L’omelia del Vescovo:
“Macerata si risvegli”

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Riportiamo di seguito il testo integrale dell’Omelia che Monsignor Claudio Giuliodori, Vescovo della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, ha rivolto ieri alla città di Macerata nel corso della Celebrazione Eucaristica per la festa del patrono San Giuliano Ospitaliere.

Saluto tutti coloro che partecipano a questa Solenne Celebrazione Eucaristica, tutto il popolo santo di Dio che vive in Macerata, i sacerdoti concelebranti, i diaconi e, in particolare, trattandosi della celebrazione in onore del patrono della Città, le autorità civili e le autorità militari presenti. Un saluto anche a tutti coloro che ci seguono attraverso il collegamento radiofonico. La ricorrenza della Festa patronale di San Giuliano mi offre l’occasione, come pastore, per rivolgere un discorso alla Città condividendo con tutti i cittadini riflessioni, preoccupazioni e speranze che porto nel cuore.

Abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dal Siràcide, un invito che ci colpisce in modo particolare: “Voi che temete il Signore, confidate in  lui; il vostro salario non verrà meno” (Sir 2, 8). Ci conforta ascoltare queste parole mentre affrontiamo trepidanti una delicata situazione di crisi economica che sta investendo anche il nostro territorio. Alla ripresa delle attività produttive, dopo la pausa estiva, ci domandiamo quanto durerà ancora questo stato di incertezza e quando arriveranno i tanto attesi segnali di inversione di tendenza. Ci rivolgiamo al nostro Patrono San Giuliano presentando le ansie e le attese di una popolazione seria e laboriosa che si trova a fare i conti con gli effetti destabilizzanti di uno tsunami economico causato da operazioni spregiudicate, e per certi versi al limite del criminale. Il sistema finanziario è stato colpito da un virus devastante generato dall’ingordigia di alcuni operatori finanziari. Il miraggio di guadagni facili per tutti ha inquinato profondamente il sistema finanziario finendo per ripercuotersi pesantemente sull’economia reale che già stava vivendo, non senza tensioni e difficoltà, il delicato e complesso processo di globalizzazione.

In questo momento di grande e diffusa difficoltà che sta mettendo a dura prova il sistema produttivo del nostro Paese e sta tenendo con il fiato sospeso tante famiglie, dobbiamo anche riconoscere che il nostro territorio ha le condizioni e le risorse per attutire gli effetti della crisi e per prepararsi ad affrontare le situazioni future che, ci auguriamo, possano essere quanto prima contrassegnate da elementi concreti di ripresa e di reale sviluppo. La struttura sostanzialmente sana e solida delle nostre imprese, la capacità di adattamento e di riconversione di tante realtà produttive medio piccole, le relazioni oneste e costruttive, basate sulla fiducia e sulla responsabilità, che fanno delle nostre aziende delle vere famiglie, il rapporto sostanzialmente positivo e sinergico tra amministrazioni, istituti di credito e imprese, sono tutti fattori che offrono al nostro territorio maggiori possibilità di resistere all’urto della crisi e soprattutto di prepararsi ad intercettare le opportunità di nuovo sviluppo.

Proprio in considerazione della “complessità e gravità dell’attuale situazione economica” che giustamente ci preoccupa Benedetto XVI nella recente Enciclica Caritas in veritate ci invita ad “assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore”. La crisi ci obbliga a “riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente”. (cf Benedetto XVI Caritas in veritate, n. 21). Questo può essere un tempo propizio per rivedere i nostri stili di vita, per rinsaldare i vincoli sociali anche grazie ad azioni solidaristiche e a forma agevolate di credito, per far crescere collaborazioni e sinergie, per ripensare in modo moderno e dinamico l’impresa valorizzando le professionalità acquisite, le eccellenze e le opportunità offerte dalla globalizzazione. Se affrontata insieme la crisi farà meno paura e se sapremo metterci in gioco con coraggio e onestà certamente il sereno non tarderà ad arrivare.

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Celebrare la Festa del Patrono significa interrogarsi anche sullo stato di salute della nostra amata città di Macerata. Nella seconda lettura abbiamo ascoltato l’invito di San Pietro: “Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” (1Pt 4, 10). La città è di tutti e tutti siamo chiamati a contribuire alla sua crescita, ciascuno secondo i doni ricevuti e le proprie responsabilità. Macerata è una città certamente ricca di storia e di tradizione, dotata di notevoli risorse culturali, sociali ed economiche ma per molti versi appare sorniona e stanca quasi fosse fiaccata e assopita, come attraversata da un malessere interiore. L’assopimento sembra derivare per un verso da un certo adagiarsi su una posizione di rendita come capoluogo della Provincia e dall’altro dalla mancanza di un orientamento chiaro e deciso che ne definisca le coordinate di sviluppo e di crescita.

