Il Consiglio comunale di Macerata
approva due atti a tutela del crocifisso
La solidarietà con la popolazione di Haiti ha caratterizzato il Consiglio comunale di Macerata riunitosi ieri pomeriggio. I consiglieri hanno deciso, infatti, di devolvere il gettone di presenza all’Unicef per iniziative in favore dei bambini vittime del tremendo terremoto che ha colpito quella terra.
Il consiglio comunale ha poi approvato la delibera relativa al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, cui si farà fronte con i residui di gestione. Si tratta di circa 5.900 euro derivanti da sentenze del giudice di pace in cause contro multe elevate dai vigili urbani per le quali in Comune dovrà pagare le spese legali. Votazione unanime del consiglio con l’astensione di Claudio Carbonari (Pdl).
Con 21 voti a favore, 4 astensioni (Pdl) e 1 voto contrario (Uliano Salvatori- Gruppo Misto) sono state approvate alcune correzioni progettuali al PCDL 2 del piano Casa ed il relativo schema di convenzione con le ditte Pletti srl Unipersonale e Società cooperativa Selene. Via libera pure ad un’altra delibera, proposta dall’assessore e vice sindaco Mauro Compagnucci, relativa alla variante del Prg in zona Borgo san Giuliano, oggetto di un piano di recupero di iniziativa privata a fronte del quale il privato cede gratuitamente al Comune un’area destinata dal PRG a verde pubblico, realizzandovi anche le opere di sistemazione per la fruibilità pubblica. Vengono anche rivisti i perimetri di una vecchia zona di recupero prevedendone un’altra denominata Z20. A favore della delibera oltre ai gruppi di maggioranza, l’Udc e Claudio Carbonari del Pdl, astenuti Pdl e Gruppo Misto.
Ritirata la delibera relativa alla donazione al Comune da parte dei Lions Club della scultura della rotatoria di via Roma e rinviata a domani quella relativa alla donazione di una scultura in pietra da sistemare in piaggia della Torre, il Consiglio è passato alla discussione di due atti relativi alla sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sui crocefissi nelle aule scolastiche che costituirebbero una violazione alla libertà di religione. La mozione della consigliera Deborah Pantana (Pdl) ed un ordine del giorno del consigliere Ivano Tacconi (Udc) sollecitano il consiglio e la giunta a intraprendere iniziative di tutela della tradizione culturale e religiosa e sostenere il ricorso contro la sentenza. I due atti sono stati approvati a maggioranza, con il voto contrario di Rifondazione comunista, Comunisti Italiani e l’astensione del sindaco e dei consiglieri di Sinistra e Libertà.
Nel dibattito sono intervenuti, oltre ai proponenti, Placido Munafò e Anna Menghi (gruppo Menghi). Il primo ha sottolineato come il nostro paese sia multirazziale ma non multiculturale, facendo riferimento ad una cultura e tradizione che non si possono certo rinnegare, pur non condividendo l’impostazione dei documenti all’esame. Per Anna Menghi la sentenza di Strasburgo chiama tutti, in particolare la politica, ad un risveglio sul ruolo e le responsabilità del cattolici. Il sindaco Giorgio Meschini ha definito quella contro il crocefisso una battaglia sconcertante da un lato, mentre dall’altro ha stigmatizzato un uso strumentale della difesa del crocifisso ad opera di una parte politica. Dello stesso avviso anche il presidente del consiglio Giammario Maulo, per il quale il simbolo della croce non deve divenire uno strumento ideologico in una società pluralistica ed accogliente, condannando chi strumentalizza la religione promuovendo “crociate” in difesa del crocifisso mentre si macchia di nuove crocifissioni, ha detto citando le questioni immigrazione, discriminazioni e ragazzi costretti in classi separate. Intervenuti anche Reinhard Sauer (RC) che ha stigmatizzato un dibattito che fa dell’integralismo un culto e che non va ridotto ad una questione di fede, Uliano Salvatori (Gruppo misto) la sentenza nega le nostre radici cristiane, Pierfrancesco Castiglioni (Pdl) per il quale sulla difesa delle radici della nostra patria non c’è da abbassare la guardia. La mozione ed ordine del giorno sono stati approvati a maggioranza, contrari Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, astenuti i consiglieri di Sinistra e Libertà ed il sindaco.

