Sferisterio e statua della “discordia”
La Cultura è l’industria di Macerata
IL PUNTO - Successi e involuzioni della stagione lirica. Invasioni di campo del vescovo nel nome di Matteo Ricci. La Civitas Mariae non è anticlericale
di Mario Battistini
Con 4.408 biglietti venduti al botteghino l’edizione 1973 di “Aida” ha segnato il tetto più alto delle presenze fino ad oggi registrate allo Sferisterio. Furono quattro quell’anno le rappresentazioni in programma del capolavoro verdiano e tutte con un elevatissimo numero di spettatori, anche se fu la terza serata di spettacolo ad aggiudicarsi il <tutto esaurito>. In fatto di pubblico, in ogni caso, abbastanza analoghi a quelli del 1973 sono i dati relativi a diverse altre stagioni liriche, a partire dal 1967 (“Otello’’ con Mario Del Monaco) e fino agli Anni Novanta, quando alla direzione dello Sferisterio si sono alternati Carlo Perucci, Francesco Canessa e Claudio Orazi, i maggiori artefici, a nostro avviso, della qualificazione di questo straordinario Teatro all’aperto, di cui non solo Macerata, ma anche l’intera provincia e le Marche, vanno giustamente fiere. Per restare ai numeri, la stagione di quest’anno, con 1.099 spettatori di media per serata, ha invece registrato il dato più basso da sempre. Diremo perché più avanti, dal nostro punto di vista, soffermandoci anche sulle imbarazzanti dichiarazioni del vescovo Claudio Giuliodori riguardo alle iniziative in onore di Padre Matteo Ricci nel IV centenario della morte (Pechino 1610).
L’industria della Cultura
Concluso il lungo e non facile impegno della ricostruzione post-bellica, con una città ancora disorientata e incerta sul futuro da inventare, gli amministratori del tempo ebbero il merito di capire che bisognava ricercare con sollecitudine realistici orizzonti di sviluppo, proiettando il capoluogo fuori dal ristretto ambito territoriale. Cosa fare? Occorreva un’idea plausibile, un progetto praticabile e vincente. Una strada apparve obbligata, quella della Cultura in tutte le sue multiformi espressioni, non avendo mai avuto Macerata, <Atene delle Marche> e Centro consolidato di un Terziario avanzato, l’intenzione di pianificare insediamenti industriali. Giusto, sbagliato? Chissà. Certo è che oggi, con la pesante crisi in atto nel mondo del lavoro, che non accenna a scemare, tante aziende in difficoltà avrebbero rappresentato un drammatico problema sociale.
La Cultura, dunque, intesa come volano di stabilità economica e di progresso civile, è stata la carta ritenuta più coerente, a partire dagli Anni Sessanta, per favorire la crescita del capoluogo.

L’Università e non solo
Importanti presupposti di base giustificarono questa scelta, potendo il Comune contare sulla prestigiosa presenza di una Università fra le più antiche d’Italia (ben 720 anni di vita), affiancata da un ricco patrimonio storico e ambientale, bibliotecario e museale, corroborato da una dinamica rete associativa e di istituzioni scolastiche di primo livello, nonchè da un’Accademia di belle arti in continua espansione. Non si è fuori tema se riteniamo opportuno aggiungere un altro fiore all’occhiello, quel Centro Oncologico di eccellenza, acquisito di recente, per il quale si sono battuti con successo forze politiche e cittadini, rintuzzando le manovre di disturbo della solita “Ancona pigliatutto”. La forza dell’impegno culturale, prima ancora che politico, ha primeggiato pure in questa vicenda.
Macerata non è una città spenta come vorrebbero far credere alcune frange isolate di popolazione, impegnate a praticare un giorno sì e l’altro pure una stucchevole liturgia della denigrazione. Errori, ritardi, contraddizioni anche vistose negli anni hanno indiscutibilmente contaminato anche la nostra municipalità e provocato situazioni discutibili. Ma avranno pure un valore, in una Italia che sta arretrando e che è in preda agli scandali, in una Italia bistrattata nei suoi principi etico-morali e devastata nel suo territorio, i riconoscimenti che qui arrivano ripetutamente dagli osservatori esterni, i quali pongono Macerata ai vertici della graduatoria nazionale in fatto di sicurezza, ordine, rispetto della legge e qualità della vita.
Il ruolo trainante dello Sferisterio
Se la Cultura rappresenta l’unica vera industria di questa città, è doveroso riconoscere allo Sferisterio il ruolo trainante delle varie attività, comprese quelle in scena tutto l’anno al <Lauro Rossi> e in altri luoghi: prosa, festival del jazz, teatro dialettale, rappresentazioni scolastiche, musica sinfonica, concerti, convegni, dibattiti. Lo Sferisterio primeggia su tutto, perché è questo Teatro, emblema indiscusso del capoluogo, che sforna spettacoli fuori dell’ordinario, che alimenta interessi e passioni, che dà prestigio e visibilità al territorio. Un Teatro che favorisce anche un intenso movimento turistico in città (e in provincia), che porta ricchezza nelle case, incrementando le attività di alberghi, ristoranti e negozi e che crea occupazione non solo stagionale. C’è poi l’indotto, al quale sono collegati laboratori artigianali e aziende produttrici di servizi e materiali necessari per far vivere la Stagione lirica, le iniziative sopra ricordate e il Festival di Musicultura della canzone popolare e d’autore, seguito ogni anno da migliaia di giovani provenienti da ogni parte d’Italia.
Lo dicono i numeri: l’industria della Cultura muove risorse per milioni di euro a vantaggio, direttamente o indirettamente, di una vasta platea di cittadini.
Appare quindi ingeneroso muovere critiche a una tale impresa quando i suoi bilanci chiudono in rosso. Ma in rosso operano tutti i teatri del pianeta, come pure gran parte delle attività della pubblica amministrazione, alle quali, tuttavia, non è possibile rinunciare: trasporti, sanità, asili, manutenzioni, scuole, pubblica illuminazione e via di seguito.
La situazione non è bella. Lo Stato latita e occorre ricercare in loco le risorse che servono per mandarare avanti la baracca dei Comuni, tutti in bolletta. <Alla politica del fare – commenta il Codacons in difesa dei consumatori – si è sostituita la politica delle promesse e delle chiacchiere, che è deleteria per le aziende, per le famiglie, per i giovani in cerca di lavoro. Difendere i teatri e tutti i luoghi che favoriscono la circolazione delle idee, soprattutto in tempi di crisi, è un dovere di ogni cittadino. Un Paese di ignoranti piace ai potenti perché si controlla meglio. Soprattutto in tempi di crisi, la Cultura è una risorsa irrinunciabile per stimolare riflessioni ragionate e per non precipitare nel baratro della rassegnazione>.
