Mostro Bolt, record mondiale sui 100:
“Ero venuto solo per vincere l’oro”

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bolt

(Fonte: www.ilmattino.it)

Quarantuno passi da quasi due metri e mezzo di falcata media, cento metri, nove secondi e cinquantotto centesimi: sono i numeri secchi dell’impresa di Usain Bolt che ai mondiali di Berlino ha stabilito il nuovo record del mondo dei 100 metri, il record dei record.

Già gli apparteneva, quando, dodici mesi fa, giorno esatto, aveva vinto l’oro a Pechino. L’avversario più vicino, Tyson Gay, era a un metro e trenta centimetri, che ha fatto il record americano con 9.71 dunque a un niente dal precedente record di Bolt, il quale (altri numeri) è partito con il sesto tempo di reazione, perché non è (ancora) un partitore, ma compirà 23 anni venerdì prossimo e dunque ha parecchio tempo per migliorarsi nel particolare che oggi in semifinale gli è costato una falsa partenza.

Dunque Bolt ha dovuto pure scatenarsi nella rimonta di cinque più lesti di lui nella mossa: e si è scatenato come gli impone il suo cognome che vuol dire fulmine o saetta. Lo stadio di Berlino era quasi tinto di giallo: ovunque Giamaica, perché Bolt non è solo un fenomeno nella sua isola che è la terra della velocità (non parlategli di caffè: non lo sopporta per averne sentito troppo l’odore da piccolo) ma lo è nel mondo. In quello dello show, cui lui appartiene di diritto visto come gigioneggia in pista anche un attimo prima del via quando gli altri sono seri e concentrati (la sua concentrazione è fatta di scherzi, smorfie e linguacce) e che prima o poi diventerà protagonista assoluto nello star system, e in quello dello sport, che invece totalmente gli appartiene dopo questo primo trionfo berlinese al quale vuol far seguire quello dei 200 e quello della staffetta.

Fra l’altro in pista è scoppiata la pace fra lui e Asafa Powell, il “nemico in casa”: i due hanno ballato sul fondo blu di Berlino la danza della gioia più sfrenata. «Pensavo possibile scendere sotto il muro dei 9.60, era straordinario e l’ho realizzato: è per questo che sono felice anche se ero venuto a Berlino solo per vincere la medaglia d’oro», così parlò l’uomo più veloce del mondo. Ma queste sono parole, i primi sono numeri; Bolt, invece, è molto di più: è un’emozione.



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