Scritte vergognose
in centro storico
Macerata
Scritte vergognose sono apparse in questi giorni sui muri della nostra città. A segnalarle diversi lettori e il consigliere comunale Fabio Massimo Conti della Lista Conti, il quale si è dichiarato disposto a cancellarle lui stesso.
Le scritte, a caratteri cubitali e in colori evidenti sporcano non solo le architetture cittadine ma anche lo spirito di accoglienza e la pacatezza che contraddistingue i maceratesi. “11 settembre 2001 godo” recita la scritta apparsa su una delle colonne davanti all’Oviesse. L’altra, anche questa segnalata dai lettori, si trova all’ingresso della Galleria Scipione dal lato di Corso Matteotti e se la prende con l’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga recentemente scomparso. Sono atti da condannare per la loro inciviltà che hanno provocato indignazione da parte di tutti coloro che hanno letto, passando per le vie di Macerata.


A dire il vero la scritta “11 settembre godo” è presente da mesi e mesi su quella colonna. Qualcuno si sarebbe dovuto attivare subito per rimuoverla.
Su Cossiga, fermo restando che la scritta è infame, credo che chi l’ha scritta non ha dimenticato queste dichiarazioni rese da Cossiga tempo fa in un’intervista: “Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitito Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».Quali fatti dovrebbero seguire?«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».Ossia?«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».Gli universitari, invece?«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».Dopo di che?«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».Nel senso che…«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Ad ogni modo, sono da condannare le scritte. Chi le ha fatte dimostra con esse il proprio valore.
Un tempo c’era più fantasia, più brio, più inventiva. Le scritte sui muri – le famigerate scritte sui muri… – sono sempre una ferita alla bellezza delle testimonianze della storia (chissà perché nessuno va ad imbrattare i palazzi di Collevario o di Via Severini o Via Zorli, per dire…), però almeno un tempo – dieci, vent’anni fa – c’erano anche piccole perle di bonomia, calembours, doppi sensi intelligenti, pasquinate, sfottò. Oggi a me pare che si svirgoli con una banalità senza ritorno, mediante l’insulto fine a sé stesso, o per troppo facili massimi sistemi. Sapesse signora mia, non ci sono più le scritte sui muri di una volta…