Maulo: “Il segno della croce
o lo strumento della croce?”
Da Gian Mario Maulo, presidente del Consiglio comunale di Macerata:
“La Costituzione italiana, ispirata ad una laicità positiva, rispetta radici storiche, diversità di culture e orienta verso una convivenza tollerante ed accogliente, che integra e valorizza le identità. Oggi si oscilla fra riflussi confessionali e fughe verso l’indifferentismo..
Le diversità culturali, etniche, religiose, infatti, sono per il paese una ricchezza ma anche un problema: la soluzione non è l’omologazione, o la vittoria della cultura maggioritaria, o la riduzione delle diversità alla sfera privata., ma la libertà positiva di vita religiosa pubblica e privata. La sentenza di Strasburgo, motivata da un rispetto della laicità molto simile all’indifferenza di Stato, tipica del razionalismo illuminista, in realtà riduce le diversità culturali e storiche alla sfera privata e considera i segni religiosi come segni ideologici da far regredire alla sfera privata. La logica conseguenza sarebbe la cancellazione di ogni segno di origini cristiane: domeniche, Natale, Pasqua, segni pubblici architettonici del Cristianesimo stratificati nella storia civile bimillenaria del nostro continente. La Francia illuminista di Chirac si è limitata a proibire l’esibizione di segni esteriori vistosi per misura (vestiti, segni sul corpo, crocifissi…) in un momento in cui essi venivano usati come strumenti di lotta identitaria..
Ma la lotta per difendere il crocifisso oggi sembra altrettanto identitaria, molto confessionale, anzi ideologica e strumentale: chi raccoglie firme sotto la scritta ‘giù le mani dai nostri crocifissi’ strumentalizza la croce, fa una crociata che usa la religione a scopi politici, mentre provoca la via crucis di persone respinte in Africa ad essere torturate e a morire nel deserto, riduce le risorse per l’ handicap nelle scuole, fa l’operazione ‘White Christmas’ per cacciare le persone di colore, approva leggi contro la parità dei diritti umani alla salute, all’istruzione, all’asilo, all’accesso ai servizi sociali, conferisce l’‘ambrogino d’oro’ al gruppo che scova i clandestini a Milano, si esibisce in processioni e abluzioni rituali al dio Po, vanta liturgie celtiche. I cristiani non hanno mai voluto confondere Cristo nel pantheon degli dei, nell’indifferentismo di Stato, ma non possono neppure imporlo come simbolo della maggioranza, tanto meno identificarlo col potere dominante: sarebbe svuotare di senso lo scandalo della croce, la sua forza profetica. A volte purtroppo in nome della croce sono state crocifisse le persone: crociate, persecuzioni, roghi, battesimi forzati, colonialismi religiosi spacciati per missione. La croce non si può mettere sulle lance, sui cannoni o sugli aerei da combattimento, ma neppure usarla come strumento identitario e ideologico di maggioranze culturali: la fine dell’epoca costantiniana significa la fine dell’alleanza del potere spirituale col temporale, dell’identificazione della Chiesa con la cosiddetta ‘cristianita’, la fine della Chiesa di massa e della concezione dell’Occidente come cittadella della fede cristiana ridotta a cultura, la fine del Cristianesimo convenzionale e sociologico inteso come ambito cristiano ovvio, scontato, indiscutibile, identificato con le strutture civili, la fine del privilegio come via della missione. Il primato del Vangelo, della Parola di Dio, della scelta personale di fede e della via della testimonianza nell’annuncio e nella missione, senza sostegni estrinseci giuridici o politici, rimette al centro il mistero pasquale, il crocifisso come segno, non come strumento culturale e sociologico. o come simbolo maggioritario da usare per contarsi e per contare. L’uso strumentale della croce richiama e giustifica l’uso strumentale della mezzaluna! Intolleranza giustifica intolleranza.
La laicità positiva, invece, valorizza le diversità: nelle scuole educhiamo alla INTERCULTURALITA’, che rispetta le tradizioni di ogni gruppo e promuove la conoscenza reciproca fra le ricchezze etniche, culturali, religiose di tutti: una laicità accogliente che fa delle diversità un valore per il dialogo e la conoscenza reciproca nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi della vita civile. Accoglienza, integrazione, interculturalità, inculturazione: Padre Matteo Ricci e l Concilio Vaticano II insegnano. L’accoglienza è nel DNA dei cristiani”.

Eccone un altro che si diverte a modificare i significati delle parole sulle orme della neolingua orwelliana. Dopo l’inesistente distinzione tra laicità e laicismo, la “sana laicità” e la “laicità positiva” ora arriva anche la “libertà positiva”.
Già! E che dire dell'”indifferentismo”?
Che bei neologismi del cattolico-praticante-moderno.
E mi piace tanto anche tutti questi che si battono il petto pubblicamente (sopratutto se c’è un pubblico ad applaudirli) e gridano ai 4 venti quanto sono dei buoni cristiani e quato Dio sia con loro.