Il nuovo ponte sul Potenza
Struttura architettonicamente innovativa nelle Marche
Domani mattina (mercoledì 18 agosto) a Macerata iniziano i lavori di posa in opera del nuovo ponte sul fiume Potenza, a valle del Centro Fiere. L’opera, architettonicamente all’avanguardia ed unica nelle Marche per caratteristiche progettuali, rappresenta la parte strutturalmente più rilevante della nuova bretella stradale che la Provincia di Macerata sta realizzando a Villa Potenza.
L’impresa appaltatrice Pema srl di Torre San Patrizio, in accordo con la Provincia, ha invitato per domani dalle ore 8 autorità locali e tecnici del settore in quanto il varo del nuovo ponte rappresenta anche un momento spettacolare, oltre che di esaltazione di diverse professionalità ingegneristiche ed architettoniche. La prima fase di posa in opera della nuova struttura di attraversamento del fiume Potenza consiste, infatti, nella elevazione degli archi con struttura in acciaio – ciascuno lungo 96 metri – che saranno posizionati inclinati e collegati tra loro. I due archi andranno ad intersecare il ponte stradale vero e proprio lungo 115 metri e a campata unica (senza piloni o appoggi in acqua) e quindi con impatto ambientale minimo.
L’ing. Giuseppe Mundo, direttore dei lavori, che domani presenzierà l’intera operazione insieme al dirigente del settore lavori pubblici, ing. Alessandro Mecozzi, ricorda che il progetto del ponte è frutto di un concorso di idee a suo tempo bandito dalla Provincia. Su quest’opera si confrontarono ben undici dei maggiori studi di ingegneria ed architettura d’Italia ed uno anche delle Svizzera. Una commissione, presieduta dall’ingegner Cesare Spuri e composta da un altro ingegnere, da due architetti e da un botanico, esaminò in forma anonima i vari progetti tenendo conto delle qualità architettonica del manufatto, dell’integrazione paesaggistica con il contesto fluviale, dei costi di manutenzione, della fattibilità tecnica, facilità e tempistica di realizzazione. La soluzione scelta e che domani inizia a materializzarsi è frutto del progetto dello studio Dall’Asta-Niccolini di Ancona, risultato vincitore per aver ben interpretato i tre principali elementi richiesti dal bando: rispetto e valorizzazione dell’ambiente circostante, inserimento armonico nel paesaggio, opera architettonicamente distintiva.
Anche la costruzione del ponte è frutto dell’imprenditoria marchigiana,. Tutti gli elementi strutturali che da domani e per diversi giorni saranno montati sul posto per dare corpo all’opera finale, sono stati costruiti in contrada Rancia di Tolentino nello stabilimento metalmeccanico Meloni Tecno Handling
L’evento di domani si colloca tra quelli di maggior rilevanza tecnica nelle Marche per quanto concerne il settore delle costruzioni viarie.


Finalmente una buona notizia! Non solo perché si fa il ponte, ma perché, almeno stando al rendeering , sembra che non sia del tutto sepolto il valore della bellezza. Certo, quest’opera non è sufficiente a compensare gli scempi edilizi finora perpetrati. Speriamo almeno che l’opera possa segnare anche un ponte ideale tra un passato di brutture ed un futuro di vero ornato pubblico. Come dice il Carancio, forse comincia una nuova storia…Speriamo che sia vero!
Costo? Come saranno reperitii sodli per costruirlo?
la nuova storia del ponte sul potenza nasce già stantìa.
prima di chiedermi se sia bello o brutto mi chiedo se sia utile=necessario o no il ponte e soprattutto la strada che attraversa (parlare di scelte partecipate sarebbe troppo ma poi ci troviamo i giorgini, le spighe, i ripetitori telefonici da conciliare con agricolture biologiche, musei diffusi e promozioni del territorio).
la cosa che però lega maggiormente il ponte alla vecchia maniera di condurre, più che la politica, l’amministrazione pubblica è la retorica della propaganda (togliattiana? kossighiana?…) nel presentare la progettazione del ponte come il frutto di un concorso di idee che, come dice anche il nome, dovrebbe essere aperto a tutti i progettisti senza sbarramenti di sorta e dovrebbe servire a fornire un progetto di massima e non definitivo dell’opera. invece il concorso di idee che la provincia indisse conteneva uno sbarramento decisamente particolare: potevano partecipare tutti coloro che negli ultimi cinque anni avevano costruito almeno tre opere delle stessa rilevanza. forse neanche l’archistar renzo piano avrebbe potuto partecipare e sicuramente ho capito che per la cosa pubblica maceratese anche le idee sono patrimonio solo di qualcuno.
