L’Udc è a un bivio:
stand by con il Pd
Lavori in corso verso le Regionali
di Maurizio Verdenelli
Pd-Udc insieme alla Regione alle elezioni di marzo: la trattativa pare subire in queste ore un imprevisto stand by. Toccherà aspettare la prossima settimana (martedì o mercoledì) per poter osservare di che colore sarà la fumata destinata a salire sul comignolo di questa laboriosa trattativa che sin dall’inizio ha attirato per intero l’attenzione del mondo politico marchigiano. Il nodo è sempre quello, il paletto che il segretario regionale Udc, Antonio Pettinari, ha posto all’input giunto da Roma: trattare con il Pd, anzi “con Gian Mario Spacca, che ha principi e valori democratici cristiani, che sono anche i nostri” ha puntualizzato giovedì il segretario nazionale Lorenzo Cesa davanti ad un nugolo di taccuini aperti e di telecamere in azione, in Provincia a Macerata.
Il paletto posto da Pettinari cui il semplice termine “Comunismo” dà l’orticaria, è questo: mai con Rifondazione e con il Pdci. I due partiti a mollare proprio non se la sentono, per dirla eufemisticamente. Così il problema del pass all’Udc nella coalizione di centrosinistra è diventato più spinoso del previsto.
Se non con Spacca, con chi? Il partito di Pierferdy Casini andrà a quel punto da solo come in altre regioni italiane? L’ipotesi non pare tuttavia molto accreditata, allora c’è da credere in un’inversione ad U nelle prospettive di coalizione da parte dell’Unione di Centro se dalla prossima settimana dal comignolo di Ucchielli che di nome fa Palmiro (un destino imposto anagraficamente dal padre, togliattiano di ferro) salirà la fatidica fumata nera riempiendo contemporaneamente di letizia il cuore fino ad oggi rassegnato dell’on. Ceroni, coordinatore regionale del Pdl.
In ogni caso chi farà parte della pattuglia dei candidati maceratesi Udc alla Regione? Di sicuro il consigliere uscente Leonardo Lippi e il sen. Luca Marconi, forse il capogruppo in Provincia Augusto Ciampechini e lo stesso Pettinari.
Chi è certo dell’alleanza “già fatta” in Regione con l’Udc è il leader dell’Italia dei Valori, on. David Favia. Che anzi ha dato, nella conferenza stampa maceratese al caffè Venanzetti, per probabile l’alleanza con lo stesso partito alle prossime comunali. Una speranza, più verosimilmente, che il candidato sindaco Romano Carancini (che per lo stesso Favia è già “sindaco”) ha recepito assentendo compiaciuto. L’Idv, presente anche con il coordinatore provinciale Leonardo Virgili, Paola Giorgi e Guido Garufi all’incontro con la stampa, ha puntato nel presentare il proprio programma su Cultura ed Ambiente. Favia ha auspicato, a proposito del Piano casa, una riduzione dell’occupazione di territorio. Un segnale di discontinuità con l’amministrazione Meschini che Carancini –convinto assertore di piste ciclabili sull’esempio mirabile di quella che congiunge San Candido con l’austriaca Lienz- ha detto di “sì”. E che certamente in passato “scelte migliori potevano essere fatte”. Carancini –che ha un passato da difensore nel Tolentino calcio- non ha esitato infine a dare un bel 6,5 in pagella alla giunta uscente.
“Ma quale cementificazione?!” aveva detto il giorno prima lo stesso Giorgio Meschini. “Il Prg è stato pensato nell’81 e varato nel ’95: e solo adesso si attua. Certo, per quanto riguarda ad esempio Molino Vignati, ho dovuto recepire osservazioni anche da parte di mia moglie che a sua volta l’aveva recepite dalla madre, epperò noi ci siamo attenuti alle regole…”.
Se Carancini gli ha dato la sufficienza piena, l’impressione degli osservatori al suo bilancio di fine mandato è che il sindaco implicitamente si sia voluto dare un bel 10. Certamente per la tenuta e la coesione della giunta, in due mandati consecutivi. Peccato per quel forfait al 91’ che per un ex arbitro come Meschini è un po’ uno smacco. Parliamo del caso del vicesindaco Lorenzo Marconi che non ha voluto farsi la foto di gruppo dopo tanti brindisi e pasticcini by “Pierino”. Un bel 10 anche per la durata dell’amministrazione: “10 anni! secondo solo in questa graduatoria ad Otello Perugini”. Per la verità, da cronisti iperscettici, chi scrive insieme con il collega Giuseppe Porzi (“Corriere Adriatico”) è andato a consultare l’elenco dei primi cittadini maceratesi affisso in un bel quadro a Palazzo. Un elenco aperto nel 1860 dal conte Tommaso Lauri. Nella bella sequenza di nomi anche chi ha avuto l’onore di una via: oltre al Lauri, anche Ghino Valenti ed altri ancora. Ma sì, Giorgio, per durata viene effettivamente subito dopo il mitico “sindaco delle fontane”: il sopraccitato Perugini. Così quando Meschini ci sorprende a consultare l’araldico albo, gli dico scherzando: “Bisognerebbe intitolarti una via, o meglio un viale, meglio ancora una circonvallazione data la lunghezza dell’incarico”. E lui: “Per questo occorre che uno sia morto almeno da 10 anni: c’è la norma. Però non esistono veri e propri ostacoli: basta chiedere una dispensa. Così è andata per Sesto Americo Luchetti”.
Fatti i debiti scongiuri (e che lui, ancora molto giovane, viva altri 100 anni!) l’unica targa cui Giorgio aspira, uscito dal Comune, è dichiaratamente all’Arpam- Auguri, naturalmente!
Nelle foto: dall’alto, Antonio Pettinari, Palmiro Ucchielli e Giorgio Meschini.



Diciamola tutta, senza nasconderci sempre dietro al dito, soprattutto quando chi cerca di nascondersi è, oggettivamente, molto più ingombrante del dito stesso.
Se dobbiamo dirla, diciamola tutta….
Sarà pure che il PRG è dell’1981 e varato nel 1995 ma ci sarebbe anche da aggiungere che è stato (prima, durante e dopo) infarcito e mescolato con varianti, minitematiche, cambiamenti di destinazioni, stralci, ecc. ecc. tanto che di quel PRG regolatore originario è rimasto ben poco…..
Ovvio che il candidato sindaco del centrosinistra Carancini (che è stato consigliere e capogruppo negli ultimi 10 anni) non faccia che autoglorificarsi in chiave elettorale, così come, ovvio che il candidato del centrodestra Pistareli (assente dalla città per 10 anni e completamente disinteressato a quelo che accadeva, tanto che deve fare degli incontri per chiedere alla popolazione cosa succede e cosa non va) imposti tutta la sua campagna elettorale sul fatto che tutto è stato fatto male.
Un pò meno ovvio invece che il sindaco uscente, pubblicamente e ripetutamente, indichi la ricollocazione (stipendiata) presso un’alto Ente Pubblico.
Palmiro…un nome imposto dal padre “togliattiano” di ferro.
Mio figlio si chiama Enrico, in memoria e in onore di un grande comunista.
Mi auguro soltanto che il mio bambino non si comporti in futuro come il figlio del “togliattiano” di ferro.
Tutto qui.
Chi vuol capire capisca.