spiritica con il noto padre del diritto amministrativo Gerando, il Partito Democratico prende incredibilmente posizione.

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La lottizzazione Giorgini

Narciso Ricotta, indossate le vesti dell’ambientalista, boccia il SUAP Giorgini e si dice favorevole a vincolare tutta l’area prospicente San Claudio. Ma se davanti a questa decisione i comitati esultano, a perdere completamente le staffe è adesso l’ex-presidente di Confindustria, che va ad inaugurare una delle più fertili pratiche politiche del 2010.

Ovvero l’insulto di stampo capponiano a Macerata e al Sindaco.

Chiusa comunque formalmente la questione SUAP, tutti con paletta e secchiello pronti per il mare, se non ci si mettesse ancora di mezzo l’instancabile Commissione Edilizia.

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Clauido Giorgini e Germano Ercoli alla conferenza stampa di Confidustria

Il vicerè e i suoi bravi – forse presi da colpo di sole durante uno dei primi fine settimana estivi –  sorpassano di forza il Sindaco e riscrivono motu proprio la terribile delibera detta Minitematica, una deliberuccia dal consolante titolo “Modifiche puntuali al PRG” che come la lampada di Aladino contiene dentro di tutto e di più. E sull’invitto vessillo della Minitematica, vicerè e mezzo PD ingaggiano un furioso braccio di ferro con Romano Carancini. Ma il Sindaco non ci sta. Resiste, resiste ancora, è lì lì per mandare tutti a casa, poi scende a più miti consigli perché fare incazzare un po’ di gente va bene, ma fare incazzare proprio tutti no. Alla fine l’onore dei geometri, di Guido Anneo e dei tre-tre è salvo. Ci rimette solo Villa Vatielli, ma che vuoi che sia dopo Via Trento e un campo da baseball inghiottito da una voragine di dimensioni colossali?

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PITONE DISPERSO – Ricerche in corso ai Giardini Diaz

Alla fine si riesce in qualche modo ad andare in ferie, ma appena prima di ferragosto accade un altro fatto epocale, questa volta di cronaca. Annuario alla mano, è uno degli eventi più eccitanti successi a Macerata negli ultimi due secoli.

Si perde un pitone ai Giardini di Diaz. Poi, in poche settimane, i giardini diventano più pericolosi di Scampia e del Consiglio Comunale messi insieme. Prima ci esce una rissa tra extra-comunitari armati di coltello, poi un lussureggiante palmizio viene dato alle fiamme da un ragazzetto annoiato che non legge evidentemente di cronache politiche.

L’estate in ogni caso passa come passano tutte le cose belle, e con l’estate scivolano via le ultime mine lasciate dalla Giunta Meschini in eredità al neo-sindaco. Così, in un clima leggermente mutato, il PD sceglie di abbassare i toni e si chiude in un silenzio di riflessione degno del miglior Gautama Buddha, al secolo Siddhārtha.

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IGOR RITROVATO DOPO UNA SETTIMANA – Era rimasto nella macchina del suo prorietario

Se in maggioranza ferve ancora qualche scaramuccia tattica fatta a colpi di delibere e di mozioni , ci pensa questa volta il PDL a gettare in ulteriore confusione il Consiglier Tacconi quando Deborah Pantana – vai a sapere perché – se la prende in malo modo con i consiglieri di “Macerata è nel Cuore” per avere presentato una mozione approvata poi all’unanimità.

Tapparelle? No, semplicemente l’attraversamento per mamme e disabili di piazza Garibaldi.

Le grane grosse sembrano comunque passate. Così, mentre il vino novello finisce di fermentare nelle botti, il PD approfitta della pax civile e va verso un congresso unitario, eleggendo segretario cittadino lo stimatissimo Bruno Mandrelli ma confondendo l’unità politica con l’encefalogramma piatto. Nella stessa giornata, durante le consultazioni interne, la sinistra locale del PD raggiunge comunque un importante risultato tenacemente perseguito da anni di duro lavoro politico. Ha ormai il numero legale per mettere su una bella squadretta di calcetto. Sei in campo e due in riserva in caso di indisposizione delle prime file.

Tra una sortita dei tre-tre in Consiglio, una puntualizzazione del Vicerè e un’esternazione di Ricotta, si tira avanti per un mesetto senza eccessivi scossoni finchè non accade davvero l’inimmaginabile.

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STATUA A TUTTI I COSTI – Il vescovo Claudio Giuliodori

Chi è che ha la bella idea di mettersi a fare ancora più casino di quello che già c’è?

Niente meno che il Vescovo.

Il buon pastore impazzisce anche lui e azzanna il gregge dando ai maceratesi dei miopi e degli autolesionisti, poi schiaffeggia in pubblico Carancini per via della statua a Padre Matteo Ricci, quindi inveisce contro il Resto del Carlino e Cronache Maceratesi e, mentre il centro-destra si inginocchia al monsignore per una manciata di carammelline allo zucchero di quelle che si regalano in sacrestia, gli eroici laici della maggioranza questa volta finiscono direttamente a Chi l’ha visto. Alla fine – con un po’ di ritardo – alza un poco la testa solo la Sinistra per Macerata (la lista in crisi di identità perchè tutti la scambiano per SEL), e Federica Sciarelli dagli schermi di Raitre riesce a tirare finalmente un sospiro di sollievo.

