San Giuliano Ospitaliere
Non lo ospita nessuno

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI di Giancarlo Liuti
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San Giuliano Ospitaliere

di Giancarlo Liuti

Si narra che nel Cinquecento le acque del Chienti fossero piene di coccodrilli, uno dei quali avesse azzannato un bambino e per questo fosse stato ucciso, imbalsamato e appeso nella chiesa di Santa Maria delle Vergini. Ecco perché, l’altro giorno, mi sono recato lì, alle porte della città. Volevo osservarlo bene, il coccodrillo. E sapere qualcosa di più sulla sua misteriosa presenza nel nostro fiume e sulla sua ancor più misteriosa presenza, forse come ex voto, in quella chiesa. Notevole è stata allora la mia sorpresa nell’accorgermi che sulla facciata erano legati un cavallo, un cervo e un paio di cani. “Non bastava il coccodrillo”, ho pensato, “questo è proprio uno zoo. Non sarà che il nuovo sindaco Romano Carancini sta facendo proprio qui le sue scelte per gli assessorati e gli altri incarichi comunali?”.

La chiesa, dentro, era deserta, ad eccezione di uno strano tipo che osservava con interesse il quadro di San Giuliano con in mano un modellino della Macerata di cinque secoli fa.

“Buongiorno signore”, gli ho detto.
“Non la riconosco più”, ha risposto lui.

“Me? Certo che no, non ci siamo mai visti”.
“Volevo dire che non riconosco più la mia città. Cemento a tonnellate, palazzoni dappertutto, via Trento, via Maffeo Pantaleoni, Fonte Maggiore, via Valenti. E adesso, col piano casa, faranno altre ‘new town’. Ma chi le comprerà? Chi ci andrà ad abitare? Quanto sei diventata brutta, Macerata mia!”

“Lei è architetto?”
“Magari, con tutto il lavoro che c’è. No, io esercito la professione di santo. Un mestiere difficile, sa, visto che oggi in Italia i miracoli li fa solo un certo San Silvio e non sono neanche veri”.

“E lei che santo è?”
“San Giuliano”.

“Il protettore della città?”
“Dicono. Ma, come vede, non ho protetto proprio niente”.

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“Vive qui?”

“A periodi. Stavolta ero venuto per le elezioni, ma non mi hanno lasciato votare”.

“Il patrono che non può votare? Incredibile”.
“Il fatto è, caro signore, che di Santi Giuliano ce ne sono più di cinquanta sparsi in tutta Europa, alcuni martiri, altri eremiti, altri monaci, altri vescovi. Chi sono io? Mi prenda pure per pazzo, ma non lo so. E non ho documenti. Per questo m’hanno impedito di esercitare il diritto di voto. Qualcuno garantisce che sono San Giuliano l’Ospitaliere, una specie di misericordioso proprietario d’albergo, e mi definisce Saint Julien l’Hospitalier. Ma quello è francese e la sua chiesa sta a Parigi”.

“E com’è, allora, che l’hanno nominato patrono di Macerata?”.
“Nel milleduecento ci fu un gran traffico di reliquie. Così, un pezzo qui e uno là, il mio corpo è finito da queste parti. Il braccio sinistro – ma sarà davvero il mio? – è conservato nel duomo insieme con qualche altro osso”.

“La città, comunque, le è molto devota. Sue immagini sono dappertutto, la sua festa, il trentuno di agosto, richiama migliaia di persone. Lei, insomma, è universalmente considerato l’autentico patrono”.
“Certo, e ne sono orgoglioso. Ciò non toglie, però, che io mi trovi in una penosissima crisi d’identità. E non è facile, mi creda, campare così. Per questo, l’altro giorno, ero andato alla grande clinica psichiatrica che si trova lungo la discesa per Pieridipa, in contrada Vallebona. Cercavo qualcuno che mi curasse e mi liberasse da questo incubo. Niente da fare. Mi hanno detto che quella non è una clinica psichiatrica. Forse lo sembra, ma è la sede della facoltà universitaria di scienze della formazione. Mi conforta solo una cosa”.

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“Quale?”
“Di non essere, qui, l’unico santo in discussione”.

“Ce n’è un altro?”
“San Claudio, quello dell’abbazia. Ci ho parlato proprio ieri e mi ha detto che di Santi Claudio ce ne sono una ventina e lui crede di essere il martire da Ostia ma non ne è tanto sicuro. Adesso, poi, salta fuori che lì non c’era una chiesa ma, figuriamoci, Aquisgrana col palazzo di Carlo Magno. E ora, a poca distanza, vogliono costruirci uno stabilimento che produce materiale plastico. Quanti fumi! Quelli degli storici di fantasia e quelli, pestilenziali, della chimica moderna!”.

“Lei, dunque,voleva votare”.
“Certo, il braccio me l’hanno tolto, ma la mente è ancora lucida”.

“Votare per chi?”
“Ero andato anche in curia, a farmi consigliare. Ma ho capito che lì non tirava aria giusta”.

“In che senso?”
“Beh, io non conoscevo né Carancini né Pistarelli, ma di una cosa ero convintissimo, cioè che un San Giuliano Ospitaliere non avrebbe mai potuto votare per uno schieramento con dentro la Lega Nord, un partito così tenacemente contrario all’ospitalità per i forestieri. Ma mi sono accorto che su questo argomento, in curia, hanno idee un po’ confuse”.

“Il cervo, i cavalli e i cani, là fuori, sono suoi?”
“Mi dipingono in questo modo e li lascio fare. Però, mi creda, io non ho mai posseduto un cervo. Niente corna, nella mia vita”.

“Mica vero. Fu proprio per una questione di corna che lei uccise i suoi genitori”.
“Mi sbagliai, me ne pentii amaramente e divenni santo proprio per la profonda sincerità del mio rimorso”.

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“Tuttavia questo episodio dimostra che lei ha un caratterino sin troppo facile alle esplosioni di collera”.
“Ho letto che molti commercianti vorrebbero riaprire Piazza della Libertà alle macchine. E non dovrei imbufalirmi? Dicono che nell’Ottocento ci entravano le carrozze. Ma che argomento è? I motori fanno rumore e appestano l’aria, mentre i cavalli, al massimo, possono creare analoghi problemi solo se non digeriscono bene e sono affetti da meteorismo addominale. Mah, speriamo in Carancini. Che però non mi sembra fermissimo sull’idea dell’isola pedonale”.

“In altri dipinti la si presenta accanto a una barca, col remo in mano, in veste di traghettatore”.
“Sul Chienti? A traghettare che cosa? Gli scarichi inquinanti delle fabbrichette? Via, signore, non diciamo sciocchezze”.

“Fra quattro mesi c’è la sua festa. Ci parteciperà?”
“No, riparto. Fra l’altro non so dove dormire. Mi sono rivolto a quelli che affittano camere agli studenti, ma vogliono troppi soldi. Eppure sono ferventi cattolici, come tutti a Macerata. Uno teneva appesa al muro una grande immagine di Padre Pio, mio recente collega, e, sotto, un lumino sempre acceso. Finalmente un buon cristiano, ho pensato. Bene, non le dico il prezzo per un letto. Naturalmente in nero”.

“Lei, insomma, ha deciso di andar via”.
“Sì. Ho capito che Macerata non ha bisogno di un vero patrono. Ne ha già tanti, con molto più potere di me, nei partiti, nelle logge, negli enti, nelle istituzioni. Io, caro signore, sono inutile”.

“Dove andrà?”
“In Spagna, in Francia, in Belgio, dovunque. Ci sarà pure qualcuno disposto ad ospitare l’Ospitaliere, no?”



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