Successi a ripetizione
Fino agli Anni Ottanta lo Sferisterio ha occupato pagine intere di riviste e dei maggiori quotidiani (non solo italiani) per l’indiscussa qualità artistica degli spettacoli prodotti, molti dei quali figurano nella storia del melodramma dell’ultimo mezzo secolo. Alcuni titoli in rapida sintesi: la ‘’Turandot’’ del 1970 con Franco Corelli e il soprano svedese Birgit Nilsson mobilitò a Macerata troupe televisive inglesi, tedesche e americane. Idem nello stesso anno la “Traviata” di Renata Scotto e Renato Bruson, seguita nel 1971 dalla “Bohème” ancora con Corelli, nel ’73 dall’“Aida” del record di di presenze cui si è detto all’inizio. Acclamati nel 1974 il “Rigoletto” con Luciano Pavarotti e l’americano Sherrill Milnes, la “Carmen” con Grace Bumbry e ancora Corelli. In primo piano anche la dirompente <Bohème> di Ken Russell (1984), un affresco in musica ben riuscito dell’odierno malessere sociale. E poi le entusiasmanti produzioni del regista-scenografo cecoslovacco Josef Svoboda (la “Traviata degli specchi” del 1992 e il “Rigoletto” con Renato Bruson del 1993) e le innumerevoli <stagioni> con Luciano Pavarotti, Placido Domingo, José Carreras, Montserrat Caballé, Marilyn Horne, Cesare Siepi e tantissimi altri artisti di pari grandezza. Si consideri che l’Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo), in occasione delle più rinomate Mostre e Fiere internazionali, spesso ha posto al centro dei propri stand espositivi la storia e i successi dello Sferisterio per propagandare l’immagine del nostro Paese e, quindi, per attirare in Italia folte schiere di melomani e turisti.
Un declino in parte voluto
Dopo i fasti delle gestioni Perucci-Canessa-Orazi e l’intermezzo senza infamia e senza lode di Giancarlo Del Monaco (direttore artistico) e Marcello Abbado (sovrintendente), lo Sferisterio ha compiuto un vistoso passo indietro nell’ultimo decennio sotto la contestata guida di Katia Ricciarelli solo in parte rattoppata da Pier Luigi Pizzi, regista e scenografo stimato in campo internazionale, ma alquanto temerario nelle scelte dei <cartelloni> fino ad oggi qui presentati. Il maestro Pizzi ha dimostrato di voler privilegiare opere del tutto estranee ai gusti del grande pubblico, preferendo evidentemente rivolgersi alle sparute schiere dei melomani più sofisticati che vanno alla ricerca del <nuovo> e di <titoli> meno inflazionati. C’è un po’ di snobismo in questo atteggiamento. Non si può, in ogni caso, mortificare la tradizione, annientando la sensibilità e gli interessi culturali delle grandi masse di spettatori.
Saranno pure importanti (e lo sono) opere come <Attila> e <I lombardi> di Verdi, <Il vespro della Beata Vergine> di Vivaldi, il <Faust> di Gounod e altre andate in scena in questi ultimi anni. Ma il pubblico non le gradisce, come del resto dimostra il mercato, dove sono rare le edizioni discografiche di tali opere. Rare perché il pubblico non le richiede.
La tradizione va difesa
Uscire dal repertorio più amato e affermato è fuori di ogni logica. Lo Sferisterio ha creato le sue immense fortune quando ha puntato sulla produzione lirica tradizionale, richiamando gli amanti della lirica da ogni paese europeo. E anche turisti in cerca di un sano divertimento. Non è poi vero, per fare un esempio, che una <Tosca> più volte ripetuta può alla fine stancare, perché risulterebbe sempre la stessa. No, un’opera non è mai la stessa, neppure sul piano musicale perché le direzioni orchestrali si differenziano notevolmente per le emozioni che riescono a trasmettere. Ma identica un’opera non lo è mai neppure negli allestimenti scenografici e registici. Si pensi alla geniale <Traviata degli specchi> di Svoboda, che ha ricevuto il <Premio Abbiati> dalla critica, quale migliore spettacolo presentato in Italia negli Anni ’90, senza dimenticare altre produzioni di assoluta qualità.
Stiamo attenti. Rinnegando la tradizione si fa uno sgarbo al pubblico e si rischiano <forni> al botteghino. E questo non possiamo permettercelo, pur riconoscendo che sul calo delle presenze in questi ultimi tempi ha influito pesantemente la crisi, che ha svenato le famiglie. Ma questo non deve essere un alibi.
Una rotta da invertire
La professionalità e la competenza di Pier Luigi Pizzi sono fuori discussione, ma il Maestro dovrebbe convincersi di una verità incontrovertibile: Macerata non può continuare a voltare le spalle al suo pubblico. Sarebbe un vero suicidio. Intanto, prendiamo atto che per il prossimo anno Pizzi ha finalmente pensato bene di invertire la rotta:, programmando <Il ballo in maschera> e il <Rigoletto> di Verdi. Due grandissimi capolavori anche se il <Ballo> non è proprio popolarissimo. Ma è un passo avanti in direzione del recupero della tradizione e dei non pochi consensi perduti in questi ultimi tempi.
Padre Matteo Ricci e il Vescovo
Il vescovo di Macerata vuole a tutti i costi e subito che si realizzi una statua in onore di Padre Matteo Ricci nel IV centenario della morte. E’ una priorità per la città – ha detto mons. Claudio Giuliodori – un impegno che viene prima della Stagione lirica e di Musicultura, prima di ogni altra iniziativa e attività. Priorità assoluta. Il Comune si muova e provveda. Il progetto già c’è, porta la firma di Cecco Bonanotte, artista di Porto Recanati, e il costo è di 600 mila euro (in partenza erano 750).
Quella del vescovo è una invasione di campo, una grande forzatura che viola il cosiddetto principio separatista, il quale esclude ogni ingerenza della Chiesa nello Stato e viceversa. Ci sono regole e principi inviolabili. Lo Stato è laico e deve occuparsi dei cittadini, senza peraltro mai entrare nella loro sfera religiosa. La Chiesa invece si occupa della cura delle anime per l’accrescimento della fede fra i cittadini, senza peraltro mai intromettersi nelle vicende delle istituzioni pubbliche. Si può discutere e confronarsi, ma le ingerenze sono inaccettabili e vietate, da una parte e dall’altra. <Libera Chiesa in libero Stato> propugnava Cavour e prima di lui Charles de Montalembert parlò di <Ecclesia libera in libera Patria>, per sancire la concezione separatista in tema di rapporti fra Stato e Chiesa. L’uno e l’altra, nel proprio campo, sono indipendenti e sovrani. Nessuna commistione di ruoli, nessuna ingerenza.
Ora è chiaro che nessuno mette in discussione il valore positivo della religione, ma la Chiesa non può dettare a un sindaco l’agenda delle cose da fare o da non fare per la propria collettività. Il vescovo come reagirebbe se Carancini tentasse di metter bocca sulle questioni delle parrocchie, magari spingendosi fino al punto di voler imporre le sue idee?
Il sindaco e Mignini
Va dato atto al sindaco di Macerata di aver tenuto la schiena dritta anche in questa occasione, difendendo le proprie prerogative e quelle della sua Amministrazione e respingendo <con dolore e rammarico> l’accusa rivolta ai maceratesi dal vescovo, il quale li ha definiti <miopi e autolesionisti> per il solo fatto di nutrire forti dubbi sulla necessità di impegnare 600 mila euro per la statua. <Oggi non si può ha concluso Carancini – in futuro si vedrà, ma è certo che sarà il Comune a decidere>. Non si può che assentire.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso il prof. Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente. <Deve essere il Comune e non il vescovo – ha detto con forza Mignini – a dire quel che si deve fare. Ma se il Comune vorrà spendere soldi pubblici per la statua dovrà emettere un bando pubblico di gara e nominare una commissione per la scelta del progetto. Non può decidere il vescovo invitando poi altri a pagare. Quanto alla statua in onore di Matteo Ricci, faccio notare che una già esiste in città, ma meglio sarebbe realizzare un museo permanente nel nome di questo grandissimo maceratese. Questa idea peraltro è già in cantiere>.
