Sacchi: “Carancini ha le mani legate,
Macerata sarà sempre più spenta”

LE INTERVISTE AI CONSIGLIERI COMUNALI - Seconda puntata

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Carancini-Sacchi

di Matteo Zallocco

Riccardo Sacchi, 39 anni, è stato il terzo più votato tra i nuovi consiglieri comunali dopo Massimiliano Sport Bianchini e Deborah Pantana.

Con 330 preferenze ha ottenuto un ottimo risultato personale.
“Sì sono molo lusingato perché in una competizione come questa con più di 550 candidati per un totale di circa 25.000 votanti al primo turno non era facile. E’ un risultato importante e ringrazio quanti mi hanno dato fiducia e hanno premiato il lavoro fatto in opposizione in questi anni, cosa più difficile rispetto a chi è in maggioranza. Ma io ho fatto politica tra le persone negli ultimi 5 anni e non solo in questi tre mesi prima delle elezioni”.

Però c’è chi sostiene che il Pdl non ha fatto una buona opposizione.
“Evidentemente visti i voti del partito e i risultati del candidato sindaco queste persone sono lontane dal vero. E’ stata una provocazione usata ad arte dal Comitato Menghi che invece non è stato premiato dal risultato elettorale. Li smentisco con i numeri: solo il sottoscritto ha presentato 80-90 mozioni, ordini del giorno e interpellanze e tra tutti i nostri consiglieri si parla di più di 200 atti. Andrebbe rispettato il lavoro di tutti”.

Credeva nella vittoria di Pistarelli al ballottaggio e come ha preso questa sconfitta per soli 126 voti?
“Io credevo fermamente, nonostante il risultato del primo turno, che si potesse vincere perché in città sentivo e sento ancora un grandissimo malcontento. Poi quando si perde per una percentuale dello 0,3 si può dire tutto, cercare cause ovunque ma la verità è che noi siamo stati sfortunati e Carancini è stato fortunatissimo, proprio come alle primarie del centro sinistra quando superò Bianchini per pochi voti”.

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Cosa cambierà secondo lei da Giorgio Meschini a Romano Carancini?
“Penso che non cambierà nulla, anzi ci sarà un peggioramento. Ho visto che le persone che festeggiavano nelle prime ore la vittoria erano le stesse facce che governano Macerata da 30 anni come Ciaffi, Pambianchi  e Meschini, oltre a quasi tutti i consiglieri e gli assessori uscenti.
Quando invecchi nell’amministrare la città non puoi certo migliorare, questa è una maggioranza rappresentata da quasi tutte persone che hanno già governato, hanno le mani legate e non possono portare nulla di nuovo. Noi eravamo la vera alternativa. Nelle stanze dei bottoni ci sono sempre gli stessi e per questo sono molto pessimista. Lo stesso Carancini è stato il capogruppo del Pd in Consiglio,  anche se vorrà non riuscirà a dare un colpo d’ala. Sull’aspetto umano non lo discuto, ma dal punto di vista politico è ingessato in vecchie logiche a meno che non voglia rischiare di cadere dopo quattro mesi”.

E come si comporterà lei e il suo partito ?
“Come mi sono sempre comportato e spero di fare sempre meglio, con un’opposizione presente, propositiva e costante ma molto dura, senza alcuno sconto. Vorrei anche sottolineare che il Pdl resta il primo partito di Macerata perché ai nostri vanno sommati i voti di Macerata  è nel cuore e della Lista Conti che hanno tutte persone iscritte al Pdl. Con questa somma siamo tra il 33 e il 34 %”.

Cosa serve a Macerata?
“Serve quello che ci sarebbe stato con la nostra vittoria e non ci sarà: un salto in avanti, una botta di vita, più entusiasmo e qui concordo pienamente con l’omelia di San Giuliano del vescovo quando disse che questa città si è accasciata”.

Nella foto in alto: Riccardo Sacchi stringe la mano a Romano Carancini subito dopo il risultato definitivo delle elezioni comunali.


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