La sentenza è di inizio novembre 2009…
La discusisone, invece, viene portata in Consiglio a fine gennaio 2010 (cioè quasi 2 mesi dopo)….
Se veramente si voleva difendere le nostre sacre radici cristiane (ed era “così importante” difenderle) si sarebbero dovute/potute difendrle subito, in un qualche Consiglio precedente, in cui si poteva dibattere “a caldo”, quando la notizia era su tutti i giornali…..
Invece la polemica strumentale viene tirata fuori “a freddo”, lasciando passare quasi 2 mesi e quando anche i giornali l’avevano oramai gettata nel dimenticatoio perchè era una polemica costruita sul nulla…..
Ed in questa polemica maceratese, creata fuori tempo massimo a tavolino, resta difficile non sorridere al cumulo di imbecillità, interpretazioni astruse, ridicole difese di ufficio (sperando evidentemente in un pass sovraterreno per il paradiso), acqua calda contrabbandata come specialissimo minestrone, ipocrite richiami a radici.
Probabilmente quasi nessuno si è letto la sentenza di Strasburgo (perchè leggere prende tempo e poi capire e comprendere costa fatica) poichè non sta scritto da nessuna parte che, con la sentenza, si vogliono negare eventuali tradizioni o che si voglia negare eventuali libertà religiose… Ma è tutto l’opposto.
Giocando sul fatto che almeno il 90% della popolazione maceratese, di quella sentenza, sa poco nulla (e gli frega ancora meno) si costruisce a tavolino una bella polemicuccia di bassissima lega, si invocano le sacre tradizioni cristiane, ci si fa belli agli occhi del mondo cattolico (soprattutto quello più bigotto) e si spera di incassare almeno un benevolo sorriso dalla curia (sorriso che possa poi, eventualmente, trasformarsi in qualche manciata di voti in più alle prossime elezioni).
Il sign. Cerasi come altri non sanno di cosa stanno parlando e improvvisano proponendosi come sapientoni, ma per farlo bisogna essere informati sull’argomento che ora tento di spiegare. Personalmente non ho partecipato volutamente al voto per queste motivazioni:
1) la signora italo fillandese che ha presentato ricorso alla Corte Europea è una appartenente alla cosiddetta associazione atei, agonistici razionalisti, che hanno ben poco di razionale perché se si è atei non vedo quale fastidio dia il Crocefisso e quale senzo abbia mettere cartelloni pubblicitari in cui si dice che Dio non esiste, vestendo così i panni di una nuova religione (contraddizione in termini) e dico questo da Ateo che non si sente rappresentato da detta associazione, ma studioso di teologia perché mi piace mettermi in discussione;
2) Il vero credente non deve avere nessun problema sul fatto che il Crocefisso sia esposto o meno che il messaggio di Gesù cristo così come ci è stato trasmesso dai Vangeli è di amore e solidarietà;
3) La questione sociale è che il popolo italiano ha una sua tradizione che prescinde dal Vangello, ma che gli appartiene per cultura e storia, quelle cose che per intenderci identificano un Popolo e nella sua tradizione legittimamente ci sono anche i simboli Cristiani. Tutti noi da bambini siamo andati a scuola con in classe affisso il Crocefisso, tutti noi abbiamo convissuto con la tradizione cattolica (almeno, statisticamente parlando in larga maggioranza), per cui non è accettabile l’imposizione di annullare, per volere di una piccola maggioranza, i simboli che ci identificano e che fanno parte della nostra storia.
Per questi motivi, personalmente non condivido la rimozione del crocefisso, perché personalmente non mi da affatto fastidio, ma nel contempo non condivido la strumentalizzazione del Crocefisso da chi si professa Cattolico non conoscendo il vero senso di questo termine.