Le accuse di Capponi
Da ultimo, una replica a Franco Capponi, secondo il quale il <no alla statua è spinto dall’anticlericalismo> presente nel capoluogo. A quanto pare, l’ex presidente della Provincia non riesce proprio a mascherare il suo ormai arcinoto grado di acidità nei confronti dei maceratesi. Contento lui. Ma l’anticlericalismo di cui lui parla non ha alcun senso. E’ fuorviante e assolutamente privo di riscontri. Il problema che si sta dibattendo è ben più complesso e delicato e non lo si può certo affrontare buttandola sul politichese. In ogni caso, vorremmo ricordare al signor Franco Capponi che Macerata è, sì, una città laica – come dovrebbero esserlo tutte le città – ma non per questo ostile ai valori positivi della Chiesa, che tutti invece rispettano: credenti e non credenti. Vuole la prova? Macerata da oltre mezzo secolo si fregia del titolo di <Civitas Mariae>, deliberato in seduta solenne dal consiglio comunale il 16 novembre 1952. Non ci fu un solo voto contrario, neppure da parte dei <comunisti mangiapreti> di quel tempo. Vede signor Capponi, la difesa della laicità delle istituzioni pubbliche, il senso di tolleranza verso tutto e tutti, il rispetto delle istituzioni pubbliche e dei valori della Chiesa sono principi inderogabili per i maceratesi. Potrà non piacere, ma noi siamo fatti così.





Macerata città anticlericale? Non sapevo che il signor Capponi facesse concorrenza a Zelig!
LA “CIVITAS MARIE”NON E’ ANTICLERICALE!LA “CIVITAS MARIE”NON E’ ANTICLERICALE!E ANCORA …”LA “CIVITAS MARIE” NON E’ ANTICLERICALE!E ANCHE FOSSE?DOVE SAREBBE IL PROBLEMA?QUASI FOSSE UNA MACCHIA VERGONOSA,UN PECCATO TERRIBILE O UN SEGRETO ALLUCINANTE DA DA NON CONFESSARE.PERSONALMENTE IO LO SONO E NON ME NE VERGOGNO ASSOLUTAMENTE.MI VERGOGNO DELLO STATO DELLE COSE NELLA MIA CITTA’, QUESTO SI!IO E TANTI ALTRI (CHE POI SAREBBE QUASI LA TOTALITA’ DELLA POPOLAZIONE)DEVE SUBIRE PASSIVAMENTE TUTTO,SENZA POTERCI FARE UN BEL NIENTE.NON VUOI LA STATUA?SEI ANTICLERICALE!VUOI CHE LA CURIA SI FACCIA GLI AFFARI SUOI?SEI ANTICLERICALE,NON CREDI QUINDI NON PENSI!VUOI CHE STA SPECIE DI POLITICI LOCALI DIANO UNA VOLTA PER TUTTE UN TAGLIO A QUESTA SITUAZIONE CHE AFFOSSA MACERATA DA SECOLI?E VAI… SEI ANTICLERICALE!UNA CITTA’ FERMA,PARALIZZATA,VERGOGNOSA.TUTTO CI SIAMO GIOCATI,TUTTO!SFOTTEVAMO CIVITANOVA E IN ATTIMO TI HANNO FREGATO “TUTTIINGIOCO” PORTANDO PIU’ DIBATTITI,FILOSOFI E ALTRE TESTE PENSANTI CHE MACERATA NEGLI ULTIMI 15 ANNI.UNO DEI TUOI INGRESSI PRINCIPALI(AMMAZZA CHE VIE DI COLLEGAMENTO)E’ DETURPATO DA UN “PARCO” DI UN TIZIO IN POST VIAGGIO DA LSD,E QUESTA SAREBBE CULTURA?UNO SFERISTERIO BELLO QUANTO VUOI MA SFRUTTATO SOLO PER LA LIRICA PER UN MESE L’ANNO(AH DIMENTICAVO E’ VENUTA QUELLA DI “AMICI”,PARDON)E VICINO CI PIAZZI 2 BAR PIENI DI RUMENI E ALBANESI CHE ALLA PRIMA DELL’OPERA SI GONFIANO DI BOTTE!BRAVI.UNA PIAZZA MAZZINI CHE POTEVA ESSERE UN GIOIELLO E GUARDA CHE SQUALLORE.PRESTO TRASLOCHERA’ PURE LA LUBE E AVREBBE PURE RAGIONE E POI CHI PIU’ NE HA PIU’ NE METTA.IN COMPENSO TANTI NUOVI BEI PALAZZI E CHISSA’ QUANTI ALTRI IN FUTURO.
Gentile Dott. Battistini, prima di tutto che piacere leggerla! Così puntuale e diretto da grande professionista qual è.
Mi consenta di fare un piccolo appunto al suo articolo, o meglio, forse una precisazione essendo io un amante dell’Opera e soprattutto dello Sferisterio.
Le famose chicche che Pizzi utilizza da un lato per definirsi un coraggioso intellettuale dall’altro quasi per illuminare questo pubblico da repertorio tradizionale, sono state sempre rappresentate a Macerata.
Ricordo un Attila con delle voci strabilianti( Bruson, Ghuleghina e Colombara), un Faust per la regia di Deflo, un Samson et Dalila con la classe di Carreras, un Elisir d’Amore con una squillante Valeria Esposito e tante altre ancora.
Quelle opere però non venivano lasciate al massacro ma erano confezionate in un bel pacchetto per cui chi andava a veder Turandot o Aida soleva anche avventurarsi in questi terreni inesplorati.Chi ha permesso di cambiare il nome di macerataOpera con quello di un Festival ,in una terra come le Marche che gode di ben altri due super appuntamenti tematici: Pergolesi e Spontini.Chi ha rinnegato l’identità dello Sferisterio?
Manca qualcosa però!
E’ un ottimo articolo, ma la parte sulla stagione lirica non mi vede completamente d’accordo. Da non melomane, che va all’opera una o due volte l’anno, la critica che posso muovere a Pizzi è che andare all’opera, da quando c’è lui, è una vera sofferenza; non posso pronunciarmi sulla qualità musicale, che non mi sembra bassa (anche se non eccezionale), ma gli allestimenti li trovo veramente miseri e deprimenti.
Trovo che un po’ di audacia, nelle scelte del cartellone, non guasti. Certo, il pubblico vuole vedere e rivedere sempre le stesse opere, ma una stagione lirica di alto livello non può percorrere sempre sentieri già battuti. Credo che almeno una delle opera in cartellone debba essere una di quelle opere che si rappresentano poco, non per scarso livello, ma perché ingiustamente dimenticata.
Quanto all’uscita del presidente della provincia sul presunto anticlericalismo di Macerata, solo perché una parte della cittadinanza mal sopporta la crescente invadenza delle gerarchie cattoliche su questioni che dovrebbero essere di competenza delle autorità civili, credo che essa si commenti da sola.