@Avit
Ilk pubblico, prima più di ora,smuoveva montagne di soldi.
Ovvio che i nostri politici avevano tuttol’interesse per agevolare il lavoro agli amici, parenti, amanti…
Ti sei mai chiesto perchè la stragrandemaggioranza di qualsiasi opera pubblica in Italia costa sempre il doppio, il triplo di una opera pubblica simile costruita in Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti?????
Tantio per fare un paragone: nell’amministrazione pubblica (compreso esercito, coni, croce rossa, ecc. ecc.) abbiamo lo stesso numero di auto “blu” che hanno gli Stati Uniti… Solo che loro sono più di 250 milioni di persone noi poco più di 60….
Ed abbiamo circa lo stesso numero di ufficiali degli USA, solo che loro hanno un esercito grande 10 volte il nostro.
Edi treni ad alta velocità? un chilometro ci costa più del doppio di quanto ha pagato la Spanga: eppure in Spanga di gallerie e di problematiche ne avevano più che in Italia!
Non vado avanti altrimmenti mi deprimo: l’ho scritto più volte abbiamo la classe politica più cialtrona, incompetente, sputtanata, ladra e corrotta dell’intero Globo.
Caro Sig. Cerasi
Le sue considerazioni sulle opere pubbliche sono vere e condivisibili, come sono vere e condivisibili le Sue affermazioni sulle diverse realtà con gli altri Stati e sono vere e condivisibili anche i giudizi sui politici.
Pero dobbiamo anche fare un raffronto con la nostra realtà:
la gente comune in Italia, forse non agevola il “lavoro di amici, parenti, amanti …..”?
i politici non sono l’espressione del popolo che rappresenta?
Dobbiamo tenere conto delle esperienze e delle realtà del passato? La Spagna appena trent’anni fa aveva il “Franchismo” ma non penso che sia questa la risposta.
Gli Stati Uniti hanno una realtà sociale, in materia di lavoro, molto diversa dalla nostra? Ma non penso che sia questa la risposta: Non penso che anche noi dobbiamo avere lo stesso stato sociale Usa, almeno questa è la mia idea:
è vero che il nostro stato ha troppe auto blu, troppi addetti nel pubblico, troppi lavoratori impegnati nella realizzazione delle opere pubbliche, troppi ufficiali rispetto agli Usa ecc. ecc.
Ma oltre alle (giustissime critiche) vorrei anche affrontare le proposte alternative.
Nella società attuale, con le problematiche economiche delle famiglie Italiane, come si pensa di impiegare i lavoratori impegnati impropriamente nelle attività (come Lei giustamente rileva?), gli ufficiali che non servono dove sarebbero impiegati? E gli impiegati pubblici? Ecc. ecc.
In riferimento all’articolo e all’opera (Ponte, che è il tema centrale) mi sembra un’opera utile per la città e la viabilità nella nostra realtà locale. A meno che, non si voglia dar ragione a quella corrente di pensiero che vede con il ritorno al cavallo e alle carrozze la soluzione dei nostri problemi. Ma questo, pur se rispettabile e da dibattere, è un’altra storia………
Ringraziamenti
Tonino Quattrini
Sui costi non voglio esprimermi , probabilmente un ponte meno complesso avrebbe permesso di risparmiare tanti soldi e di far si che forse la strada fosse già in funzione , vedi la immensa rotatoria terminata in 1 notte per il passaggio dei Pellegrini di Macerata-Loreto , come se il pellegrinaggio avesse la priorità sulla viabilità .
Su chi mette in dubbio la necessità della nuova strada … beh , lo inviterei quotidianamente a transitare l’attuale tra le 18 e le 20 , quando per percorrere dall’EX Hotel Roganti all’incrocio con la Settempedana ci si impiega tipo mezzora , e sono si e no 500 metri di strada .
