L’ultimo saluto
alla contessa
Recanati piange Anna Leopardi
di Alessandra Pierini
Chissà quante volte nel corso della sua vita la contessa Anna Leopardi ha attraversato la stradina che scorre tra Palazzo Leopardi e la Chiesa di Santa Maria di Montemorello… Lo ha fatto anche oggi, per l’ultima volta. A portare il feretro il figlio Vanni, gli amici e i collaboratori del Palazzo. La chiesa si è rivelata presto troppo stretta per accogliere quanti sono accorsi per salutare la nobile discendente acquisita di Giacomo Leopardi e in molti, anche se in meno rispetto alle attese delle autorità, sono rimasti fuori e hanno ascoltato la messa dall’esterno dove erano state poste delle casse audio
Sulla bara solo un mazzo, senza confezione né ghirigori, di rose di un rosa, non tenue come la tea, ma intenso e raffinato.
«L’abbiamo conosciuta nella sua sensibilità spirituale – ha detto Monsignor Giuliodori – il Signore saprà ricompensarla. Il Vescovo della Diocesi di Macerata ha celebrato la messa con don Mario Menghini, attuale parroco di Santa Maria di Montemorello, e don Antonio Castellani , ex parroco, trasferito da poco e per anni in stretto contatto con la contessa Anna. «Mi ha sempre colpito – ha detto Monsignor Giuliodori – la sua intensa interiorità ed il suo senso di responsabilità davanti ad una eredità straordinaria. Mi ha colpito la sua continua ricerca delle radici umane, filosofiche e spirituali del pensiero nella sua divulgazione e nel suo approfondimento.»
Il Vescovo ha proseguito con un parallelo tra la vita di Anna Leopardi e la poesia di Giacomo: «Pensavo a uno dei momenti più alti della poesia di Giacomo, il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” in cui il poeta si poneva una serie di interrogativi fino a domandarsi “Cos’è questa morte? Cos’è questo mutare del sembiante? E chi sono io?” Anna aveva consapevolezza di questo mistero e dal momento dell’ingresso in questa famiglia ha sempre cercato di trasmettere le radici di questa ricerca. Ha saputo interpretare in modo alto e bello la poesia di Giacomo Leopardi.»
Discreto e composto il dolore dei suoi cari. Il figlio Vanni ha seguito la celebrazione in piedi in prima fila, accanto alla figlia Olimpia e al nipote Pierfrancesco, figlio di Giacomo Leopardi, omonimo del poeta, l’altro figlio della contessa, seduto in prima fila. Tutta la famiglia, compresi i piccoli pronipoti, hanno seguito la cerimonia con grande attenzione. Presenti in prima fila tutte le autorità provinciali, dal Prefetto Vittorio Piscitelli, al sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, da Fabio Corvatta ex sindaco e presidente del Centro Studi Leopardiani, dal Comandante Regionale dei Carabinieri Luigi Curatoli a Paolo Papetti, nuovo comandante provinciale della Guardia d Finanza. Tra gli altri hanno portato il loro omaggio alla contessa anche l’ex Presidente della Provincia Franco Capponi, l’imprenditore Merloni, Don Lamberto Pigini e il Conte Brachetti Peretti.
Nel momento precedente all’offertorio, dal pulpito è arrivata l’ultima richiesta di Anna Maria Dal Pero Leopardi: «Per desiderio della contessa – ha detto il sacerdote – le offerte saranno devolute alla ricerca contro il cancro e all’ospedale Salesi di Ancona.»
In pochi probabilmente erano a conoscenza delle sue ultime volontà ma le sue indicazioni sono state immediatamente seguite da tutti, compresi i suoi figli, quasi che lo spirito della contessa appena scomparsa riesca ancora ad imporsi con l’autorevolezza e la classe che l’hanno contraddistinta per tutta la sua vita.
Per la benedizione finale della salma, nella chiesa di Santa Maria di Montemorello è sceso l’assoluto silenzio, interrotto solo dai clic dei fotografi. All’esterno della chiesa, non si è parlato altro che della contessa. Ognuno sembra aver avuto un contatto diretto con la signora di Palazzo Leopardi, ognuno ne conosce un tassello e tutti vogliono dare la loro testimonianza del suo modo di essere, del piacere di averla conosciuta fino a ricomporla in un collage che la raffigura in ogni sua sfaccettatura. C’è anche una donnina nata nel 1924 che ricorda quando la contessa Anna, novella sposa, durante la Seconda Guerra Mondiale, accoglieva a Palazzo Leopardi, tutti coloro che si trovavano in difficoltà, qualunque fosse la loro nazionalità.
La bara viene portata fuori dalla Chiesa da quanti l’avevano condotta fin lì dal palazzo e la macchina parte per il corteo in città ma prima nella Piazzetta del Sabato del Villaggio che in tempi leopardiani risuonava dei racconti della donzelletta e delle vecchiarelle, esplode l’applauso verso il cielo in onore di Anna Maria, non solo contessa ma donna da ricordare.
Foto di Guido Picchio














Ho sempre sentito dire un gran bene della signora Leopardi e confido sia già in Paradiso.
Come però non notare la solita parata! Volete partecipare alla perdita della famiglia Leopardi? Assistete in silenzio alla Messa: non occorre stare in prima fila o in foto, specialmente se non si rivestono più cariche pubbliche, come i signori Capponi e Corvatta…