Bisogna confrontarsi
per l’unità del Pd
L'intervento
di Renato Pasqualetti*
L’intervento di Renato Perticarari comparso sulla stampa sul Congresso del Partito Democratico è così saggio e così logico, che viene da chiedersi perché nel PD non sia stata e non venga praticata la sua indicazione.
La soluzione di questo rovello sta esattamente nella ricostruzione di come fin qui si è operato. Quella che segue è la mia ricostruzione, confrontandosi con la quale si individua anche chi ha già cercato realmente una soluzione unitaria.
Stante che nel Partito esistono “posizioni” (aree, componenti…) determinate democraticamente fin dall’elezione del segretario Bersani, una cinquantina di iscritti al Partito si sono trovati e hanno deciso di dare un contributo alla discussione con la stesura di un Documento (ormai noto come “il documento dei 50”) il cui fine principale era proprio la ricerca di una linea politica, di un segretario, e di un gruppo dirigente nella maniera più possibile unitaria, che superasse le posizioni “codificate”.
La discussione si è aperta soprattutto, come nota Perticarari sulle alleanze politiche, ma è mia convinzione che molti altri argomenti non fossero così neutri: il lavoro; la governance degli enti pubblici; le questioni ambientali; i diritti civili…, e non ultimo quello sulla forma del Partito e sulla scelta dei dirigenti.
I “50” potevano legittimamente avere in testa un candidato, ma accettare il terreno di discussione che proponevano avrebbe significato per le altre componenti, e per chiunque, esprimere anche loro posizioni politiche, per andare ad un Congresso unitario.
Il tentativo di unità si rompe quando gli esponenti di una “componente” nata durante l’elezione del Segretario nazionale, hanno avanzato unilateralmente una candidatura per Segretario (quella del Sindaco di Urbisaglia, Roberto Broccolo), negando concretamente la possibilità di sperimentare un percorso unitario.
Il ragionamento di Perticarari – a cui si è aggiunto con qualche sorpresa quello del segretario provinciale Cavallaro – non può prescindere da questa ricostruzione dei fatti. Anzi entrambi avrebbero dovuto dire: “Peccato che si è eluso il confronto sul documento dei 50 e non accettato il metodo unitario suggerito… ripartiamo da lì”.
Non si può, infatti, non riconoscere ad una componente, che pure poteva avere idee e candidati, di aver tentato una strada unitaria. Se non si riconosce questo è come affermare che il 95% dei dirigenti del Partito concepiscono Congresso e l’elezione del Segretario come un’ordalia, mentre solo alcuni saggi vorrebbero un percorso unitario.
Non è così, e personalmente sono così convintamente unitario che partirò proprio dalle posizioni di quel Documento (eluso), dai suoi contenuti e dalle persone che lo hanno proposto per la ricerca della maggiore unità possibile.
E da questa posizione dovrebbero partire anche tutti coloro che amano profondamente l’unità nel Partito che, evidentemente, può essere a fatica ricercata con coloro che l’hanno di fatto impedita.
* (già assessore provinciale – PD Circolo di Macerata)

tot Renati, tot sententiae…