Un radioamatore marchigiano
tra i primi soccorritori a Roio

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di Maurizio Verdenelli

IK6FAW. Dietro questa sigla in codice, c’è uno dei primi CB italiani. Ed uno dei primissimi marchigiani a portarsi sull’epicentro del terremoto in quella stessa notte della prima, violentissima scossa. Già alle prime luci dell’alba, l’ascolano Bruno Tartaglia era già operativo con la sua stazione radio montata sulla sua alfa romeo color oliva, parcheggiata nel centro della piazza di Roio, uno dei paesi “martiri” nell’aquilano.

“Appena ho avvertito il terremoto dalla mia casa di Monticelli –dice Tartaglia, sessantenne, dipendente di Bankitalia in pensione- mi sono precipitato alla sala operativa della Questura di Ascoli Piceno. Sono stato il primo. La sala era ancora chiusa ma subito dopo sono arrivati i miei colleghi radioamatori e il funzionario che ci ha detto di non muoverci verso L’Aquila. La motivazione? Essendo le Marche una regione confinante e quindi ‘a rischio’, era necessario che non venisse ‘sguarnita’ nei suoi presidi di pronto intervento e supporto. Mentre tornavo verso casa, dalla stazione radio mobile montata sulla mia alfa 147, ho sentito che in Abruzzo avevano bisogno di radioamatori per il collegamento con i campi intanto allestiti e dopo essermi approvvigionato di cibo ed acqua (sette bottigliette di minerale), sono partito. Presa l’autostrada sono uscito ad Assergi. Da lì mi sono diretto seguendo le indicazioni, a Roio, passando per Paganica, l’epicentro del sisma. Quello che ho visto resterà per sempre nel mio cuore e nella mente”.

Una tragedia terribile che ha scosso un uomo abituato ad intervenire, come volontario, nelle più gravi situazioni d’emergenza. Tartaglia, infatti, è da sempre impegnato nel volontariato. Come radioamatore ha fondato nel 1971 ad Ascoli la più vecchia associazione CB d’Italia (“Servizio Emergenze FIR CB radio” cui si deve anche la prima radiocronaca in diretta dell’Ascoli calcio). Ha prestato “servizio” nel terremoto umbro-marchigiano del ’97, in uno delle aree più “calde” di quel martoriato fronte: Campo San Pietro a Foligno dove alta era la presenza, spesso conflittuale, di extracomunitari; nel ’99 inoltre ha preso parte in Kossovo alla missione Arcobaleno e nel terremoto in Molise del 2002 era a Collotorto. Inoltre è stato a Loreto nel settembre 2004 all’Agorà con Giovanni Paolo II°; ai funerali del papa nel 2005 ed ancora a Loreto nel 2007 con Benedetto XVI°. Insomma un lungo curriculum ed una grande esperienza.

Com’è andata a Roio?

“Ci sono stato due giorni. Praticamente sono stato sempre all’interno della mia auto. Ci ho mangiato, sopratutto la frutta che mi ero portato da casa, e ci ho dormito anche se potevo disporre di una tenda: ma non volevo abbandonare neppure per un istante la mia stazione radio che era l’unico collegamento con l’esterno e gli aiuti per il campo di Roio. Mi bastava poter usufruire dei servizi igienici che erano sistemati nella stessa piazza su cui si affaccia la costruzione della facoltà d’Ingegneria dell’Università dell’Aquila”.

Sensazioni?

“La notte era piuttosto freddo: sulle montagne vicine c’è ancora la neve. Così una volta sono stato costretto ad accendere il motore, per avere un po’ di caldo”.

Impaurito dalle scosse?

“Davvero fortissime. La macchina ondeggiava. Sulle prime pensavo che ci si appoggiassero le tante persone che stazionavano nei pressi. Poi per capire subito se si trattava di terremoto, ho preso l’abitudine di lanciare lo sguardo verso i vetri dell’università. Tintinnavano e brillavano tutti come percorsi da un’unica grande mano invisibile…”.

La richiesta più sorprendente che ha ricevuto?

“Tutte le esigenze via radio passavano da me. Sono rimasto stupito solo una volta quando dalla cucina da campo, perfettamente attrezzata e fornita, mi hanno inviato la richiesta di caffè e zucchero perché evidentemente ne erano sprovvisti”.

Che bilancio traccia di questa sua ennesima ‘missione’?

“Penso e spero di essere stato d’aiuto: quando ho ripreso la strada di casa, ho visto che stavano arrivando colonne e colonne di tir con gli aiuti. Un vero esercito, come quello delle associazioni di volontari…voglio dire una cosa e spero di non fare la fine di Santoro!”.