Finalmente, dopo pareri e giudizi dettati più dalla pancia che dal cervello, un’analisi lucida sugli argomenti del contendere!!!
Da personaggi “pubblici” quali il vescovo e l’ex presidente della provincia ci si aspetterebbero analisi ragionate e non certo una serie di diktat o insulti; mancano forse loro argomenti obiettivi e ragionevoli?
E’ molto preoccupante e significativo vedere anche in essi il classico atteggiamento, ormai comune in questa nostra disgraziata Patria, tra i cosidetti “uomini di potere” sia a livello nazionale che locale.
RESISTIAMO!!!
Giusto poche parole’.
Se la cultura e’ l’industria di macerata signori chiudete bottega.
Bilanci sempre in rosso.
Non e’ cosi che dovrebbe funzionare un’industria.
Lo sferisterio poi molto trainante aperto 15 giorni l’anno.Musei chiusi nei giorni festivi ecc ecc.
Ma in che mondo vivete.
Fate un analisi di coscienza Macerata e’ deceduta nessuna cellula e’ viva.
E secondo voi ancora e’ tutto a posto e la decantate cosi tanto.
A proposito quella fantastica pubblicita’ di Hofman quanti milioni di turisti da tutto il mondo ha portato a macerata in estate?
e quanti milioni di euro sono entrate nelle casse del comune?
Ma perche continuate a far credere alla gente che tutto e’ a posto?
Chi vuole tutto cio’?
Paesa svegliatevi .
Io non vengo su de mercoledi.
Chissa che bruciano nell’inceneritore che poi va a finere nellaria che respirate?
Saprebbe qualcuno dirmi dopo la pubblicita, assai economica di hoffman, quanti milioni di turisti sono arrivati a macerata,o direttamente, con scalo in corso cairoli,allo sferisterio?
Vorrei ricordare anche io al sig. Capponi che Macerata è la città col più alto numero di nuovi preti ordinati negli ultimi dieci anni. Anzi, Macerata ne ha ordinati di più di quanti – nello stesso periodo – ne abbiano ordinati tutte le altre diocesi delle Marche messe insieme. Da ciò si evince chiaramente che il tessuto civico – nonostante le sbavature che reca con sé un tempo di forte secolarizzazione come il nostro – non può che essere solido da un punto di vista della fede.
Quanto al discorso di Mario Battistini, mi trovo sostanzialmente d’accordo su tutto; con un’unica puntualizzazione: l’allestimento di opere favorite al grande pubblico non prescinde dall’allestimento di chicche. Anzi, dovrebbe diventare il meccanismo per concedersi qua e là qualche delizia. Un po’ come – nell’editoria – faceva Scheiwiller: pubblicazioni fotografiche e strenne per le Banche, i cui introiti gli permettevano di dar corpo alla sua pregiata collanina di poesia.
L’intervento sferisterial/ culturale dell’amico Battisti è datato quanto retorico, ricorda “lu vrugnolò” di Mario Affede che se “spappola tuttu” con un “ossu de prugna”. La verità è che l’elegante statua del Ricci o monumento, come lo definisce il buon Adriano Ciaffi, ha messo a nudo i limiti culturali della nostra comunità autoblasonatasi pomposamente “Atene delle Marche”. Intorno ad un’opera d’arte si è innescato un dibattito surreale, un dibattito di campanile di basso livello che ha finito per ridurre il tutto a favorevoli o contrari. Un dibattito esilarante dove i sostenitori della statua hanno trovato motivazioni anche da una imprecisata e indefinita valenza turistica. I cittadini hanno reagito in maniera scomposta alla provocazione del vescovo non sapendo che Mons Giuliadori proviene da Osimo, la città che conserva un blasone popolare dei “senza teste”, per via delle statue acefale. L’unico a fare un po’ di chiarezza tra il metodo e il merito è stato il prof. Mignini. A nessuno è venuto in mente di fare chiarezza tra il costo e il valore di un’opera d’arte Qualche intellettuale ha decontestualizzato e altri hanno visto l’opera come un elemento di arredo urbano. Le Accademie cui ti riferisci hanno tenuto sulla questione un rigoroso silenzio. Infine ho trovato paradossale la divisione tra clericali e anticlericali: lo sappiamo tutti che Macerata si fregia del titolo “Civitas Ma(ssone)riae”.
come al solito si mettono in pratica decisioni prese dall’alto e da altri…
1. perchè non si fa decidere ai maceratesi se questa statua la vogliono veramente?
2. si parla di cultura: perchè ci sono tantissimi soldi per una statua quando i soldi per i giovani non ci sono mai…nessuno parla di investimenti a favore dei ragazzi! biblioteche, infrastrutture polivalenti, etc etc…dove sono i soldi??? e soprattutto dove sono i politici che si dovrebbero interessare dei giovani?
Ci sono aree a Macerata in completo degrado e si spendono soldi per una statua!!! Non ci facciamo fregare ancora!
@Davoli
Che strani record che si detengono, a volte….
Macerata atene della marche? Parole per riempì la bocca de pochi e per fasse granni de niente! Mancano le industrie e le imprese per dà lavoro a li figli nostri. Macerata città de cultura per fa che? Precariato stagionale? Non se voluto ivestì nella attività produttive per da spazio a niente. La cultura da sola è solo per li ricchi, non porta lo pà a chi non c’ha li sordi. Stimo a fa le pippe mentali da na settimana con la statua de Ricci e non se sa come sbarcà lu lunario tutti li jorni. Facimo pure li granni riempedoce la bocca de cultura, ma guardimoci dentro le tasche per vedè che c’avemo quanno annamo fa a fa la spesa.
Come al solito Mario Battistini è chiaro e puntuale, ma anche quasi tutti gli altri commenti dovrebbero far fischiare “le recchie” ai nostri amministratori. Sono questioni sentite e risentite da anni a cui nessuno ha mai dato una soluzione.
Comunque bando alle chiacchiere. 4.400 spettat0ri nel 1973 contro meno di un terzo nel 2010 (1099 in media)dovrebbero far riflettere….forse c’è qualcosina che non và! Già all’epoca, ragazzotto, sentivo i più esperti lamentarsi di come male era sfruttato quel gioiello di archittettura che abbiamo. Figuriamoci ora!!!!!! HA ragione qualcuno sopra abbiamo un gioiello e lo utilizziamo male per un solo mese l’anno, ma lo Sferisterio dovrebbe essere sfruttato da Aprile a Ottopbre un giorno si e uno no! Perchè no.
Un tempo avevo fatto una proposta, molti dicevano interessante (forse più remunerativa della statua di P.Matteo Ricci). La ripropongo:
Tutte o quasi le città italiane organizzano una volta l’anno una rievocazione storica, anche in provincia dalla Corsa dela Spada a Camerino ai presepi viventi, alle quintane è un susseguirsi di rievocazioni. Macerata (tra l’altro prima città d’Italia ad aver organizzato un palio nel 1500) nulla! Visto che lo Sferisterio non è nato come tempio della lirica (anche se ci sta bene anche quella) ma come impianto sportivo della palla al bracciale, visto che Macerata ha uno dei più importanti musei della Carrozza..perchè non organizzare una bella rievocazione storica del 1800 (con tanto di costumi e carrozze) con al centro una disfida al bracciale tra vari comuni della provincia (Pollenza, Treia, Urbisaglia ecc..). Si aprirebbero taverne per una settimana con prodotti e piatti tipici. Sarebbe un operazione turistica di alto livello.