Riguardo al primo punto, tra i segnali che evidenziano il rischio di adagiarsi e di vivere di rendita devono essere segnalate in primo luogo le difficoltà che la Città incontra nel dare risposte alla sua spiccata vocazione culturale. Ne è prova la non del tutto compiuta accoglienza e integrazione dell’Università degli Studi di Macerata nel tessuto cittadino. Le straordinarie potenzialità scientifiche e formative della nostra Università, ampiamente riconosciute da tutte le indagini nazionali, sebbene l’Ateneo di recente sia stato oggetto di una valutazione penalizzante e per molti versi incomprensibile, costituiscono una delle principali risorse per lo sviluppo della Città.

Necessita inoltre di maggiore slancio e impegno il piano di recupero e di valorizzazione dei beni architettonici e artistici della Città, secondo l’idea, ampiamente condivisa di un sistema museale diffuso che sia riflesso dell’esperienza viva della città e non solo circuito conservativo dei beni. Le riflessioni promosse su questo versante da diversi Enti e in particolare dalla Camera di Commercio, che risulta essere tra i soggetti più attivi e dinamici nel ricercare il bene del nostro territorio, sono certamente segnali positivi che vanno sostenuti e incoraggiati. Ci consola e ci incoraggia, comunque, la notizia che finalmente, grazie all’impegno convergente di tutte le istituzioni, potranno essere avviati a breve i lavori per il restauro della Chiesa di San Filippo, gioiello di arte e di fede.

Certamente le iniziative cresciute in questi ultimi anni attorno alla struttura dello Sferisterio, peculiarità architettonica ed emblema del genio maceratese, hanno dato prestigio e visibilità alla Città ma molto di più è possibile fare dal punto di vista dell’integrazione con il sistema turistico per la promozione di tutto il territorio, valorizzando al meglio anche quelle preziose risorse finanziarie e le molteplici iniziative messe in campo da Fondazioni, Enti e Mecenati.

San Giuliano Ospitaliere ci ricorda, soprattutto, la vocazione della nostra Città all’accoglienza e alla solidarietà. Gli immigrati presenti in modo consistente sul nostro territorio (7-8 % della popolazione) sono sostanzialmente ben accolti anche se non mancano pregiudizi e diffidenze. Particolare gratitudine poi dobbiamo alle tante badanti che assistono i nostri cari anziani o malati. Anche questo incontro tra tradizioni, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, costituisce un profilo importante del futuro culturale e sociale della nostra Città che va studiato e adeguatamente sostenuto. Da uno sguardo sospettoso e teso allo sfruttamento dobbiamo passare ad un atteggiamento di benevolenza e di accoglienza che renderà più agevole anche il rispetto delle leggi che regolano ingresso e soggiorno degli immigrati. Non possiamo dimenticarci dei più poveri e di coloro che vivono ai margini della nostra società. Sono spesso invisibili, ma non sono pochi, basta pensare che ogni giorno il nostro Centro di Ascolto Caritas distribuisce in media 25 pasti che per 365 giorni fanno oltre 9.000 pasti all’anno, a cui si aggiungono alcune migliaia di pacchi distribuiti da associazioni e parrocchie. Sono poveri della nostra Città, non possiamo far finta di non vederli. Così come non ci dimentichiamo dello straordinario lavoro si accoglienza verso i minori curato dalle diverse comunità presenti nel nostro territorio o verso i diversamente abili, grazie alle numerose associazioni che operano con grande generosità in questo settore. Dobbiamo anche essere orgogliosi di come lo spirito di San Giuliano opera nella nostra Città, basta guardare al pullulare di associazioni culturali e di volontariato, sebbene anche questa ricchezza umana potrebbe essere più apprezzata e meglio valorizzata.

Riguardo al secondo punto causa di un certo assopimento della nostra Città mi sembra di poter rilevare la mancanza delle coordinate di grande respiro che possano garantire un serio ed efficace sviluppo. Una prima direttrice di orientamento che ci deve guidare nel risvegliarci è quella verticale, ossia spirituale. Vale anche per noi oggi l’invito di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12, 35).

Permettetemi di dire con affetto: “Cara Macerata, Città di Maria e terra di San Giuliano, ritrova la tua spiccata sensibilità religiosa, lo slancio della fede in Gesù Cristo, il coraggio di vivere e testimoniare il Vangelo, non avere paura di essere ciò che sei stata, ciò che sei e che sei chiamata ad essere”.

Dopo aver incontrato le comunità parrocchiali, gli organismi pastorali, le associazioni e i movimenti della nostra Città, ma anche parlando con tanta gente comune, mi sembra di poter dire che nel cuore dei maceratesi c’è molta più fede di quanto si possa immaginare e vedere, ma anche questa sembra come assopita, anestetizzata dal relativismo e da stili di vita sempre più superficiali e accomodanti. L’illusione che il benessere diffuso garantisca la felicità, l’affermarsi di una visione individualistica, la perdita del senso del sacro, rendono i nostri passi più incerti e il nostro sguardo più confuso. Come San Giuliano che ha alzato la mano contro i suoi genitori, paradossalmente, anche noi rischiamo di uccidere, con l’oblio e la noncuranza, la storia e la tradizione di fede di cui siamo figli. Rivolgo il mio appello in primo luogo ai credenti perché si scuotano dal torpore e anche a chi si sente più incerto nella fede o non credente perché non dimentichi la ricchezza spirituale di questa culla maceratese, intrisa di profonda religiosità, che ci ha generato.