P.S. Il Sindaco si è astenuto come i Consiglieri di Sinistra e Libertà, hanno votato contro i consiglieri di RC e del PdC, tutti gli atri hanno votato a favore della mozione
Siccome nel Vangelo c’è solo un “ambito” dichiaratamente contrario alla predicazione, per bocca dello stesso Gesù Cristo, credo che il problema non stia tanto nel crocifisso sì-crocifisso no, quanto nel dissidio “O Dio o mammona”. Sull’argomento di mammona, in effetti, è sempre molto formativo vedere come cambiano i presupposti tanto dei dichiarati cattolici quanto dei dichiarati laici…
Egr. sig, Munafò non è la prima volta che repica scrivendo fischi per fiaschi (e facendo ridicole e infantili polemiche di aria strafritta) in quanto il suo intervento, con quanto avevo scritto io, NON c’entra assolutissimissimissamente nulla.
Egr. sign. Cerasi lei parlava che il 90% dei maceratesi sa poco o nulla della sentenza della corte europea, come Lei credo, e le ho risposto, a buon intenditore poche parole (P.S. mi dica dove ha preso tale statistica)
Lei, caro sig. Munafò, ha semplicemente usato il pretesto del ricorso (e NON la sentenza: sono due cose diverse, le ricordo) per lanciarsi in una analisi pseudo culturale al solo scopo di parlarsi addosso e di attaccarmi sull’aria fritta.
A suo uso (così può almeno superficialmente informarsi) le riporto qualche link
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html
http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_03/crocifisso-aule-scolastiche-sentenza-corte-europea-diritti-uomo_e42aa63a-c862-11de-b35b-00144f02aabc.shtml
http://www.agi.it/news/notizie/200911031423-cro-rt11143-crocifisso_politici_divisi_su_sentenza_strasburgo
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=79029&sez=HOME_INITALIA
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3945088068
La differenza tra me e lei caro Cerasi è che io parlo chiaro lei no. Non ho bisogno della psudocultura tratta dai limk di internet perché ho una cultura basata su bibliografie più autorevoli, per sua conoscenza frequento e studio all’università teologica, perché le ripeto io mi metto in discussione.
Visti i risultati in provincia non mi sorprendo di questi risultati in comune, mi consola, solo parzialmente, che almeno ci sia stato qualcuno che abbia votato contro.
Colgo l’occasione per rispondere al signor Placido sui 3 punti da lui sollevati nel commento n°2
1) Come l’amico Massimo e la sua consorte Soile posso vantarmi di essere iscritto all’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) (da circa 10 anni) ed avendo seguito tutti i passaggi giudizari della vicenda sin dall’inizio so di cosa stiamo parlando. La questione non è se dia o meno fastidio la vista del crocifisso (personalmente vederne uno, sebbene lo consideri un simbolo di distruzione e morte per i crimini compiuti nel corso della storia in suo nome, mi lascia totalmente indifferente e ci sono anche simboli religiosi in casa mia, ovviamente non affissi da me, di cui non mi curo minimamente), questione per altro assai soggettiva; la questione è che uno stato laico, per definizione, deve essere e mostrarsi il più possibile equidistante dalle libere (e non imposte) scelte religiose (o areligiose) dei propri cittadini e pertanto non può favorire così smaccatamente una confessione religiosa (vieppiù se già di maggioranza), imponendo l’esposizione dei suoi simboli nei luoghi pubblici, a scapito delle altre visioni del mondo. La campagna dei cartelloni pubblicitari doveva servire semplicemente a far conoscere l’associazione, ma a posteriori possiamo dire che ha avuto, alla luce delle censure a cui è stata sottoposta, anche l’utilità di evidenziare il deficit di laicità e la mancanza di piena libertà di pensiero che affliggono questo paese. L’UAAR non ha la pretesa di rappresentare tutti gli atei (quindi prendo atto che non ti rappresenta); del resto, a differenza di quanto fa la chiesa cattolica con i neonati, non iscriviamo nessuno che non lo richieda espressamente alla nostra associazione.