Non si può fare più perchè lo Sferisterio è stato rovinato con il palco in cemento..poco male si demolisce e si riporta lo Sferisterio come era prima. Per la lirica..ma ora ci sono palchi e tribune a scomparsa o mobili, non sarebbe un problema…..ecco dove potrebbero andare i 600.000 euro e più che si vogliono dedicare al duplo della statua di P.Matteo Ricci.
@Cerasi
strani per te che pensi alla vita reale con un buco per quanto riguarda ciò che non interessa a te (ndr.: la vita di fede).
@Del Bianco
Con tutto il rispetto, ma nutro qualche dubbio sullo zelo dei giovani nei riguardi della lettura e dello studio (almeno riferendomi a quelli che tutta notte mi passano ululando sotto casa fino alle 4 di mattina…)! Anche se sarebbe bello che, appassionandosi a questi valori, spingessero – con la loro forza elettorale, perché tanto i politici capiscono solo quella… – i nostri rappresentanti a provvedere a queste loro esigenze. Più pressante, tuttavia, mi pare l’urgenza lavorativa. Di giovanissimi, ma anche di gente della mia età che – rimasta in mezzo a una strada, spesso con una famiglia sulle spalle – non è più in età per fruire di percorsi agevolati (contratti di formazione, etc.).
@ Stecca
Sì, è così. Ben vengano industriali e commercianti generosi a finanziare l’arte e la cultura (io, in realtà, di industriali generosi, dalle nostre parti, non ne ho incontrato mai manco uno, nemmeno ai tempi del boom…); il Comune, però, dovendo cernitare sui pochi fondi a disposizione, si preoccupi prima delle urgenze sociali.
@Davoli
Non credo sia un merito particolare avere tanti preti maceratesi quasi come se, venire da Macerata, significasse chissà che cosa “in più” rispetto agli altri.
Mi sembra che qui faccia capolino la superbia: noi siamo molto più cattolici di altri, cioè religiosamente più fichi!
Dàvoli, con tutto il rispetto: è per gente che parla come Lei che la nostra città è priva di qualsiasi tipo di offerta culturale (e, se mi permette l’esempio per me la cultura va dalla musica da discoteca più martellante ad una rassegna di autori finlandesi…sdrammatizziamo un pò)!
Quello che vorrei farle capire che per 4 idioti gonfi d’alcool e droghe che urlano sotto casa Sua ce ne sono altri 10 che invece si divertono in modo sano, bevono senza ubriacarsi, capiscono quando non eccedere, hanno discreti risultati all’università e godono delle borse di studio. Ecco invece di buttare i soldi per una statua aiutiamo questi ragazzi (e tutte le persone in difficoltà) ad inserirsi (o reinserirsi) nel mondo del lavoro.
Estremamente deluso dall’articolo di cui sopra, che in tono “autoassolutorio” pare scritto nello stesso spirito del “va tutto bene così” che è poi proprio la ragione (direi più la tara) culturale che ha portato Macerata ad essere rimasta immutata negli ultimi 60 anni con una arretratezza evidente.
Andiamo per gradi.
Si tesse l’elogio del non aver voluto insediamenti industriali, con l’argomento risibile che tanto oggi con la crisi sarebbero stati in difficoltà.
Quindi, in sostanza, pare di capire che siccome prima o poi si deve morire, tanto vale non venire per niente al mondo!
Classico ragionamento consolatorio di chi – rifiutando quegli insediamenti industriali che magari oggi avrebbero anche potuto scontare la crisi, ma nel frattempo avrebbero potuto anche arricchire questa città – fa come la proverbiale volpe con l’uva che non riesce a prendere.
Nel frattempo il paesotto (rimasto sempre tale) non ha usufruito di un’opportunità che invece ha trasformato in meglio moltissime zone dell’Italia, alcune delle quali anche a noi vicine.
Ma sai, a Macerata c’era la cultura…… si: infatti come dice l’autore l’Università produce grandissimo reddito per i maceratesi …. se si considerano i dipendenti dell’Università e quei pochi cittadini che succhiano il sangue degli studenti con affitti esorbitanti per delle catapecchie cadenti nel centro storico o altrove, questo sarà pure vero, ma non mi risulta che la rimanente stragrande maggioranza dei maceratesi campi con l’università.
Anzi, la scelta forse si rivela anche più miope del previsto, perchè con internet ed i vari decentramenti oggi la frequenza è sempre meno obbligatoria e sempre meno a Macerata, i treni sono pieni di studenti pendolari, quindi forse domani l’unico che guadagnerà con gli studenti sarà il venditore di kebab o la pizzeria delle Scalette (quelle famose scalette che come l’ascesa all’Everest sono il vero emblema di Macerata). Dubito infatti che gli studenti vadano a pranzo da Secondo, da Rosa o nelle altre migliori trattorie della città ……
Il terziario “avanzato” …. ma di che stiamo parlando?
Macerata al massimo aveva un po’ di banche, gli uffici pubblici obbligatori per essere capoluogo provinciale (che di “avanzato” non hanno proprio nulla, anzi ….) e qualche altro ufficio, ma anche qui, la miopia è palese, visto che nell’ottica di razionalizzazione tanti uffici non indispensabili (v. Banca d’Italia) sono stati smantellati, le banche chiudono ed aprono filiali dove ci sono gli euri veri(e quindi non a Macerata, ma per esempio nei comuni degli “scarpari” … tanto disprezzati ma che magari ci guardano tutti dall’alto in basso) e quindi tutto ‘sto terziario avanzato non so proprio dove l’abbia visto Battistini.
Lo Sferisterio. Qui va sfatato un mito: l’illusione che lo Sferisterio possa portare reddito immediato a Macerata. Sono undici anni che ci lavoro in qualità di corista (mio secondo lavoro), e la scena ricorrente che vedo a tutte le recite è questa: il bar del Riccio pieno prima dello spettacolo, e poi alla fine tutti a casa con i pulmann ….. dove diavolo l’ha vista, Battistini, tutta ‘sta gente che spende soldi in città????
Ad agosto Macerata è totalmente deserta, anche volendo non ci sarebbe nessuno pronto a prendere i soldi dei “forestieri”, e ve lo dice uno che svolge il proprio lavoro principale di avvocato in un centro storico sempre più “desertodeitartarizzato” …..
Il problema dello Sferisterio è un altro, e cioè che a partire dalla gestione Orazi (che infatti non era direttore artistico, ma sovrintendente, pur in assenza di un direttore artistico mai nominato: questo qualcosa vorrà pur dire, no???) l’attenzione di questo teatro si è spostata dalla musica alla regia, con il privilegio del ruolo di registi, scenografi, costumisti etc. etc. su quello dei musicisti, in primis i cantanti.
I grandi e grandissimi cantanti che sono menzionati nell’articolo sono venuti a Macerata tutti fino alla fine degli anni ’80 o ai primi ’90, poi è stato il regno di tanti sconosciuti, di tanti “giovani” (magari anche “belli” e “economici”), perchè si spendevano follie per i deliri scenografici dei vari Hugo de Ana etc. etc.