Un’altra coordinata è più di carattere antropologico e riguarda la necessità di risvegliare una forte passione educativa, impegno primario e irrinunciabile della famiglia, della scuola, della Chiesa e della società. Mentre stanno per riprendere le lezioni, voglio augurare a tutti: studenti, dirigenti, docenti e personale ausiliario un buon avvio che aiuti a superare le stanchezze e alcune tensioni. Anche come comunità ecclesiale ci faremo più attenti ai giovani con la proposta di un cammino triennale che presenteremo sabato 5 settembre in occasione dell’Apertura dell’Anno Pastorale allo Sferisterio e su questo tema dell’educazione avremo modo di ritornare perché sarà oggetto delle riflessioni e dei progetti della Chiesa italiana per il prossimo decennio.

L’ultima coordinata è più di carattere strutturale e riguarda l’orientamento della nostra Città rispetto al territorio e alla sua funzione di Capoluogo di Provincia. I cambiamenti registrati negli ultimi due secoli hanno fatto oscillare la Città che è soggetta da una parte allo scivolamento della popolazione e delle attività produttive verso la costa e l’autostrada adriatica e dall’altra appare sospesa tra due vallate che si attendono molto dalla Città capoluogo sotto molti punti di vista, non ultime le infrastrutture sportive. Queste contorsioni nel tempo hanno causato un certo disorientamento ben visibile nella mancanza di uno sviluppo urbanistico omogeneo e organico e nella sostanziale frammentazione del sistema viario. Le prospettive determinate dall’atteso collegamento veloce tra Marche e Umbria costituiscono per la Città una opportunità che va ben oltre il semplice prolungamento di segmenti stradali. Si apre per la Città la possibilità di ri-orientare il suo futuro in modo significativo e coerente sia con la sua storia (che ha il suo punto di forza nell’essere stata collocata sulla via lauretana e cioè sull’asse Roma – Ancona) sia con le nuove istanze di sviluppo che vedono esaurirsi il richiamo verso la costa per un recupero più ampio e complessivo del nostro stupendo territorio maceratese che va, con un susseguirsi di splendidi paesaggi e borghi, dal mare alla montagna.

La vocazione e il compito che ha Macerata di governare questo territorio richiedono una politica alta ed esigono il coinvolgimento di tutte le forze vive della Città e del territorio. Si sono da poco tenute le elezioni provinciali e ci apprestiamo a vivere importanti tornate elettorali a livello comunale e regionale. La Chiesa – come ricorda Benedetto XVI nella Caritas in veritate -, non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende minimamente d’intromettersi nella politica  [degli stati]. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione” (cf n. 9).  Mi auguro, e lo auguro a tutti i cittadini, che veramente amano la Città e la Provincia di Macerata, che il dibattito politico e sociale che accompagnerà queste elezioni amministrative possa aver un profilo alto, che ci porti a ragionare sulle grandi questioni che riguardano il futuro della Città, senza arroccarsi in miopi visioni particolaristiche, senza scadere in laceranti contrapposizioni personalistiche, senza perdere di vista l’obiettivo di promuovere il vero bene comune e il bene integrale delle persone secondo le loro necessità materiali, sociali, culturali e spirituali. È legittimo attendersi proposte e programmi che siano seri, realistici e coraggiosi su cui possa avvenire un ampio e sereno dibattito affinché all’interno del pur necessario e doveroso confronto democratico possano crearsi le condizioni per una stagione di grande impegno civile, partecipato e condiviso, che aiuti Macerata a crescere sempre di più nel ruolo e nel prestigio che merita nel panorama regionale e non solo.

Ricordo, infine, la grande opportunità che ci viene offerta dalle celebrazioni per il IV Centenario della morte del nostro amato concittadino P. Matteo Ricci. Abbiamo davanti a noi un anno per rendergli un doveroso omaggio assieme a tutti coloro che hanno stima e ammirazione per questo grande missionario gesuita, a partire dal Santo Padre che nel messaggio per l’apertura delle celebrazioni ha scritto: “Mi associo pertanto volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo”. Facciamo nostro anche l’augurio che il Santo Padre ci ha rivolto: “Auspico vivamente che le manifestazioni giubilari in suo onore – incontri, pubblicazioni, mostre, convegni ed altri eventi culturali in Italia e in Cina – offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Seguendone l’esempio, possano le nostre comunità, all’interno delle quali convivono persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco”.

A San Giuliano, fattosi umile e coraggioso discepolo del Signore esercitando l’ospitalità e la carità fraterna, affidiamo la nostra amata Città e la popolazione maceratese perché sappiamo attraversare il fiume della vita restando saldi nei grandi valori della convivenza civile e vigili nell’attesa dello Sposo per essere anche noi annoverati tra quei servi beati “che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli” e per i quali “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12, 37).

Sia lodato Gesù Cristo.



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