“Il signor Ricci, l’uomo virtuoso
dei paesi lontani
venuto a visitare la nostra civiltà”

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di Filippo Mignini

Dopo la prefazione di Feng Yingjing, pubblicata due settimane fa, offriamo ora quella del primo grande amico cinese di Ricci Qu Taisu. In essa Ricci viene presentato non soltanto come colui che ha fatto scoprire alla Cina di essere “l’altra metà” della civiltà umana, ma anche come il maestro i cui insegnamenti scientifici e filosofici meritano di essere tramandati per “10.000 generazioni”, al fine di promuovere la perfezione umana e l’imitazione del Cielo.

Prefazione all’Amicizia del signor Ricci dei Grandi Paesi Occidentali

di Qu Taisu

[…]Solo la nostra grande dinastia dei Ming, nel pieno mezzogiorno, è al di sopra di tutte le epoche; mentre gli imperatori si succedono uno dopo l’altro, le loro virtù crescono senza limiti, fino al punto che un uomo profondamente virtuoso dei paesi lontani, come il signor Ricci, è venuto a visitarci attratto dalla [nostra] civiltà. Egli non spera di far parlare di sé o di distinguersi, ma vuole essere considerato tra il popolo comune. Egli recita i “santi” e intende rispettare le leggi degli imperatori. Egli ha preso l’abito [dei letterati] ed offre il sacrificio [al Cielo] in primavera e in autunno. Nella sua persona osserva i princìpi morali, per procedere sulla via della vera virtù. Egli manifesta il desiderio di venerare e di servire il Cielo per rendersi utile ai seguaci del Confucianesimo. Né Yelu Chucai né Xixian possono compararsi al signor Ricci. Nel 1589 mi recai nel sud, al [Monte] Lofeu, e feci visita al signor Liu Jiezhai. M’incontrai col signor Ricci a Duanzhou e, appena i miei occhi s’imbatterono in lui, ne restai profondamente colpito. Quando poi il signor Viceré mi fece trasferire per motivo di lavoro a Shaozhou, proprio mentre traversavo il torrente Cao lo incontrai di nuovo e allora, per due anni, mi misi alla sua scuola per [apprendere] la scienza delle matematiche; quindi mi licenziai.

Dopo circa sei anni che mi ero licenziato da lui, questo signore, andando sempre più verso nord per conoscere la Cina, arrivò a Yuzhang. Il Viceré, signor Lu Zhonghe, lo trattenne e così si stabilì a Nanchang. Nel tempo libero s’intratteneva col principe di Jian’an. Sua Altezza venne a trattare dell’amicizia: avendone fatto un libretto, questo signore, che è molto modesto, me lo mostrò affinché vi premettessi qualche parola. […] Il signor Ricci, che possiede una capacità innata [grande] come il cielo, non è venuto soltanto come ospite, per conformarsi alla civiltà dei [nostri] “santi”, ma ha tradotto nel nostro cinese quel che ha imparato dai suoi maestri, [mostrando così] che il modo di pensare e la dottrina [dell’Oriente e dell’Occidente] concordano come le due metà di uno strumento contrattuale.

Perciò ho scritto [questa prefazione], per offrirla come introduzione alle sentenze, [che possono considerarsi come] documenti musicali, dai quali ognuno può scegliere quel che preferisce. Questo è un buon segno per il nostro Paese: il significato del suo saggio, in uno stile così raffinato, si mostra da solo, senza bisogno che io vi accenni. Tuttavia, [quest’opera non rappresenta che] una centesima parte delle capacità straordinarie di questo signore. Se ci fosse qualcuno, come il cancelliere Fang Rong e altri, che mettesse per iscritto il suo insegnamento sulla natura e sulla matematica e fondasse una scuola che con cura lo pubblicasse e diffondesse nel Paese deponendone copia negli archivi, affinché anche dopo diecimila generazioni si potessero conoscere le sue spiegazioni, allora certamente Ricci otterrebbe il suo scopo, che è quello di “servire con splendore il Supremo Cielo”.

27 gennaio 1599, prefazione dell’amico Qu Taisu.


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