Oggi qualcuno sa dirci quali grandi cantanti hanno cantato allo Sferisterio negli ultimi 5 anni?
No … perchè al massimo, l’attrazione era Anbeta Toromani, catapultata direttamente da Amici di Maria De Filippi.
Ora, scusatemi, ma secondo voi un melomane spende 120 euri per andare a “vedere” Anbeta Toromani????
Ma siamo seri, restituiamo questo teatro al suo vero ruolo di tempio della Musica, affidandone la direzione ad un musicista o anche ad un regista purchè sia chiaro che i pochi/issimi soldi vanno spesi solo ed esclusivamente per chiamare grandi o grandissimi cantanti, per la musica nel suo insieme e quindi anche per le masse che oggi vengono sfruttate e sottopagate.
In questo contesto è indispensabile che l’amministrazione si faccia sentire, perchè sarà anche vero che il direttore artistico deve avere libertà di manovra, ma gli indirizzi generali (che non potranno essere solo quelli di dire “i soldi sono questi, facci quello che ti pare”) li deve dare un c.d.a. che è nominato ed in carica, e se esiste deve battere un colpo.
Sulla polemica della statua, mi pare che tutto sia stato già detto in commento ad altri articoli, ma certo non mi iscrivo tra quelli come Battistini per i quali il titolo di “civitas Mariae” sia un titolo di cui Macerata “si fregia” anzi tutt’altro. La città, in realtà, non è neppure religiosa, ma solo bacchettona.
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Ecco, secondo me il problema di Macerata è che ai maceratesi piace così com’è, cioè com’era 60 anni fa ….. e chi mette in evidenza alcuni problemi viene immediatamente iscritto d’ufficio ai partecipanti della “stucchevole liturgia della denigrazione”, perchè poi secondo alcuni quello che conta sono le (a mio giudizio ridicole) graduatorie nazionali fatte su non si sa quali parametri ….
Beh: Macerata vi piace così?? allora tenetevela ………..
Altrimenti facciamo tutti una seria autocritica: il primo passo per risolvere un problema è infatti ammettere che esiste ……..
Ecco un interessante viaggio nel ventre dello Sferisterio:
http://www.youtube.com/watch?v=I1hiIYioSiw
Nel frattempo su youtube già si trova il commento tecnico di Sgarbi sul progetto del monumento…che trovo molto esaustivo:
http://www.youtube.com/watch?v=fp5A45mh1QU
aggiungo qualcosa al post precedente: non voglio dire che devono essere aiutati o privilegiati solo i ragazzi. Devono essere aiutati tutti: famiglie che non arrivano a fine mese, persone di mezza età senza lavoro, ragazzi (e le loro famiglie) con problemi di tossicodipendenza, persone con problemi di salute, stranieri, anziani, disabili, e tutti quelli che hanno bisogno e che ho dimenticato.
Ritengo altresì necessario offrire qualcosa in più di un mero aiuto economico: non so una biblioteca aperta fino a tardi, campi da calcetto al chiuso, concerti…etc etc…
Non ce l’ho con la statua ci mancherebbe altro (grandissimo rispetto) e se veramente fosse l’esito di una scelta condivisa con la collettività maceratese sarei il primo a lodare l’iniziativa. Purtroppo è una scelta fatta da altri al nostro posto. Ci stanno fregando ragazzi svegliatevi. Ci stanno fregando non solo i soldi, ma anche il diritto a scegliere come spenderli. Se la statua non la vogliamo pagare protestiamo, incazziamoci, diciamo la nostra opinione.
@GOLINI:
Ha troppa rabbia addosso signo Golini e questo non la fa essere lucido ed obiettivo.
Come può dire che dal 90 si è smesso di pensare alla Musica? Come può non capire che se non aiuta i ragazzi con la vista e la ricerca di nuove scenografie l’Opera sarà solo un genere per persone come me, che ben presto non potranno più andare a Teatro se non con un bastone o una badante e si ritireranno ad ascoltare la musica in un vecchio studio annoiato dal tabacco. In quegli anni abitavo a Macerata ed ho ascoltato la Devia, la Cedolins, la Dessì,la Marc, vedevo serate con pubblico di giovani che si entusiasmavano alla palla di Turandot che, diversamente da quella del pallone commuove e apre porte blindate. La sera dell’Elisir d’amore avevo portato un gruppo di Monaco: pioveva ma loro non se ne volevano andare e continuavano a battere le mani.
C’era un connubio perfetto fra musica, voci e sfruttamento dello spazio…ed insisto: come puoi portare la gente a Macerata se non dai a loro l’unicità, la cosa speciale che possono vedere solo qui, a costo di scarpinate fra treni, bar chiusi e ristoranti costosi?
Ho ascoltato Pertusi al Lauro Rossi acclamato dai Fans di Viva Verdi di Norimberga..è vero queste cose costano ma non costano più del Rossini Opera Festival, glielo assicuro. Solo che lì siamo nella Pesaro che guarda al Nord, voi siete a Macerata e lu mura impediscono una visuale più ampia.”—e questa siepe” Non cada nella demagogia ma risponda con i fatti.
@Pomili: se un sentimento mi prende osservando la realtà maceratese non è certo la rabbia, ma semmai la rassegnazione e la depressione.
Detto ciò tenga conto che in quel famoso “Elisir” di cui parla lei, io c’ero, cantavo nel coro, ed aspettavo che finisse di piovere come il suo pubblico.
Io non so quali esperienze di lirica abbia lei, però mi creda, gli spettacoli di questa estate, e di vari anni precedenti, sono stati imbarazzanti. E’stato imbarazzante ascoltare un baritono smemorato (Carlo Guelfi) sostenere malissimo la parte nella Forza del destino, sbocconcellando le frasi, dimenticando gli attacchi, facendosi continuamente imbeccare dal direttore, e questo sa perchè è successo?
Perchè a forza di preoccuparsi di scene, costumi, parrucche e cose che nello spartito non ci sono scritte nessuno si era preoccupato per due settimane di individuare un sostituto per il povero Marco Di Felice che da giorni non cantava perchè prossimo ad una laringite o altra malattia.
Questo perchè della musica non importa a nessuno il proverbiale cavolo.
Ecco, io su quel palcoscenico c’ero, come modesto corista, e mai mi sono vergognato tanto …….
Ora, di questi episodi potrei raccontargliene a decine, da quando nel 2000 presi parte alla prima stagione.
Confermo quindi tutto quello che ho scritto, riga per riga: allo Sferisterio non ci si preoccupa della musica, ma solo di organizzare sfilate di costumi e/o set da Guerre stellari.
Questo il pubblico della lirica lo sa, mentre i giovani, mi creda, vanno alle partite e non a teatro perchè – ma qui il discorso è più lungo e mi limito solo ad un accenno – oggi l’intera sistema massmediatico allontana i giovani dalla cultura.
E guardi, che far lavorare i giovani in teatro, magari affidando ruoli importanti, sarebbe lodevole, se questi venissero scelti non in base ad un criterio economico (costano meno) o peggio estetico (sono belli/e), ma se venissero scelti i migliori, e così non è affatto.
