Successo a Piediripa
per la Festa del cacciatore
Ancora un successo di partecipazione per la tradizionale Festa del cacciatore organizzata, sabato scorso a Piediripa, dalla sezione maceratese della Federazione italiana della caccia e giunta quest’anno alla diciottesima edizione.
Più di trecento, infatti, i cacciatori e i loro familiari intervenuti all’iniziativa allietata da gare e giochi, di cui alcuni con finalità didattiche come la valutazione dei trofei riguardanti la caccia al cinghiale, tenuta da Antonio Poluzzi Pochini della Commissione nazionale trofei.
Nel corso della festa sono stati premiati dall’assessore allo Sport, Alferio Canesin, anche i signori Cipriani, Sdrubolini e Foresi in qualità di cacciatori veterani.
Altra competizione interessante quella riguardante i richiami – in dialetto maceratese detti lu zizzu – molti dei quali realizzati artigianalmente.
Tra gli invitati alla conviviale il vicepresidente del Coni, Oreste Moretti, il presidente onorario della Fidc provinciale, Giancarlo Gorini, il presidente provinciale Fidc, Sergio Natalini e quello della sezione maceratese Giorgio Fusari.
(Nella foto: l’assessore allo Sport, Alferio Canesin, durante la premiazione).

Vorrei proprio sapere che razza di sport è sparare a degli animali indifesi… e ci fate pure la festa! la dovreste chiamare “La festa dei vigliacchi”!!!
VERGOGNATEVI!
Io non caccio e nemmeno invitato andrei a cacciare (e non sono vegetariano) però non mi sento di gettare addosso la croce ai cacciatori.
Senza tirare in ballo spiegazioni socio-culturali (se si caccia si passeggia, c’è amicizia, ecc. ecc.) e senza prendere le difese dei cacciatori (alcuni dei quali sparano a tutto quello che si muove, nonostante divieti e le leggi) non vedo molta differenza tra una bistecca di chinghiale (cacciato sencondo leggi e regolamenti) e una di bovno adulto (ammazzato al centro macellazione) che vengono mangiate, così come non vedo molta differenza tra la cacciagione e il pollo che viene acquistato in macelleria o tra il pesce che viene acquistato in perscheria (spesso allevato) e quello che viene invece preso all’amo.