Erano scomparsi in primavera e di loro non si sapeva più niente.

In un’aria più da Sarajevo che da Città della Pace, Città di Matteo Ricci, di nonno Simpson o di chi si voglia, anche CronacheMaceratesi continua a metterci del suo, convinti ancora di seguire le orme del sindaco-allenatore. Con una profonda differenza, però. Se il Sindaco riesce a far imbestialire indistintamente tutti, Cronache Maceratesi riesce nella difficile impresa di fare incazzare esclusivamente quelli che a Macerata contano parecchio.

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Il palazzo dell’Ircr in piazza Mazzini

Così  Alessandra Pierini – che la sera non sa mai che fare e sarebbe meglio stesse a casa invece di passeggiare per le vie del centro – va a prendere un gelato in Piazza Mazzini e alzando la testa si accorge – colta da autentica folgorazione – che i lavori di ristrutturazione del palazzo dell’IRCER sono fermi da mesi. Chiede in giro e viene a sapere che, in cambio della ristrutturazione, l’IRCER e la Giunta Meschini avevano concesso di devastare il panorama in Via Valenti con sette condomini, affidando l’operazione alla stessa ditta alla quale è stato affidato un altro impervio compito. Ovvero distruggere una volta e per sempre l’equilibrio architettonico di Piazza Pizzarello, quartiere che fino ad oggi era miracolosamente scampato alle furie edificatorie dell’assessore Compagnucci e della Commisione Edilizia del vicerè Carelli.

Diciamocelo, il 2010 è un anno nero anche per l’avvocato Pambianchi, e il Sindaco adesso non fa in tempo neppure ad ipotizzare un’operazione di risparmio e di ottimizzazione basata sull’accorpamento degli Uffici tecnici, che i Consiglieri ripartono ferocemente all’attacco. Con Guido Seneca, i tre-tre e i mattonari del PD in testa, i neo-consiglieri colgono in questa circostanza l’incredibile risultato di far perdere la pazienza addirittura al serafico assessore Blunno. Cosa mai vista, considerato che Marco Blunno aveva sbottato l’ultima volta a dodici anni quando gli avevano bucato il pallone nuovo.

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Neve a Macerata

Quindi – finalmente – arriva Natale.

E per rispetto della Natività e del clima di pace che dovrebbe regnare su una città in periodi del genere, si decide saggiamente di sospendere le sedute del Consiglio Comunale. Ma – ainoi – dove gli uomini non possono, arriva imprevedibile la mano del cielo. Nel momento in cui finalmente si comincia ad essere più buoni, si materializza su questa ormai disgraziata città l’incubo inconfessabile di ogni amministratore.

La neve.

Più temuti delle peste e del colera, scendono dal cielo quindici centimetri di velo bianco e i marciapiedi di Macerata si trasformano in una pista da pattinaggio, ovviamente su ghiaccio. Se la parabolica di Viale Puccinotti viene chiusa a causa di vecchietti senza catene intraversati sulla passeggiata, sono i barellieri del 118 che alla duecentoventiseiesima chiamata giornaliera decidono per il putsch. Rapire l’assessore Pantanetti e gettarlo vivo dall’eliambulanza nel bel mezzo dell’Adriatico in tempesta. Il progetto alla fine rientra, ma il bilancio conclusivo è da ex-Jugoslavia. Se Ancona ci sopravanza per un soffio in quanto a spalle lussate e a femori spezzati, a Macerata resta un invidiabile primato nazionale che rimarrà agli annali. A cinque giorni dall’ultima nevicata è sul marciapiede destro di viale Martiri della Libertà che resiste ancora l’unico lastrone di ghiaccio di tutto il centro Italia. Alla faccia di Ussita, di Bolognola e del riscaldamento globale.

E siamo arrivati alla fine, almeno speriamo. Insomma, dopo questo 2010 siamo ancora sicuri di vivere nel luogo più ameno, noioso e sonnacchioso del paese?
E se il centro-destra si svegliasse, cosa ne sarà di noi nel 2011 prossimo venturo? Potremmo lasciar ancora giocare impunemente i nostri bambini ai Giardini Diaz dove sguazzano i pitoni, o in Piazza della Libertà a soli due passi dalla sala consiliare?

Domande inquietanti, al limite dell’esistenziale per una città alla svolta.

Ma per adesso non pensiamoci. Buone feste e godiamoci l’impresa di essere riusciti ad arrivare in fondo a questo 2010 tutto sommato in discrete condizioni. Quindi auguri a tutti, buon Natale e soprattutto Buon Anno, in preoccupante attesa del 2011 e dei quaranta ettari di pannelli solari che incombono su Sforzacosta, minacciosi come gli SS-20 ai bei tempi andati della guerra fredda. Quando a Macerata si dormiva senza il Tavor, quando gli avvocati d’affari facevano tranquillamente i loro comodi e quando i sindaci giravano ancora senza scorta.

Ps: mi giunge in extremis un’indicazione dall’amico Mandrelli per il prossimo anno.

Dal 2011 il Consiglio Comunale verrà interrotto per tre quarti d’ora, dalle ore 19.30 alle ore 20.15 per il consueto aperitivo da Pierino.


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