Abbiamo avuto cantanti scandalose come la Lady Machbet (già Turandot) del 2008, oppure il Sarastro del Flauto Magico del 2006, e tanti altri ancora che avrebbero dovuto essere presi a calci nel sedere pur essendo dei “giovani”.
Allora torno al punto: ci vuole cultura musicale per gestire un teatro lirico; se si vuol fare un luna park, allora il discorso è un altro.
A riprova che da parte mia non c’è mai stata nessuna “stucchevole liturgia della denigrazione” fornisco ai cortesi lettori di CM un dato sulla ricettività che si commenta da solo, l’elenco dei principali alberghi e locande della Macerata di giusto centocinquant’anni fa e con la toponomastica ante metamorfosi risorgimentale:
1) Albergo della Pace in contrada Trivio n. 59;
2) Albergo della Corona d’Oro in contrada sotto s. Filippo n. 1014;
3) Albergo e Trattoria del Riccio in contrada vicolo della Rota n. 1004;
4) Albergo e Trattoria dei Tre Mori in contrada Cappuccina n. 91;
5) Albergo e Trattoria del Gallo in contrada s. Chiara n. 236;
6) Albergo del Leon d’Oro fuori Porta Romana n. 1667;
7) Albergo dei Tre Ré fuori Porta Romana n. 1667;
8) Albergo (Claudiani?)condotto, e diretto da Antonio Ferrari con moltissime camere in vicolo Monachette n. 22.
@gabor non ho capito il enso please spiegati
-> Fabio MARCELLI. Visto che molti disquisiscono di volani turistici e di dischi volanti, volevo solo dimostrare che Macerata era molto più accogliente e ospitale centocinquant’anni fa in quanto c’erano più alberghi di ora.
@gabor
grazie per la delucidazione e concordo con il tuo punto di vista in pieno.
@ GOLINI
Faccio fatica a seguire i passaggi o forse faccio confusione con le date..
Non vengo allo Sferisterio da due o tre anni per cui mi ricordo di un Teatro maceratese colmo di persone e ricordo di non riuscire a trovare mai delle camere libere per i miei ospiti tanto che a volte – c’era ancora mia moglie- prenotavamo delle camere persino, una volta, a Muccia ( 1997/2000)E ci si lamentava della mancanza di posti letto a Macerata
Vicende tragiche della vita mi hanno tenuto lontano dai teatri ma leggevo che con il Maestro Pizzi si era creato un connubio talmente forte che il Sindaco aveva concesso al Maestro sia la cittadinanza onoraria che una laurea all’onore.Ho letto articoli di estasi sui bilanci in pareggio e su produzioni musicali di altissimo livello, cosa può essere accaduto da un mese all’altro?
Perchè l’ultimo articolo che ho letto risale a questo Settembre, mi chiedo…ma l’Assessore alla Cultura questa estate ha notato che c’era poca gente? E l’estate scorsa quando è stato presentato un cartellone siffatto qualcuno si è preoccupato? O hanno tutti continuato a ringraziare Pizzi per l’onore – quanto onore in questa vicenda!- di essere a Macerata?
@Pomili: beh, venga di nuovo a Macerata e poi mi dirà.
Dalla conclusione del suo intervento mi sembra che lei non mi abbia letto, perchè proprio nel mio primo intervento scrivevo:
“Ma siamo seri, restituiamo questo teatro al suo vero ruolo di tempio della Musica, affidandone la direzione ad un musicista o anche ad un regista purchè sia chiaro che i pochi/issimi soldi vanno spesi solo ed esclusivamente per chiamare grandi o grandissimi cantanti, per la musica nel suo insieme e quindi anche per le masse che oggi vengono sfruttate e sottopagate.
In questo contesto è indispensabile che l’amministrazione si faccia sentire, perchè sarà anche vero che il direttore artistico deve avere libertà di manovra, ma gli indirizzi generali (che non potranno essere solo quelli di dire “i soldi sono questi, facci quello che ti pare”) li deve dare un c.d.a. che è nominato ed in carica, e se esiste deve battere un colpo.”
Quanto agli “articoli” che lei legge, non so a cosa si riferisce, immagino la stampa locale, quindi non specializzata in materia di lirica, e comunque penso che nulla possa sostituire la visione di un esperto di spettacoli la cui qualità oggi è esattamente nei termini che le ho detto (e questo, nell’ambiente, lo sanno tutti).
Ripeto: venga e vedrà ……
@GOLINI Mi scusi sa ma sono un pignolo paranoico se così è, in quel che Lei dice c’è una contraddizione.
Lei scrive “Il problema dello Sferisterio è un altro, e cioè che a partire dalla gestione Orazi (che infatti non era direttore artistico, ma sovrintendente, pur in assenza di un direttore artistico mai nominato: questo qualcosa vorrà pur dire, no???) l’attenzione di questo teatro si è spostata dalla musica alla regia”
Bene…Orazi è stato a Macerata credo più di dieci anni: in quel periodo sono stati vinti numerosi Premi Musicali, e non solo per le regie ma ricordo benissimo un Award della Lirica a Fiorenza Cedolins, uno a Pertusi, uno a Bruson, uno al Maestro Renzetti…anni in cui, come Le dicevo, l’estate tutti volevano venire a Macerata e difficile era anche trovare posti vuoti. Battistini menziona il record avuto con Aida.
Allora il problema è nato dopo Orazi? E perchè si è mandato via quest’uomo allora? Perchè gli è stato addossato di tutto quando a lui stesso era stato chiesto di salvare lo Sferisterio nel lontano 1990? Come è accaduto con Pizzi. Tragga Lei le conclusioni allora
Ma i bilanci INTEGRALI dell’Associazione Sferisterio (e non i riassunti, dati ipocritamente in pato all’opinione pubblicaa, che nulla spiegano) degli ultimi 10 anni si potranno avere oppure c’è il segreto di Stato ed è il IV segreto di Fatima???
Con i bilanci completi si potrà comprendere se ci sono stati soldi buttati via o impiegati intelligentemente, consulenze inutili oppure utili, opere i cui costi/ricavi non giustificavano l’allesimento e altre che magari andavano replicate di più, pubblicità fatta bene o male, ecc. ecc…..
Signor Sindaco facciamo realmente chiarezza???
@Pomili: egregio signor Pomili, fin dal primo commento ho detto con chiarezza che a mio giudizio a partire dalla gestione Orazi (da intendersi quindi compresa)lo Sferisterio ha iniziato a sfornare spettacoli sempre più sbilanciati sulla parte registica a danno e discapito di quella musicale.
Non mi sembra di non essere stato chiaro, nè vedo contraddizione nel mio pensiero.
Io, che sono – in una veste professionale anche se non è la mia attività principale – un musicista appassionato di lirica (oltre che di tanta altra musica), ritengo che la mia opinione sia basata su un’osservazione palese del trend negativo dello Sferisterio. Dal 2000 ho preso parte a quasi tutti gli spettacoli, constatando sul campo quello che dico.
Lei non ha un’idea di quanto sia screditato lo Sferisterio nel mondo degli appassionati e degli esperti di lirica, compresi moltissimi operatori che vengono a lavorare a Macerata con lo spirito con cui si fa una “marchetta”.
Questo dato di fatto non può essere smentito da qualche premio regalato qua e là.