2) Concordo sul fatto che un credente non dovrebbe farsi un problema se il crocifisso non viene esposto, ma non mi sembra che questa sia stata la reazione delle masse cattoliche.
3) L’argomento della tradizione non significa assolutamente nulla. Le pareti degli edifici istituzionali, delle scuole, ecc… non sono posti in cui appendere simboli delle nostre tradizioni (perché non appendere una bella pizza margherita, allora?), ma sono luoghi di tutti e che in quanto tali dovrebbero restare il più possibile neutri. E nessuno vuole cancellare alcunché visto che non si sta parlando né degli edifici di culto, né di luoghi privati aperti al pubblico, né di quello che ognuno è libero di indossare nei luoghi pubblici.
Non condivido tutto quello che asserisce il sign. Giacomo in qualità di affiliato all’associazione Unione Atei ed Agnostici Razionalisti. Infatti si pone il problema del rapporto tra politica e religione. Premetto che nessun politico può essere legittimato dalla religione e che la religione non può essere legittimata dalla politica, la questione posta è quella della laicità da intendersi come convivenza. Su tale aspetto il sign. Giacomo e la sua associazione risolve il problema ispirandosi al “modello francese” che fa della laicità un’azione volta a spingere l’esperienza della fede come fatto privato e lontana dal pubblico, nel senso che la manifestazione delle fede non è di interesse pubblico. L’errore è questo perché per il credente (credo la maggior parte degli italiani), l’esperienza della fede non può essere rinchiusa in un’esperienza privata. Tale modello si contrappone poi a quello italiano basato sulla pari opportunità che vede un’indifferenza dello stato nei confronti del legame sociale perché questo può essere messo in crisi. Il modello, il terzo, che dovrebbe ispirare i cattolici è quellodell’incontro intendendo la laicità come sentire e farsi capire, la laicità come una sorta di piazza intesa come luogo di incontro. Premesso questo il Cristianesimo, ed qui l’errore che viene fatto da molti cattolici, non coincide con nessuna nazione e questo spiega perché le Sacre Scritture non hanno una lingua privilegiata. Il Cristianesimo non è una “religione civile” che si identifica con una nazione come accade negli USA
La differenza tra me e lei caro Cerasi bla bla bla bla bla bla…….
Anche un ignorante avrebbe capito che i cartelloni del’ UAAR erano soltanto una forma di marketing.
Così come tutti hanno capito che lei fa polemica, su tutto e su tutti, soltanto per avere uno spazio pubblicitario per le prossime elezioni.
Così come tutti hanno capito l’astio che lei prova nei confronti di tutti coloro che non riconoscono quanto lei sia istruito, disinteressato, logico, colto, amante di Macerata, competente, simpatico, saggio, pragmatico, onesto, laico-religioso, altruista, abile politico, ecc. ecc. ecc……
Propongo, per soddisfare il suo incredibile ego e i suoi pomposi sofismi, una Piazza Munafò – Statista
Caro Cerasi se non ha argomenti eviti di scrivere, è un consiglio che le do perchè le magre figure, forse dettate da un’astio profondo, le fa lei, è un consiglio che le do perchè lei mi è assolutamente indifefrente per quello che scrive e come si comporta. Le ripeto non voglio perdere tempo con lei reputandola una persona poco interessante.
Caro Cerasi, bla bla, bla bla, bla bla bla…..
Forse non si è accorto ma è lei che si parla sempre addosso, cerca visibilità in ogni modo e che interviene sempre (spesso a sproposito e spesso condendo i suoi interventi con insulti gratuiti, al limite della diffamazione) per dire quanto lei “sia unico, solo, grandissimo e fico”.
Allora sia conseguente e non perda tempo: mi ignori.
Ci farà sicuramente più bella figura