Il Vescovo: “San Filippo
riaprirà tra due anni”

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Quando riaprirà la chiesa di San Filippo così cara alla devozione dei maceratesi e il cui cantiere è da undici anni un “pugno” violento sugli occhi dell’estetica del corso principale della città -a malapena nascosto da un lunghissimo striscione verticale: “Macerata” installato di recente in occasione della Tirreno-Adriatico, in diretta tv?
I lavori partiranno a fine anno –annuncia il vescovo, monsignor Claudio Giuliodori, presente ieri sera all’evento Lube a Passo Treia- Dovrebbero protrarsi per un anno e mezzo. Tuttavia essendo opere di natura strutturale, c’è da ipotizzarne l’estrema delicatezza e l’imponderabilità del tutto. Parlare quindi di due anni, calcolandoli dalla fine del 2009, mi sembra ragionevole e giusto. Così come ipotizzare che forse i fondi a disposizione non basteranno per completare l’opera: un altro problema si aprirebbe dunque per la copertura finanziaria dell’intero intervento”.

Intervento –c’è da dire- che rientra nella casistica relativa al restauro delle opere monumentali lesionate dal terremoto del 1997: un “mare magnum” anche e soprattutto nel Maceratese dove san Filippo non ha la precedenza, risalendo i danni alla chiesa, alla primavera del ‘98 quando una scossa devastante squassò Macerata che non fu rasa al suolo grazie al fatto che l’epicentro era a 50 chilometri di profondità, nel sottosuolo.

Il tavolo del vescovo è appena sotto il palco dove canteranno i Pooh e quando arriva Luciano Sileoni c’è uno scambio cordiale e divertente. Poi il monsignore dice all’industriale: “Quando costruirà, Luciano, una cappella per pregare anche in fabbrica?”. Sileoni, approfitta dei primi accordi dei musicisti, per svignarsela all’inglese senza promettere: in effetti alla Lube le maestranze sono multireligiose e c’è il rischio –par condicio– di erigere anche una moschea!

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In merito invece nessun problema –è naturale- per il presidente della Provincia, Franco Capponi, anch’egli di passaggio al tavolo. Per ringraziare padre Luciano Genga che gli aveva portato in dono un crocifisso -sul modello di quello francescano di san Damiano- già collocato da Capponi nel suo ufficio presidenziale in Provincia. Che era stato trovato spoglio della testimonianza cristiana: da parte di chi la rimozione? Pigliapoco o Silenzi? “insospettabile” appare infatti, l’altro predecessore, il democristiano Sileoni.

Mons. Giuliodori è intanto reduce d’aver detto messa a Chiarino (Recanati): subito dopo c’era una partita di calcio cui il vescovo non ha preso parte ed eccolo dunque a Passo Treia. “Sono a riposo precauzionale, per un piccolo stiramento. Insomma al momento sono ‘fuori uso’”. A riposo è anche frà Luciano, ex calciatore (come il suo vescovo) punta di diamante della squadra messa insieme da mons. Giuliodori. Frà Luciano si è però “consolato” col premio Carlo Didimi, il campionissimo del Bracciale che quest’anno avrà magari strabuzzato un po’ gli occhi per l’irruzione in pista nell’ottocentesca piazza treiese, di una colonna di splendide danzatrici brasiliane. Le quali di sicuro avrebbero fatto tirare su un po’ il morale al grande cantore di Didimi, il recanatese conte Leopardi.

(emmevi)


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