Non facciamo sempre che ognuno pensa che sia importante coltivare il proprio orticello , altrimenti critichiamo i politici ma ci comportiamo allo stesso modo .
Saluti .
@Quatrini
Io ho un diverso concetto riguardo alla proprietà.
Se è mia (nel senso di un azienda, un terreno, una casa, ecc.) nei limiti della legalità ci faccio quel che voglio (la presto, le regalo, ci metto dentro le amanti, la riempio di amici casinisti, ecc.).
Se la proprietà è pubblica (cioè di tutti) dovrebbe subentrare il senso dello Stato (il problema è che pochi politici l’hanno) e pertanto va utilizzata per il bene comune e non per piazzarci dentro l’amante o il fratello….
Per quanto riguarda il surplus nel pubblico impiego e nel parastato (che comunque oggi incide in misura inferiore a quanto accadeva in passato) sappiamo benisismo tutti che per decenni si è assunto anche se non serviva, anche se gli uffici non necessitavano di tro personale, anzhe se le ferrovie e le poste propio non avevano bisogno di altri postini, controllori, spazzini, ecc.
Si utilizzava l’assunzione come “ammortizzatore sociale”; solo che da noi per lunghi anni se ne è abusato, così come si è abusato dell’aiuto dello Stato per le grandi società (ultima fra tutte l’Alitalia).
Il problema del surplus nel pubblico impiego è che da noi, al contrario di molti altri Paesi, ci sono state due distorsioni (in chiave eletorale) gigantesche.
Inanzitutto i livelli minimi di qualità e standard nel pubblico impiego, quelle rare volte che c’erano, erano ridicoli: abbiamo migliaia di persone che, per decenni, hanno lavorato pochissimo e preteso tantissimo.
Secondariamente proprio perchè il posto pubblico era “garantito a vita” c’è stato un perversa inversione del rapporto qualità/stipendio.
Da noi in molti settori, se paragonati all’estero, la retribuzione nel Pubblico Impego (per il lavoro svolto) è eccessiva.
Generalmente negli altri Paesi gli stipendi sono migliori nel privato (dove, a causa di possibili crisi, rischi ilposto di lavoro); qui da noi è l’inverso: il posto di lavoro non lo rischi, nel pubblico, ma a parità di produzione sei meglio pagato.
Io mi accontenterei, nel mio piccolo, che ci fosse una inversione di tendenza, che si ricominciasse a fare educazione civica (nelle cose piccole: quanti sono gli italiani che, con la scusa che la TV pubblica fa schifo, evitano di pagare il canone??? Che la TV pubblica, soprattutto in era Silvio, faccia veramente pena è vero, ma questo non giustifica il non pagare il canone; semmai ci si dovrebbe mobilitarepoichè non è giusto pagare per una TV che è da IV Mondo con centinaia di persone strpagate per non fare nulla) ed infine si tornasse a discutere sulle cose locali (l’esempio della mobilitazione contro la Giorgini è emblematico: il Sindaco, maggioranza ed opposizione non sanno che pesci pigliare).
Piccole cose, per cominciare ad invertire la tendenza, per poi affrontare le cose più grandi….
Sicuramente il ponte è costosissimo e un ponte normale era molto meglio.
Io sono favorevole a costruire cose innovative, ma invece di fare un ponte innovativo.. perchè non si sistema un po’ il centro fiere e lo si dota anche di un Palazzetto Sportivo e per concerti? la nostra città è alla frutta signori… abbiamo un ponte senza pilastri e un centro fiere che sembra un lager…
@ Cerasi
Da quello che scrive non penso che sia diverso il nostro “concetto di proprietà privata”
Condivo le sue analisi sulle “cose” e da queste opinioni dobbiamo ricercare con un confronto-dibattito di dare, come cittadini, quelle idee alternative (anche piccole non ha importanza, importante è trovare (piccoli) spunti per le soluzioni e cercare il “meglio collettivo”) che rilanciano il senso sociale, solidale e condiviso.
A presto
Tonino Quattrini