Speriamo proprio di no, questa non è la Rai…

“Devo dire che ho visto tanto entusiasmo e partecipazione da parte delle nuove associazioni di volontari che si sono nel tempo affiancate a quelle storiche, di cui fanno parte i radioamatori. E questo è bello. Associazioni che dispongono di fondi, utilizzati. Ho visto però attrezzature, come pick up, grossi fuoristrada, motoslitte ed altri mezzi sinceramente non utilizzabili sul fronte del terremoto abruzzese: basta pensare a proposito delle jeep, che ci si è mossi sempre sull’asfalto. Ed ho notato pure un dispiegamento di uomini eccessivo rispetto alle necessità. E’ vero: tutte le unità di soccorso erano perfettamente autosufficienti e quindi questo sovrannumero non pesava sulle risorse per i senzatetto, però, in conclusione vorrei far proprio l’appello del prefetto dell’Aquila. In certi casi è meglio restare a casa, oppure essere sul posto con gli uomini e i mezzi davvero necessari”.

Della sua lunga esperienza ha qualche episodio da ricordare in particolare?

“Uno, senz’altro. 1999, missione Arcobaleno. Con un collega di Ascoli, anche lui radioamatore, eravamo in attesa di imbarcarci per Durazzo quando arriva addirittura il Presidente della Regione, Vito D’Ambrosio insieme con quello che ci indica essere un volontario: ‘Viene con voi’. Pensiamo ad un Cb ma dalle nostre prime domande emerge chiaramente che di stazione radio e di antenne lui era all’asciutto. Tuttavia, una volta sul posto, era sempre tra i primi ad impegnarsi. Una settimana dopo alla messa in cattedrale a Durazzo, al momento delle intenzioni, prende la parola e chiede di pregare per tutti noi soccorritori ‘perché possiamo svolgere il nostro ruolo con spirito di servizio e non con la voglia di essere protagonisti’. Restiamo colpiti. Questo ci spinge a saperne di più di quel misterioso compagno di viaggio che ci era stato addirittura presentato dal Governatore delle Marche. Alla fine veniamo a sapere che è il commissario di governo. Il quale in perfetto anonimato era venuto a fare il volontario in Kossovo. Ecco un esempio ed un modo di essere al servizio degli altri, che vorrei fosse anche il mio. Intanto ogni giorno il mio cuore è sempre là, tra i miei ‘amici’ abruzzesi, di Roio. Pronto a ripartire e fare la mia parte, se vogliono”.

***

Anche un altro marchigiano è con tutto il suo affetto a fianco dei suoi amici abruzzesi. E’ Dante Ferretti. Il maceratese, due volte premio Oscar, è infatti visiting professor dell’Accademia dell’Immagine del L’Aquila. Che ha pubblicato, con la Casa editrice Electa, lo splendido libro “Ferretti –l’arte della scenografia”. A fine 2004 inoltre una delegazione aquilana, guidata dal sindaco Biagio Tempesta, aveva fatto visita a Los Angeles a Ferretti e a sua moglie Francesca lo Schiavo. “Furono incontri indimenticabili” ha ricordato Tempesta. Una fortunata coincidenza, quella visita, con il primo Oscar per Dante e Francesca con “The Aviator” nel febbraio 2005. Per l’occasione il municipio abruzzese inviò un telegramma a Ferretti dichiarando che quel Premio aveva destato “entusiasmo in città” trattandosi di “una festa per tutti gli aquilani”. E che, sia detto per inciso, spinse i maceratesi ad accogliere finalmente come si meritava quel figlio fino ad allora guardato con sospetto.

Ferretti ha ora telefonato al direttore dell’Accademia, Gabriele Lucci, testimoniando tutta la partecipazione, il dolore e la solidarietà sua e di Francesca. Interessandosi in particolare delle condizioni della “sua” studentessa alle lezioni di Cinema, Eleonora Calesini, 21 anni, riminese, estratta viva dopo 42 ore dalle macerie. Eleonora aveva rinunciato a seguire il consiglio del papa di rientrare a casa (da qualche giorno si erano infatti manifestate le prime scosse”) perché lunedì 6 aprile avrebbe avuto una “verifica in Accademia cui non poteva mancare”.

Infine una testimonianza personale. Qualche giorno prima del 5 aprile, avevo provato a contattare Celestino Albani, il 92enne divenuto il simbolo stesso del terremoto umbro-marchigiano avendo accolto nel proprio container, con la moglie Maria, Giovanni Paolo II° il 3 gennaio 1998. “Sta molto male…” mi aveva detto Venanzio Ronchetti, ex sindaco di Serravalle del Chienti. Così avevo rinunciato. Celestino è morto nella tarda serata di domenica 4 aprile, ad una manciata di ore da quel terribile 3,32 quando la terra, non troppo distante da lui, ha ripreso a tremare. Un’altra tragedia infinita, terribile tanto simile a quella della ‘sua’ gente che Celestino stavolta non avrà modo di conoscere.

httpv://www.youtube.com/watch?v=baW0_xhCPr0


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