Ora, lei può benissimo dissentire e portare gli elementi che ritiene più opportuni a sostegno del suo pensiero.
La prego però di non chiamarmi più in causa, visto che mi pare evidente e palese che io e lei non la pensiamo allo stesso modo e non mi pare utile svolgere esercizi di “pignoleria” fine a se stessa.
Cordiali saluti
Ma se con Orazi, come dice Battistini, le persone venivano, allora quel connubio tra regia e musica funzionava.E se funzionava significa che nulla si toglieva alla musica…anzi, l’ascolto veniva agevolato.
Lei sa benissimo che i Teatri all’aperto hanno un pubblico diverso, più eterogeneo, variegato, meno informato. E se attraverso uno studio teatrale si apre un varco alla scoperta della forza prorompente della musica ma lasciate che sia.Altrimenti sì che a contrastare la televisione non ci pensa più nessuno.
Chiedo scusa se sono stato offensivo nei Suoi confronti, non era mia volontà sono sempre per i dibattitti pacati e chiarificatori.Cordialità
Egregio Sig. Pomili, con altrettanta cordialità le faccio presente che certi titoli riempiranno sempre, perchè sono popolari e conosciuti. Il fatto che il teatro sia stato spesso pieno non significa però che il prodotto sia stato buono.
Compito di una istituzione musicale dovrebbe essere non solo quello di riempire i posti, ma anche di produrre qualcosa di buono e di valido.
Se paradossalmente allo Sferisterio dessero dei films porno, probabilmente sarebbe pieno tutte le sere, però non sarebbe cultura.
Bisogna decidere se lo Sferisterio deve produrre “utili”, e allora magari bisogna farci il Grande Fratello, oppure se deve produrre cultura, nello specifico cultura musicale.
Fare cultura allo Sferisterio significa produrre degli spettacoli lirici di livello musicale alto o altissimo.
Ciò non avviene più da anni, e sicuramente il trend negativo è iniziato quando è arrivato Orazi.
Bisogna tornare ad una gestione prettamente musicale, in mano a persone competenti di musica, che amino la musica e vogliano far sì che allo Sferisterio si faccia la musica, lasciando ad altri le sfilate dei costumi tipo “haute couture” o i set da Guerre Stellari con tutto il corollario di scene, mimi, costumi, ginnasti, parrucche, truccatori, periacti che hanno ammorbato questo teatro, cioè tutte cose che per la buona lirica sono solo di contorno se non superflue.
A questo punto alzo le mani….e lascio morire la Lirica perchè mi creda piano piano non ci sarà più pubblico.
Si legga le recensioni di allora, come avevo suggerito al Signor Fazi, e poi giudicherà tutti degli incompetenti – a partire da Ballola per finire a Foletto.
L’opera lirica rischia di morire se qualcuno non riesce a trasferire la sua valenza di “bene culturale”, va saputa comunicare altrimenti i veri teatri si svuotano- grazie ai guardiani del museo come Lei- e qualcuno finisce col farci credere che Allevi sia un compositore contempoaraneo di musica classica.
Dimenticavo…se certi titoli fanno sempre riempire come mai Pizzi o la Ricciarelli non ci sono riusciti con Turandot o La Traviata (regia di Gasparon credo)?
@Sandro Pomili:
1) Turandot e Traviata, nelle ultime edizioni (Pizzi la prima, Gasparon la seconda) erano sempre piene. Io c’ero. Anzi, le dirò: era piena anche la Tosca di Gasparon (orribile), anzi le dirò ancora: era piena anche l’Aida di Gasparon (orribilissima, ma c’era Josè, l’attrazione di Amici di Maria De Filippi …… sai quanti “ggiovani” avrà attratto …..) …. anzi, le dirò: Pizzi dà sempre a Gasparon questi titoli di cassetta proprio perchè sa che così facendo lo protegge dall’insuccesso che deriverebbe automaticamente dal suo lavoro.
2) Sono anni che leggo le recensioni sulla stagione lirica dello Sferisterio, e non ce n’è una che sia positiva sul piano musicale.
3) Io sono dell’idea che la Musica debba essere diffusa il più possibile, magari evitando di travestirla da cinema o da circo ….. quanto ad Allevi, esso è l’esempio di ciò che Lei apparentemente stigmatizza: che differenza c’è infatti tra lo spacciare per musicista classico un cialtrone come Allevi e lo spacciare per opera lirica il triste spettacolo di Forza del destino di questa estate o la Cavalleria Rusticana/Pagliacci di qualche anno fa dove non c’era un cantante (dico UNO) decente e Mastromarino (Agenzia Silvestri, quella che con Orazi si trasferiva integralmente allo Sferisterio per due mesi) che steccò pure il Prologo????
Se per “guardiano del museo” Lei intende quello che finora io ho riconosciuto di essere, cioè uno che ama la Musica e detesta i dilettanti allo sbaraglio, beh allora mi ci definisca pure, ne sono orgoglioso, perchè l’alternativa è quella di “guardiano del circo Barnum”, definizione che, se permette, rifiuto.
Lei è colmo di livore personale mentre io Le sto parlando di una poltica culturale.
Chi ha mai detto che Orazi e Pizzi abbiano azzeccato tutto? Se cominciamo dai particolaro, Lei mi dice Mastromarino e io le rispondo Devia, poi non conosco questo Silvestri come cantante ma io ho visto e sentito delle cose egregie a Macerata e rimango affezionato.
La politica culturale significa trovare formule attraverso le quali raggiungere un equilibrio che consenta ad un Teatro all’aperto di raggiungere più persone.Parliamo dello Sferisterio che deve necessariamente,come tipologia di Teatro,essere in sinergia con il Turismo.
E guardi che ha ragione il Profrssor Davoli ” ad un teatro pieno non corrisponde un pubblico pagante”.
Avremmo bisogno di più dati tecnici per fare un’analisi completa. Chiedo scusa al Direttore se monopolizziamo questo argomento quasi fosse una conversazione a due.Pardon
@Sandro Pomili: anzichè preoccuparsi del “livore personale” che mi agiterebbe, analogamente a quanto le sue “nostalgie” animano lei, farebbe bene ad informarsi meglio.
Se non sa infatti chi sia l’agenzia Silvestri, da Verona (guardacaso …), che per anni ha piantato le tende a Macerata “offrendoci” (o imponendoci??) le “ugole d’oro” dei seguenti cantanti: Mastromarino Alberto; Martinucci Nicola (a fine carriera ….); Nizza Amarilli; Chiuri Annamaria …… (le dicono niente questi nomi? hanno monopolizzato i cartelloni per anni, almeno dal 2000 quando ho iniziato io), ed altri che non ricordo neppure, comprendo molte delle sue affermazioni.
Comunque prendo nuovamente atto che io e lei abbiamo oggettivamente idee differenti sulle funzioni e gli obiettivi di un teatro lirico; non che le mie siano migliori delle sue, ma sono oggettivamente inconciliabili ed è impossibile trovarne un punto di sintesi.
Certamente detta sintesi non potrà essere l’accettazione di considerazioni che lei fa, senza neppure conoscermi, circa i miei “stati d’animo”, per delegittimare un’opinione che – mi creda – è molto diffusa e condivisa nel settore, per cui reputo inutile continuare questa discussione.